QUANDO A PADOVA IL “TROVATOR” CANTÒ

Recensione di Salvatore Margarone

Con il Trovatore di G. Verdi parte la breve stagione lirica 2017 del Teatro Verdi di Padova. La prima data delle due previste, il 27 e 29 ottobre, ha visto il teatro gremito per uno dei titoli del melodramma più amati dal pubblico melomane.

Rispetto alla stagione dello scorso anno si è percepito subito un livello decisamente superiore, sia per la qualità delle voci in campo che per la parte organizzativa: voci di spicco sulla scena del Verdi, una su tutte quella del baritono Enkhbat Amartuvshin, che avevamo già apprezzato la scorsa estate all’Arena di Verona in una splendida recita nel ruolo di Rigoletto. Anche in questa occasione la bravura e la bellissima voce di Enkhbat, nella sua interpretazione del Conte di Luna, hanno incantato il pubblico che lo ha applaudito a lungo durante ed alla fine dell’opera.

Enkhbat Amartuvshin e Maria Katzarava

La sua amata Leonora invece, interpretata da Maria Katzarava, è stata altalenante nell’esecuzione, che è risultata priva di quei filati che per questo ruolo si richiedono: voce stridula e brutta dizione hanno contraddistinto l’intera performance, oltre a qualche defaillance durante l’esibizione che non è sfuggita ai molti, come l’improvvisazione sulla cadenza di Tacea la notte, in un vuoto di memoria decisamente non perdonabile.

Ottima la resa vocale di Simon Lim nel ruolo di Ferrando, che conferma la caratura di alto livello di questo basso del sol levante.

Simon Lim (secondo da sinistra)

Il Trovatore Manrico, affidato al tenore Walter Fraccaro, non è stato di certo uno dei migliori: voce insicura, fiati gestiti male, portamenti a non finire, ne hanno tracciato un Manrico da dimenticare.

Ottima la Azucena di Judit Kutasi, bella voce calda ed ambrata, che ha interpretato una zingara ineccepibile ma piuttosto lineare: avrebbe sicuramente potuto osare di più in qualche momento con qualche accento in alcuni punti per essere ancora più incisiva.

Walter Fraccaro e Judit Kutasi

Senza lode e senza infamia il resto del cast: Carlotta Bellotto (Ines), Orfeo Zanetti (Ruiz), Luca Bauce (Un vecchio zingaro) , Luca Favaron (Un messo). Ottimo il Coro Lirico Veneto, diretto da Stefano Lovato,  che in questa occasione è stato molto preciso negli attacchi ed anche nelle movenze sul palcoscenico, facendo da giusta cornice ai protagonisti. Nella regia, nelle scene e nelle luci, affidate a Filippo Tonon, abbiamo riscontrato ottimi spunti, ben calibrati nel palcoscenico ridotto del Verdi: tuttavia qualche luce mirata in più non sarebbe guastata dato che in più di un’ occasione i protagonisti erano lasciati in penombra. Belli e curati nei dettagli i costumi di Cristina Aceti.

Buona anche l’Orchestra di Padova e del Veneto, ben amalgamata e con buone sonorità, che ha retto con professionalità la prova pur avendo avuto qualche difficoltà con il direttore Alberto Veronesi: in più di un’ occasione hanno dovuto riprendere i tempi e i cantanti che erano in evidente difficoltà.

Uno spettacolo tuttavia nel complesso molto gradevole, che ha funzionato bene, anche se non ambientato alla fine del XV sec. come da libretto, ma in tempi ambigui e non tanto remoti.

Allestimento del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor in coproduzione con Bassano Opera Festival.

La recensione si riferisce alla prima del 27 ottobre 2017.

