“Le dernier jour d’un condamné”; intervista a Frederico Alagna (2014)

1897906_629239923816307_393246444_n“Le dernier jour d’un condamné” , Intervista a Frederico Alagna

di Natalia Di Bartolo|14 Marzo 2014 | L’IdeaMagazine/www.lideamagazine.com

11 marzo 2014. Standing ovation all’Opéra Grand Avignon domenica 9 marzo 2014. Un successo straordinario per un evento straordinario: la prima messa in scena in Francia dell’Opera “Le dernier jour d’un condamné” dei fratelli Alagna: da un’idea di Roberto e su libretto di Frédérico, musica di David, dal celebre romanzo omonimo di Victor Hugo: tre fratelli uniti nella vita e nell’Arte hanno dato alle scene un’Opera straordinaria, tratta da un capolavoro della Letteratura Francese. Protagonista indiscusso ed indiscutibile nel ruolo del Condamné Roberto Alagna, affiancato dalla splendida Adina Aaron, suo alter ego femminile nell’Opera e da numerosi altri ottimi interpreti. Orchestre Régional Avignon-Provence diretta dal M° Balàzs Kocsàr, Coro de l’Opéra Grand Avignon et de l’Opéra de Tours diretto da Aurore Marchand. Regia di Nadine Duffaut, scene di Emmanuelle Favre, costumi di Katia Duflot, luci di Philippe Grosperrin.
Scritto nel 1828, Il romanzo di Hugo è una pietra miliare anche nella storia della Letteratura che riguardi la lotta alla pena di morte, modernissimo quanto mai nel tema, ancora oggi. Farne un’Opera è stata una idea straordinaria, nata da una spinta interiore molto forte e sentita, coinvolgente.
Ho il privilegio di parlarne, soprattutto dal punto di vista letterario, con Frédérico Alagna, scultore, pittore e grafico, nonché poeta e musicista, in arte Fra Delrico, autore del libretto e presente in sala così come poi in palcoscenico alle innumerevoli chiamate del pubblico alla fine della rappresentazione.

1912455_10152253399138363_275903684_nNatalia Di Bartolo: Fréderico, ti ho visto sorridente e soddisfatto. Ne sono lieta e mi complimento con te ed i tuoi straordinari fratelli. Come e quando è nata in voi l’idea di comporre quest’Opera?
Frédérico Alagna: Grazie per il tuo interessamento: non avevo avuto ancora l’occasione di dare il mio punto di vista personale, poiché sono stato impegnato lontano da Avignone per il mio lavoro da quando sono cominciate le prove fino alla prima, che è stata dunque una bella sorpresa anche per me, perché ho “scoperto” lo spettacolo direttamente “con” e “come” il pubblico.
Per rispondere alla tua domanda, da sempre noi tre fratelli abbiamo avuto il desiderio di creare un’ Opera, perché è una forma d’arte che ci ha dato tanto: volevamo dare alla Lirica qualcosa di noi tre. Adesso è fatto e ne siamo felici.

1621672_705247289515861_2114536004_nNatalia Di Bartolo: Cosa ti ha spinto a sentirti coinvolto in questo lavoro?
Frédérico Alagna: Con Roberto e David, ma soprattutto con David parliamo di tutto da quando eravamo bambini. Con lui abbiamo sempre lavorato insieme ed è stato naturale creare quest’opera in letteratura e musica, così come abbiamo creato tante altre opere che abbiamo scolpito, scritto o dipinto insieme da sempre nella casa di famiglia. Abbiamo trovato cosi importante il soggetto del Condamné, che abbiamo iniziato a lavorare col cuore e l’anima.

Natalia Di Bartolo: Davvero una famiglia di artisti, dunque, la vostra! Come hai gestito il progetto insieme ai tuoi fratelli e come lo hai messo in pratica con loro?
Frédérico Alagna: Poco a poco, uno ad uno, abbiamo trovato il nostro ruolo. Rob ha dato l’idea, io ho tratto il massimo dal romanzo di Hugo, senza cambiare una parola da lui scritta, e David ha incominciato a scrivere la musica. Pensavamo di scriverla insieme come sempre (abbiamo scritto varie melodie e lieder insieme prima del Condamné), poi David si è cosi immedesimato nel lavoro che è stato deciso che lui solo sarebbe stato il compositore. Io mi sono occupato quindi del libretto, continuando a lavorare nel frattempo su quadri e sculture.

603472_705247429515847_660015585_nNatalia Di Bartolo: Con quali criteri drammaturgici hai trasformato il romanzo in libretto? Come mai hai scelto di mantenere pressoché inalterata la prosa di Hugo?
Frédérico Alagna: Come tutto il resto, è stato una scelta di noi tre, perché avevamo un rispetto di Hugo quasi religioso a quell’epoca (si parla da 15 anni fa, quasi). Ma adesso non sarebbe diverso.

Natalia Di Bartolo: L’opera di Hugo è un capolavoro letterario, fatto anche di sfumature e di chiaroscuri, di ricordi, descrizioni e racconti. Perché è stato sfoltito ed è diventata un’opera a tinte forti, in cui tutto ciò che è esterno alla cella ed al microcosmo del condannato è stato escluso?
Frédérico Alagna: Niente di essenziale è stato escluso, abbiamo tolto soltanto delle scene un po’ troppo “melodrammatiche” che non giovavano allo snodarsi del dramma o che non corrispondevano al nostro gusto musicale o drammaturgico.