Fotografie: Giuliano Ghiraldini

Annunci
Pubblicato in Recensioni | Contrassegnato , , | Lascia un commento

W Mozart, La Lirica, I Giovani

W Mozart, la lirica, i giovani

Recensione e foto di Isabella Rossiello

Il Teatro Bonci di Cesena riserva sempre delle sorprese: con la regia di Matelda Cappelletti è andata in scena l’opera “Don Giovanni “di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo da Ponte.
Giovanissimi e molto preparati gli interpreti: Don Giovanni, Christian Federici,  il Commendatore  è Amodio Esposito, Donna Anna è Vittoria Magnarello, Don Ottavio Francesco Ariza, Donna Elvira è Sara Pegoraro,Leporello è interpretato da Roberto Gentili, Masetto è Andrea Jin Chen, Zerlina è Irene Petitto.
A parte la bellezza dell’opera e il suo costante passare dal brioso al drammatico del genio mozartiano, quello che mi ha colpito è la giovane età dei protagonisti che trasmettevano una grande passione e una preparazione pressoché perfetta, grazie agli studi presso L’Accademia di Belle Arti di BolognaDirettore Enrico Fornaroli.
L’elenco di chi ha messo in piedi questa meraviglia è vasto, un’opera corale , una scenografia maestosa con una vetrata stilizzata in stile gotico e un intreccio che ricordava una chiesa ma anche una foresta tormentata da chissà quali spiriti interiori.
Costumi e scenotecnica  Paola Mariani e Marcello Morresi, i costumi della tutor Michela Rossi; forse una piccola critica: trucco e parrucco un po’ carenti perché se l’orecchio è soddisfatto appieno anche l’occhio reclama la sua parte.
Il Coro da Camera del Conservatorio, diretto da Paola Urbinati è stato sublime e al pianoforte Franco Ugolini.
Una serata all’insegna di una grande opera e di un Mozart omaggiato da questi giovani artisti che distolgono la mente dal cliché di ragazzi nulla facenti, “bamboccioni” e “choosy” come diceva un ministro italiano, no, loro hanno scelto la propria strada, studiando, impegnandosi e portando in scena il Don Giovanni, opera tutt’altro che facile!
Bravi! Lo hanno dimostrato le standing ovation e gli applausi che non finivano mai, grazie ragazzi, siete la parte sana di una società decadente, siete il suo riscatto.
Il Don Giovanni non è la semplice storia di un seduttore, è un intreccio di sentimenti vari che vanno dal cinismo al romanticismo, dalle debolezze umane  al sovrannaturale punitore.
È un plot abbastanza ingarbugliato, con amanti tradite e concupite, statue che parlano, assassinii e nessun pentimento, fughe e travestimenti, vendette e cornuti.
Donne maliziose, furbe, sofferenti, vendicative, uomini goderecci, bugiardi, falsi, feriti e di tutte le fasce sociali; uno spaccato dell’epoca, quasi una foto, un’istantanea che pensandoci bene non è poi dissimile dalla nostra società attuale.
L’opera andò in scena la prima volta a Praga nel 1787 il 28 ottobre con il titolo: “Il dissoluto punito o sia il Don Giovanni”, nonostante il successo di Praga, a Vienna fu accolta con freddezza e le sue sorti tornarono al grande successo nei teatri tedeschi.
Il dramma giocoso si svolge in due atti, nel primo Leporello, servo di Don Giovanni, si lamenta della sua condizione e del suo padrone, intanto Donna Anna esce dalle sue stanze in deshabillé inseguendo un uomo che è entrato con la forza nelle sue dimore, accorre suo padre e nella concitazione del duello, Don Giovanni lo uccide davanti agli occhi di sua figlia. Donna Anna chiede a Don Ottavio, suo promesso sposo, di vendicarla.
Leporello rimprovera il suo padrone per la vita dissoluta e in quel mentre entra in scena una donna velata; è Donna Elvira, sedotta e abbandonata tempo prima da Don Giovanni, che fugge’ Leporello racconta alla dama le innumerevoli conquiste del suo inaffidabile padrone, è il momento della celebre aria: “ Madamina, il catalogo è questo …” in cui sono puntigliosamente elencate  le sue conquiste in tutta Europa!
Intanto si prepara un matrimonio fra contadini e fra questi il cinico rubacuori adocchia la bella sposa Zerlina; con uno stratagemma e l’aiuto di Leporello fa portare tutti al castello a bere e a mangiare mentre lui sedurrà la maliziosa contadinella.
Masetto, lo sposo, non si fida ma intanto Don Giovanni le promette di sposarla. In quel momento entra in scena Donna Elvira che mette in guardia Zerlina da quel traditore bugiardo.
Donna Anna, Donna Elvira e Don Ottavio si rendono conto della cattiveria di Don Giovanni; mentre Zerlina cerca di placare l’ira e la gelosia di Masetto, vanno tutti al castello a festeggiare ma i tre sono mascherati e in cerca di vendetta.
Nel secondo atto è ancora Leporello a lamentarsi del suo padrone che invece gli chiede di scambiare gli abiti in modo da sedurre la serva di Donna Elvira che lo ama ancora, nonostante il male che le ha fatto.
Don Giovanni, nel frattempo, travestito da servo le fa una serenata è buio e Donna Elvira fa una passeggiata con Leporello credendolo il suo amore disperato; lui invece cerca di sedurre la sua serva.
I contadini, che hanno scoperto tutto, cercano Don Giovanni armati di rastrelli, vanghe e fucili, ma questi è travestito da servo e dirada i contadini restando solo con Masetto e picchiandolo selvaggiamente; arriva Zerlina che lo consola e cerca di curarlo a suo modo.
Leporello intanto ha paura di essere scoperto e in un cimitero si ricambiano gli abiti. Dalle tombe però si leva una voce; Leporello è spaventato, Don Giovanni spavaldo crede ad uno scherzo e cerca tra le tombe ma con grande orrore scopre che è la tomba del Commendatore assassinato che parla, eppure Don Giovanni gli chiede di cenare con lui e la statua chinandosi tre volte accetta.
A palazzo arriva Donna Elvira che lo prega di pentirsi e di cambiare vita ma lui le risponde che mai smetterà di brindare ai piaceri della vita. Donna Elvira, sconsolata, va via ma poco dopo si sentono delle urla. Accorre Leporello e anch’egli grida per il terrore: è il Commendatore che si presenta alla cena. Don Giovanni per nulla terrorizzato lo invita ad entrare e il “fantasma” dice che è lui ad invitarlo a cena; a cena si, ma all’inferno.
Un finale shakespeariano  per una vita dissoluta e fatta di inganni e bugie.
Poter vedere i volti soddisfatti all’uscita e sentire i fragorosi applausi per tutti gli interpreti  è stata un’emozione che ricorderemo per molto tempo.
Il grazie a tutti è dovuto e sincero.

 GALLERIA (Foto di Isabella Rossiello)

Pubblicato in Recensioni | Contrassegnato | Lascia un commento

Monumentale “Rigoletto” a Verona: Terranova sbanca con gli applausi!

Recensione di Salvatore Margarone

Grandioso e spettacolare il Rigoletto di Giuseppe Verdi, terzo titolo della stagione, andato in scena all’Arena di Verona lo scorso 1 luglio. Protagonisti cantanti di grande spessore che hanno regalato, con le loro belle voci, emozioni da ricordare incorniciate in una bellissima ed imponente scenografia di Raffaele Del Savio (allestimenti scenici di Giuseppe De Filippi Venezia) e la regia di Ivo Guerra che in questo caso stranamente non ha disturbato l’intreccio dei personaggi sulla scena, ma anzi, ne è stato un perfetto complemento.

Quasi cinematografico ed incredibilmente realistico il  gigantesco Castello di Mantova, alto e svettante sul palcoscenico con le sue torri e torrette,. Interessanti anche se non eclatanti i costumi di Carla Gallieri che ha tolto il superfluo e realizzato abiti raffinati e consoni, assegnando ad ogni personaggio un colore identificativo, che sarebbe tuttavia maggiormente risaltato con un illuminazione più mirata: anche se in questo titolo la penombra la fa da padrone, in alcuni casi la mancanza fisica di luce ha decisamente smorzato e appiattito le perfomances degli artisti.

Nomi di spicco del panorama lirico mondiale sul palcoscenico areniano: Gianluca Terranova (Il Duca di Mantova) ha regalato emozioni continue ad un pubblico estasiato: voce squillante, puntata e precisa, curati i  minimi dettagli e le tante raffinatezze, come di rado si sentono, ha reso il “suo”  Duca in un’interpretazione encomiabile. Applauditissimo dal pubblico, Terranova si impone come una delle migliori voci tenorili del momento.

Non da meno la Gilda di Elena Mosuc. Tuttavia incostante in tutta la sua interpretazione, infatti abbiamo riscontrato meno freschezza del solito nella sua voce,  in alcuni momenti è sembrata stanca e sfocata sugli acuti, e molti i fiati che ha dovuto prendere durante l’esecuzione delle sue arie più famose ovvero “Caro nome” e “Tutte le feste al tempio”. Peccato. Un’interpretazione che a nostro parere, rimandava all’idea di una Gilda matura più che ad una fragile fanciulla.

Debuttante della serata era il baritono Amartuvshin Enkhbat nei panni del giullare di corte nonché protagonista assoluto dell’opera: Rigoletto. Voce possente, scura, bel legato di fiato, ha mandato in delirio il pubblico con la sua interpretazione, tanto da bissare “Cortigiani, vil razza dannata”. Era palpabile però l’emozione del debutto in quanto ci è sembrato un po’ monotono. Ma le premesse sono buone e l’esperienza limerà queste mancanze.

Rivelazione della serata è stato invece il basso Andrea Mastroni  (Sparafucile), dotato di voce potente, scura e pulita, con la quale ha giocato molto e, modulandola senza apparente sforzo,  è risultato uno Sparafucile credibilissimo, come poche volte abbiamo potuto sentire. Bravissimo!