Natalia Di Bartolo: Cosa ti ha spinto a dare al libretto questo taglio introspettivo, scegliendo quello che hai inserito e togliendo ciò che non è stato utilizzato?
Frédérico Alagna: Questo lavoro di esclusione non e stato mio, ma di David: io ho preso dal testo tutto ciò che si poteva utilizzare per un opera teatrale tratta da un libro. Volevo dare a David il massimo, in modo che lui, secondo la sua ispirazione o necessità musicale, potesse togliere e scegliere quello che gli piaceva. Con il mio libretto integrale, l’opera sarebbe durata 4 ore!

1653862_627946170612349_1344958890_nNatalia Di Bartolo: È stata tua l’idea d’introdurre il personaggio femminile afro-americano, sdoppiando il condannato? Come mai si è deciso questo passaggio, fondamentale anche per la distribuzione delle parti da un solo personaggio a due e di sesso diverso, collocati in due epoche diverse?
Frédérico Alagna: No, l’idea non è stata mia, ma è stata un’idea stupenda di David. I motivi essenziali sono tre. Primo: un cantante solo non poteva cantare tutta la parte del Condamné: troppo ponderosa. Secondo: con questa parte femminile, la partitura diventa più ricca e più colorata, con delle nuance nuove. Terzo: con questo personaggio si trasmette il messaggio dell’attualità del romanzo, perché tanti Paesi non hanno ancora smesso di condannare a morte degli esseri umani.

1618483_10203609775391953_1901161697_nNatalia Di Bartolo: L’elemento religioso, rappresentato dalla presenza dei ministri e dalla preghiera, in che ottica è visto e perché?
Frédérico Alagna: Questa è una parte un po’ speciale nel romanzo di Hugo: qui l’autore vuole fare capire che a volte, anche gli uomini al servizio di Dio sono soltanto uomini come gli altri, con le stesse debolezze nelle quali ci possiamo identificare noi tutti che siamo peccatori. Lo spirito del romanzo è stato anche qui assolutamente rispettato.

1010481_703219453033338_1483847655_nNatalia Di Bartolo: Sei ancora oggi soddisfatto del tuo lavoro e del risultato d’insieme dell’Opera? Come senti oggi l’esperienza di allora? Scriveresti ancora come hai scritto o cambieresti qualcosa? E se sì, che cosa?
Frédérico Alagna: Sì, sono felice di ciò che ho realizzato e posso anche dire che non cambierei niente del lavoro cha avevo dato a David prima che lui facesse le proprie scelte. Penso ancora che sia stata l’opzione giusta mantenere tutto il libretto secondo le parole di Hugo.

Natalia Di Bartolo: Quali erano i vostri progetti a lavoro finito? Rappresentare l’Opera…registrarla? I vostri progetti si sono concretizzati?
Frédérico Alagna: Sì…e tutto oggi si è concretizzato. Ne siamo molto felici, visto che siamo tre autodidatti. Volevamo e vogliamo che la nostra sia considerata un’Opera come tutte le altre Opere che amiamo del repertorio lirico, dal Monteverdi ai compositori contemporanei. Il futuro dirà se il nostro lavoro ha meritato e ottenuto questo risultato.

1653872_691850630836887_1578479869_nNatalia Di Bartolo: Cosa ti piace di più in questa ultima produzione all’Opéra Grand Avignon?
Frédérico Alagna: La regista Nadine Duffaut e la sua squadra hanno svolto un ottimo lavoro, nello spirito dell’opera, come da noi desiderato. Mi è piaciuta particolarmente la sua idea nel finale di fare passare il condannato nell’epoca della condannata e la condannata in quella del condannato. Cosi sono sparite anche le differenze di tempo e di mentalità nei confronti della pena di morte.

Natalia Di Bartolo: È vero: è piaciuta molto a tutti. Auspichi nuove, ulteriori messe in scena future? Magari un progetto di regia dell’Opera con Roberto e David?
Frédérico Alagna: Chissà…

1782059_706157942758129_1784871368_nNatalia Di Bartolo: Pensi di ripetere l’esperienza drammaturgica per la musica in futuro o preferisci dedicarti alle arti visive? Tra l’altro sei l’autore dello splendido manifesto dell’Opera in scena ad Avignone, con un dipinto tratto dalla tua serie “Omertà”.
Frédérico Alagna: Sì, è stato l’Opéra Grand Avignon a scegliere uno dei miei dipinti della serie intitolata “Omertà”. Avevo anche creato l’illustrazione originale per l’Opera data a Parigi in forma di Concerto ed anche quella per il CD registrato per la Deutsche Grammophon. Io mi sento per prima cosa un pittore-scultore-compositore; non so se farò altri lavori di genere operistico. Oggi amo l’astratto: raccontare una storia non è la cosa che amo di più. Un dipinto dice tanto senza raccontare nulla, a volte, ed è il cammino che penso seguire. Ma vedremo…Ho così tante idee che non mi voglio fermare ad un unico stile.

Natalia Di Bartolo: I progetti personali dell’artista Frédérico?
Frédérico Alagna: Tanti, tanti anche quelli…Per aver un idea più chiara, meglio fare un’altra intervista a Fra Delrico no? Grazie per le tue domande.

Natalia Di Bartolo: La faremo, con molta gioia! Grazie a te, Frédérico, per la tua testimonianza, ma soprattutto per il tuo prezioso lavoro per il il Condamné e per l’Arte dell’Opera.
…Momenti indimenticabili sulla scena che restano nel tempo, ma soprattutto nella mente e nel cuore.

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