Ottimo il resto del cast, e precisamente: la Maddalena  di Anna Malavasi, bella voce profonda e sensuale; Nicolò Ceriani, nei panni del Conte di Monterone ; il Marullo di Marco Camastra; il Conte di Ceprano di Dario Giorgelè; la Giovanna di Alice Marini. Buoni gli altri interpreti : Marina Ogii, Omar Kamata, Lara Lagni, Francesco Pittari.

In tutto questo la nota dolente che purtroppo ha annebbiato un po’ tutta l’opera é stata la direzione d’orchestra di Julian Kovatchev. Noioso nei tempi, solo qualche guizzo vivace qua e là, ha tenuto per lo più sotto tono gli orchestrali, riuscendo a mettere in grosse difficoltà anche i cantanti, che ad un certo punto con molta eleganza hanno deciso di proseguire da soli senza seguire la bacchetta, con la conseguenza che si trovavano spesso fuori tempo. E’ già la seconda volta che vediamo questo direttore sul podio dell’Arena, e per la seconda volta non ci ha convinto la sua direzione, con gesti parziali e poco chiari, priva di quel ritmo drammatico e deciso che in Rigoletto sono fondamentali. Il tutto è risultato ovattato, flemmatico, quasi soporifero, ma l’ottima orchestra e il bravissimo Coro dell’Arena di Verona (diretto da Vito Lombardi) hanno saputo, con la loro pluriennale esperienza, gestire al meglio questi tempi così strani, e, pur se traspariva molto bene la difficoltà, si è percepita molto bene la loro bravura. Grandi applausi per loro, meritatissimi, e per tutti gli artisti.

La recensione si riferisce alla prima recita del 1 luglio 2017

GALLERIA ©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Pubblicato in Recensioni | Lascia un commento

Un Nabucco “Risorgimentale” Apre La Stagione Dell’Arena Di Verona 2017.

Recensione di Salvatore Margarone

È con il Nabucco di Giuseppe Verdi che la 95^ stagione lirica dell’Arena di Verona  prende il via, con un Teatro alla Scala ricostruito sul palco areniano durante le “Cinque giornate di Milano del 1848”, che ruotando svela anche l’interno di un salone e addirittura quattro ordini di palchi perfettamente ricostruiti.

Opera nell’opera questa nuova produzione di Arnaud Bernard, che ne firma la regia e i costumi, dove i Babilonesi ed Ebrei sono spogliati dai soliti abiti e trasformati in austriaci e milanesi, e spari di cannone e fucilate meravigliano il gremito pubblico accorso per questa prima.
Certo non è stato semplice cancellare dalla mente le immagini di un Nabucco tradizionale in cui non si fatica a capire i personaggi per i quali, invece, specie all’inizio e seguendone il libretto, qui emergono molte lampanti incongruenze.
Ma l’opera è anche questa, meravigliare e stupire, lasciare sbigottiti e lasciarsi trasportare dal contesto, e se teniamo conto anche delle note dificoltà che l’Arena ha attraversato in questi ultimi mesi, e che sembra siano abbastanza risolte, l’intento è stato pienamente raggiunto.
Leggiamo quindi una sorta di riscatto in questa messa in scena risorgimentale di Nabucco, ampiamente meritata.

Bravissimo Daniel Oren che ha diretto l’orchestra dell’Arena mettendo passione e trasporto tra le note verdiane: convince la sua direzione che è risultata ben scandita nei tempi e nei colori orchestrali, dando risalto ai fiati in alcuni momenti salienti.
Buono il cast che, anche se con qualche défaillance (giustificata dal caldo torrido ed insopportabile della serata) non si è risparmiato dall’inizio alla fine, mantenendo concentrazione sul palcoscenico riempito da moltissime comparse che in qualche caso hanno creato però solo confusione: molti i “rumori” fuori scena e sulla scena che si potevano evitare.
Bellissime le scene di Alessandro Camera con allestimenti scenici di Giuseppe De Filippi Venezia e luci di Paolo Mazzon, che facevano da cornice a questa colossale produzione.
Lodi vanno alla Fenena interpretata da Carmen Topciu, voce calda e perfetta, che ha brillato per l’intera serata, mentre l’ Abigaille di Tatiana Melnychenko, oltre a non avere una perfetta dizione, ha avuto molti momenti di sfocatura vocale e alcune note acute rasentavano l’urlo: il suo modo di cantare ricorda un po’ la “vecchia guardia” che utilizzava lo “striscio” (portamenti) nelle frasi musicali.

Il comparto maschile si è difeso meglio, e, anche se non perfetti, hanno portato in scena con grande professionalità i loro ruoli: Nabucco, George Gagnidze, in questa produzione esce di senno a seguito di un colpo di pistola che lo ferisce alla testa (scena un po’ comica), ma grazie alla grande esperienza di Gagnidze non si è caduti nel ridicolo. Buona la sua performance, incisivo nel ruolo e attento ai dettagli.
Dignitoso il resto del cast a partire da Ismaele, Walter Fraccaro, Zaccaria interpretato da Stanislav Trotimov, il Gran Sacerdote di Belo di Romano Dal Zovo, l’Abdallo di Paolo Antognetti, interessante e degna di attenzione l’Anna interpretata da Madina Karbeli.
Bravo il Coro dell’Arena di Verona, diretto da Vito Lombardi, che  ha avuto il giusto tributo dal pubblico nel momento più atteso, il Va’ pensiero.
Grandi applausi hanno accompagnato il celebre brano corale, che di questa opera è la pagina più conosciuta, che è stato bissato ed applaudito ancor prima del bellissimo finale in pianissimo che purtroppo quindi non abbiamo potuto udire, ed è stato coreografato dal lancio di volantini tricolore dai palchi ricostruiti della Scala, e con striscioni con la scritta “W VERDI”,  di cui ne abbiamo letto l’acronimo.

Per finire diciamo che questa messa in scena forse se incastonata in un altro titolo avrebbe avuto un effetto maggiore che con Nabucco; di sicuro l’Arena non ha badato a spese per questa nuova produzione (imposta dalla legge Bray che richiede almeno una nuova produzione a stagione), ma il risultato finale complessivo è certamente positivo.
Verona quindi può festeggiare alla grande l’inizio di una stagione lirica che si preannuncia interessante anche per gli artisti che si avvicenderanno sul palcoscenico in questa caldissima estate 2017.
Prossime recite il 29 giugno, il 7-12-15-18 luglio, 4-9-12-18 agosto.
Sul podio Daniel Oren si alternerà con Jordi Bernacer; tra le voci si potranno ascoltare:  Anna Pirozzi e Susanna Branchini, Leonardo Lopez Linares , Boris Statsenko, Sebastian Catana, Mikheil Sheshaberidze, Rubens Pellizzari, Ratat Siwek, In Sung Sim, Rebeka Lokar, Anna Malavasi, Nino Sorguladze, Nicolò Ceriani, Cristiano Olivieri, Elena Borin.

La recensione si riferisce alla prima del 23 giugno 2017.

GALLERIA ©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Pubblicato in Recensioni | Lascia un commento

LABORATORIO LIRICO/OPERA WORKSHOP CON BARBARA FRITTOLI E MARCO MUNARI

Call for participation  “LABORATORIO LIRICO / OPERA WORKSHOP”  – VICENZA,  ITALY
Date: 16 – 21 SEPTEMBER  2017
Location :Villa Chiericati Showa (Fondazione Musicale Showa), Via Perano 23 – 36060 Schiavon (Vicenza)
-Masterclass di alto perfezionamento lirico
Master class di alto perfezionamento lirico tenuto dal soprano Barbara Frittoli.
Laboratorio per maestro collaboratore al pianoforte tenuto dal M° Marco Munari del Teatro alla Scala di Milano.
Lo scopo del laboratorio è quello di unire il percorso formativo del cantante e quello del maestro collaboratore finalizzato allo sviluppo e alla integrazione delle rispettive professionalità.

Highly specialized lyric master class taught by soprano Barbara Frittoli.
Workshop for rehearsal pianist taught by Maestro Marco Munari from Teatro alla Scala in Milan.
The workshop has the purpose of combining the learning programs for singers and rehearsal pianists, directed to develop and complete their respective skills. 
Scarica per ulteriori informazioni / Download further information – pdf
Scarica Il modulo d’iscrizione / Download application form – word (docx)
 
Deadline: 30 JUNE  2017
Soprano Barbara Frittoli  
M° Marco Munari del Teatro alla Scala
Organized by
MUSE music and music culture
(MAX HARVEST INTERNATINAL SRL)
Referent; Mihoko Miyagawa
Contacts
MAX HARVEST INTERNATIONAL S.R.L. 
(Att. Ogihara, Kubo) Viale Sondrio 3, 20124 Milano, Italy
Pubblicato in Corsi | Lascia un commento

Il Teatro La Fenice di Venezia mette in scena Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti

Recensione di Salvatore Margarone e Federico Scatamburlo

Opera immortale, Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti è uno fra i titoli più amati dal pubblico d’opera di ogni tempo e ha rappresentato un passaggio cruciale, quasi un’ ‘iniziazione’, per interpreti leggendarie quali Maria Callas, Renata Scotto, Joan Sutherland. Dopo il trionfale debutto napoletano del 1835, la sfortunata storia d’amore di Lucia ed Edgardo non cesserà più di essere rappresentata nei palcoscenici di tutto il mondo. Lo stesso autore ne propone una versione francese che incanterà il Théâtre de la Renaissance quattro anni dopo, per essere poi riproposta nel tempio della musica d’Oltralpe, l’Opéra, nel 1846. (dalla presentazione della Fondazione Teatro La Fenice)

La nuova messa in scena di quest’anno del Teatro La Fenice, che porta la firma di Francesco Micheli per la regia con le scene curate da Nicolas Bovey e le luci di Fabio Barettin, è molto particolare: anche se non ben identificato il periodo storico in cui il regista dipana la storia, forse i primi del novecento, risulta comunque ben congegnata e strutturata nel racconto, si segue con facilità ed è particolarmente affascinante in alcuni momenti. Sul palcoscenico solo un mucchio di vecchi mobili accatastati all’apertura del sipario e che man mano vengono mossi in scena manualmente a segnalare la decadenza della famiglia Ashton; i costumi molto semplici di Alessio Rosati sottolineano l’appartenenza alle famiglie in questione ovvero i personaggi facente parte delle stesse, identificando con soprabiti in velluto rosso la famiglia di Edgardo di Ravenswood e verde per la famiglia di Lucia Asthon.

Semplicità anche negli abiti indossati da Miss Lucia (Nadine Sierra): nel primo atto una semplice sottoveste bianca ed un abito da sposa con qualche pizzo; nel terzo atto ritorna la sottoveste bianca per la scena della pazzia.

Da notare come in questa produzione sia stato inserito il “sangue” sulla scena: solo qualche riferimento al rosso con l’unico bicchiere “rosso” sul tavolo dove si svolge la scena della pazzia, che  rievocava anche il rosso di Edgardo, e il vino (finto) dentro i bicchieri che Lucia si versa addosso, macchiandosi la sottoveste e ricordando così l’assassinio del marito compiutosi poco prima, nelle sue stanze, per sua stessa mano.

Tutti sappiamo che quando si parla di Lucia di Lammermoor si pensa subito al finale del secondo atto, cioè la Scena della Pazzia di Lucia: sul finire di una storia d’amore travagliata, piena di intrighi famigliari e sotterfugi strategici, la protagonista Lucia perde il senno per amore e muore per la disperazione. Oppure la fine del primo atto con il famosissimo sestetto “Chi mi frena in tal momento” dove i personaggi interagisco tra loro in una apoteosi musicale  che è pietra miliare della storia operistica. Qui si è al culmine di quel teatro operistico in cui musica, voce e doti attoriali dei cantanti emergono maggiormente e dove la resa non è sempre soddisfacente.

Non è il caso di questa serata in cui la splendida Nadine Sierra veste i panni di Miss Lucia e ne sfoggia carattere e drammaturgia, un connubio che, grazie alla sua voce cristallina, regala una vasta gamma di colori e gioca con la sua vocalità centrando in pieno il personaggio. Ottime sia “Regnava nel silenzio” (primo atto) che la grande scena della pazzia finale.

Fondazione Teatro La Fenice GAETANO DONIZETTI, LUCIA DI LAMMERMOOR
Direttore Riccardo Frizza
Regia Francesco Micheli
Photo ©Michele Crosera

Non è da meno Francesco Demuro che interpreta Edgardo di Ravenswood: voce brillante e squillante, bel legato di fiato, interpreta l’amato tradito con passione e grande stile, senza scadere in manierismi inopportuni. Ottima l’esecuzione della sua ultima aria “Tombe degli avi miei” nel secondo atto e la struggente cabaletta finale “Tu che a Dio spiegasti l’ali” che è considerata uno dei brani d’opera più belli per voce tenorile.

Lord Enrico Asthon è interpretato da Markus Werba: è in scena il carattere, ma anche la debolezza umana e la fragilità. Ottima la sua interpretazione vocale e drammaturgica, oltre ad un’ottima interazione con i suoi comprimari. Il bel timbro vocale, caldo ma non eccessivamente scuro e la morbidezza del suo canto hanno colpito il pubblico che lo ha applaudito più volte a scena aperta.

Ottimo anche il resto del cast scelto: Raimondo Bidebent, Simon Lim; Lord Arturo Bucklaw, Francesco Marsiglia; Alisa, Angela Nicoli; NormannoMarcello Nardi.

Splendida l’Orchestra del Teatro La Fenice diretta dal M° Riccardo Frizza, che in questa occasione ha messo in campo la “Glassarmonica” per accompagnare la scena della pazzia, riproponendo così la prima versione donizettiana dell’opera che in seguito fu riscritta dallo stesso Donizetti per Flauto.

Impeccabile come sempre il Coro diretto da Claudio Marino Moretti .

Pubblico soddisfatto e standing ovation alla fine per gli artisti con lunghi applausi per Nadine Sierra, Francesco Demuro e Markus Werba.

(La recensione si riferisce alla recita del 27 Aprile 2017)

 Galleria (Fondazione Teatro La Fenice  ©Michele Crosera)

Pubblicato in Recensioni | Lascia un commento

PRIMA EDIZIONE Concorso Lirico Internazionale “Adriana Maliponte”

PRIMA EDIZIONE
Concorso Lirico Internazionale
“Adriana Maliponte”
22, 23, 24 Giugno 2017, Milano (MI)

Regolamento

Art. 1  Possono partecipare al concorso cantanti di tutte le nazionalità, senza alcun limite di età.

Art. 2  Per partecipare al concorso è necessario effettuare una ISCRIZIONE ONLINE attraverso in sito http://www.assivtc.org , Entro il 16/06/2017.

I Concorrenti dovranno :
– Compilare la Domanda presente sul sito http://www.assivtc.org
– Versare la quota d’iscrizione pari a Euro 80,00 da pagarsi con una delle seguenti modalità:

Bonifico sul conto corrente intestato a ASSOCIAZIONE ARTISTICO CULTURALE ITALIANA INTERNATIONAL VOCAL TRAINING COACHING (Si prega di inserire nell’intestazione del beneficiario il nome per intero.)
IBAN : IT79C0558401609000000036695  con causale : Iscrizione del Concorso
BIC/SWIFT : BPMIITM1009
BANCA : Banca Popolare Di Milano S.P.A_Ag.9_Piazzale Loreto Ang. Corso Buenos Aires, 79

– Inviare all’indirizzo : info.assivtc@gmail.comUna Copia della ricevuta di pagamento, Una Copia del documento d’identità, e Un Curriculum artistico.

Art. 3  I Candidati sono tenuti a presentare 3 (tre) arie d’opera complete. I’intero programma a memoria e in lingua originale, di cui almeno 1 (uno) dovrà essere in lingua italiana.

Art. 4  Svolgimento delle prove
Il concorso si articolerà in tre prove:
Prima Prova (fase Eliminatoria) : alla Sala “La Cordata” (via San Vittore 49, 20123 Milano) il 22, 23 Giugno 2017, dalle ore 9. Il candidato/a dovrà eseguire un’aria a sua scelta tra le tre presentate.
Seconda Prova (fase Semifinale) : alla Sala “La Cordata” (via San Vittore 49, 20123 Milano) il 23 Giugno 2017, dalle ore 15. Il candidato/a dovrà eseguire un’aria a scelta dalla Commissione tra le due rimanenti.
Terza Prova (fase Finale / Concerto) : all’Auditorium Lattuada (Corso di Porta Vigentina 15/a, 20122 Milano) il 24 Giugno 2017, dalle ore 18. Il Candidato/a dovrà eseguire un’aria a scelta dalla commissione tra le tre presentate.

Art. 5  È data la possibilità di concorrere solo per la sezione per il premio speciale musica vocale da camera : in questo caso si richiederà il versamento di Euro 40,00 quale quota d‘iscrizione. I candidati sono tenuti a presentare 3 (tre) brani, I’intero programma a memoria e in lingua originale, di cui tutti brani dovranno essere da ‘800 a ‘900 e almeno un brano dovrà essere in lingua italiana.

Art. 6  Svolgimento delle prove per il premio musica vocale da camera
Il concorso si articolerà in due prove:
Prima Prova (fase Eliminatoria) : alla Sala “La Cordata” (via San Vittore 49, 20123 Milano) 23 Giugno 2017, dalle ore 9. Il candidato/a dovrà eseguire due brani.
Seconda Prova (fase Finale / Concerto) : all’Auditorium Lattuada (Corso di Porta Vigentina 15/a, 20122 Milano) il 24 Giugno 2017, dalle ore 18. Il Candidato/a dovrà eseguire un brano a scelta dalla commissione tra le tre presentate.

Art. 7  La commissione esaminatrice sarà così articolata:
Presidente della Commissione
MAESTRA ADRIANA MALIPONTE : Celebre Soprano, Il Presidente onorario dell’Assiciazione Artistico Culturale Italiana “International Vocal Training Coaching”

Membri della giuria :
SUNG-HWA HONG : Basso, Il presidente dell’associazione Artistico Culturale Italiana “International Vocal Training Coaching”
ILARIO NICOTRA : Music Coach, Docente di Vocal Coach presso la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano e il Conservatorio di Musica “D.Cimarosa” di Avellino
MATTEO BELTRAMI : Direttore d’Orchestra, Direttore musicale del Teatro Coccia di Novara
RENATO BONAJUTO : Regista e casting manager della Fondazione Teatro Coccia

Art. 8  Votazioni
Il giudizio della Commissione è inappellabile e insindacabile. I giudizi della Commissione saranno espressi in SÌ / NO (Prima prova – fase eliminatoria) e voti in DECIMI (Seconda prova – fase semifinale e Terza prova – fase finale).
Le votazioni saranno a scrutinio segreto.

Art. 9  Premi
Saranno Attribuiti i seguenti premi:

Primo premio : € 1200
Secondo premio : € 800
Terzo premio : € 500

Premi speciali
Premio speciale “Giovane talento” : € 300
Premio speciale “Musica vocale da camera” : € 300
Premio speciale “Lirica World” Per Il Talento

Art. 10   Il premio “Giovane talento” verrà assegnato al cantante participante che non abbia superato il 25° anno di età.

Art. 11  Premio “Lirica World per il Talento”
Nello specifico, il primo classificato avrà in omaggio 3 mesi di pubblicità nel web, in cui verranno realizzate interviste, articoli, recensioni e diversi format che verranno pubblicate su tutti i nostri social network e nei vari siti di article marketing dedicati al Teatro e all’Opera Lirica. Inoltre, verranno divulgate e pubblicizzate tutte le possibili attività artistiche del vincitore.
“Lirica World per il Talento” si schiera dalla parte dei giovani, i futuri portatori sani dell’Opera Lirica e della cultura italiana nel mondo.
Oltre al Marketing e Pubblicità, l’agenzia Lirica World si impegnerà sin da subito a trovare opportunità in progetti di altri Enti Lirici, affinche l’artista possa iniziare ufficialmente la sua carriera artistica operistica.

Art. 12  Verrà consegnato un Attestato di merito ai vincitori e ai finalisti. La mancata partecipazione dei finalisti al Concerto Finale e alla premiazione comporta l’annullamento del premio stesso.

Art. 13  L’ordine di chiamate alle prove sarà deciso a discrezione della commissione giudicatrice per ordine alfabetico o mediante estrazione della lettera. I concorrenti che risultassero assenti all’appello saranno esclusi dal concorso, salvo che il ritardo sia comprovato da giustificati motivi di forza maggiore e non sia già terminata la prova eliminatoria.

Art. 14  Ai concorrenti sarà messo a disposizione un pianista accompagnatore. Dovrà presentarsi munito di copia degli spartiti per il pianista accompagnatore.

Art. 15  I concorrenti saranno comunque liberi di essere accompagnati da un pianista a loro scelta; in questo caso, le spese saranno interamente a loro carico.

Art. 16  La commissione durante le prove eliminatorie sarà composta da almeno 5 giurati, salvo imprevisti. Il presidente si riserva la facoltà di apportare modifiche al presente regolamento. In tal caso, sarà cura dell‘organizzazione darne tempestiva comunicazione agli interessati, tramite e-mail e verrà restituita la quota d’iscrizione. Ha facoltà di annullare il concorso qualora cause indipendenti dalla propria volontà ne impedissero.

Art. 17  L’organizzazione si riserva di poter riprendere in audio o in video tutto o in parte lo svolgimento del concorso senza dover alcun compenso ai concorrenti. La partecipazione al concorso implica la liberatoria per l’utilizzazione delle performance vocali per uso internet o social network.

Art. 18  Non si assumono responsabilità di rischi o di danni di qualsiasi natura che dovessero derivare ai concorrenti durante il periodo dell’intero concorso.

Art. 19  In caso di mancata partecipazione al Concorso, la segreteria non sarà tenuta, in nessun caso, al rimborso della quota d’iscrizione già versata.

Info Online : www.assivtc.org

E-mail : info.assivtc@gmail.com

Pubblicato in Concorsi | Lascia un commento