Stefan Pop e Carmela Remigio brillano in Lucrezia Borgia al Teatro Verdi a Trieste

di Federico Scatamburlo

Lucrezia Borgia, melodramma di Gaetano Donizetti, in un prologo e due atti, su libretto di Felice Romani, venne rappresentata per la prima volta a Milano, nel 1833, alla Scala. Il pubblico scaligero fu inizialmente un po’ freddino nei confronti di quest’opera, ma gradualmente si entusiasmò fino a farla diventare una delle più popolari di Donizetti, nonostante le difficoltà imposte dalla censura dell’epoca che costrinsero l’autore, a seconda della città in cui veniva rappresentata, a cambiarne più volte il titolo.

Per esempio a Parigi fu La rinnegata, a Lione Nizza da Granada, a Ferrara Giovanna I di Napoli, a Firenze Eustorgia da Romano e Alfonso, Duca di Ferrara a Trieste. Proprio quest’ultima ha messo in scena al Teatro Verdi, dopo ben centocinquant’anni dall’ultima rappresentazione, l’edizione originale del 1833 con il finale caratterizzato dall’ultima aria del soprano (l’autore infatti aveva anche previsto un altro epilogo demandato al tenore).
Tratta dall’omonimo romanzo di Hugo, è sicuramente una delle più belle opere a tema storico di Donizetti: la protagonista non è sanguinaria e malefica come ci si potrebbe aspettare, perché la sua diversità morale viene purificata dalla maternità che ne stempera la cupezza del soggetto, e non la rende quindi ripugnante, ma bensì forse vittima delle usanze dell’epoca, in quanto mezzo per ottenere potere. Argomenti così audaci permisero dunque all’autore di scrivere alcune delle sue pagine più dense di lirismo ai limiti del terrore.
Ne sono ben consapevoli Andrea Bernard, che ha curato la regia, e Alberto Beltrame per le scene, che hanno minimizzato gli arredi sul palco, creando soprattutto grandi spazi bui come le atmosfere rinascimentali nelle quali la vicenda è ambientata. La narrazione è dunque completamente affidata agli artisti con il canto ma anche con molta recitazione, e non mancano comunque diversi elementi simbolici di immediata lettura (vedi per esempio i resti delle culle semi distrutte a simboleggiare il figlio illegittimo che Lucrezia non può apertamente riconoscere).
Nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste (in coproduzione con la Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, la Fondazione Teatri di Piacenza e la Fondazione Ravenna Manifestazioni) troviamo artisti di grande livello, considerata anche l’importanza di diverse figure nel dipanarsi delle storie.

Siamo veramente stupiti dall’ecletticità dimostrata da Carmela Remigio nella parte di Lucrezia, che amalgama estreme doti attoriali insieme a linee di canto dominate da acuti brillanti alternati a registri gravi corposi e precisi, senza far mancare belle agilità ed eleganti fraseggi. Dinamiche che di solito non si trovano tutte contemporaneamente, ma Carmela riesce in questo intento e con abilità tecniche risolve ogni ostacolo della complessa partitura.

Carmela Remigio (al centro)

Ancor più difficile e impervia è la partitura del tenore protagonista, Gennaro (il figlio illegittimo di Lucrezia). Ma niente può ormai fermare Stefan Pop, neanche in questo ruolo, che gli è anzi perfettamente congeniale. Nonostante i continui passaggi di registro, la voce è omogenea, gli acuti sono sempre facilmente ben collocati e la dizione chiara e precisa, ed è riuscito a creare un personaggio completo anche in quei preziosi momenti quando il dramma è introspettivo e intenso. A nessuno è sfuggita la particolare intesa nell’ultima scena tra Lucrezia e Gennaro, che nel duetto hanno creato un momento lirico intenso e veramente emozionante. Bravi.

Stefan Pop

Anche il resto del cast si è dimostrato di buon livello. Dongho Kim marito (il quarto) di Lucrezia, con una bella voce che spazia dal basso al baritono, ha espresso ottimamente il carattere del ruolo, austero, dominante e feroce (almeno nelle intenzioni) nei confronti della moglie.

Da sinistra: Stefan Pop, Dongho Kim, Carmela Remigio

Molto presente in scena è Maffio Orsini, personaggio interpretato da artista di sesso opposto (en-travesti) e che Cecilia Molinari affronta drammaturgicamente con estrema bravura nei momenti solisti, un po’ meno nei concertati dove la voce fatica ad arrivare, ma nel complesso un’ottima esecuzione.
Nulla da eccepire per gli altri ruoli: Dario Giorgelè nei panni di Ascanio Petrucci; Motoharu Takei nel ruolo di Jeppo; Rustem Eminov, Don Apostolo Gazella; Andrea Schifaudo, Rustighello; Dax Velenich, Oloferno VitellozzoGiuliano Pelizon, Gubetta; Giovanni Palumbo, Astolfo/Una voce da dentro; Roberto Miani, un Coppiere/un Usciere.
E’ doveroso anche un plauso per gli artisti del Coro del Teatro Verd

Roberto Gianola

i, tutti al maschile in quest’opera, e parte fondamentale della stessa. Voci ben amalgamate e ben dirette da Francesca Tosi, hanno dato grande prova di professionalità ed abilità interpretative.
I tanti personaggi e l’Orchestra del Teatro Verdi (in ottima forma) sono stati concertati da Roberto Gianola, che ha letto fedelmente la partitura Donizettiana, con volumi orchestrali perfettamente dosati e con il valore aggiunto di aver perfettamente sincronizzato buca e palco. Complimenti.

Pubblico triestino poco espansivo durante l’opera ma che alla fine ne ha decretato il pieno successo con diversi minuti di applausi e ovazioni per tutti.
La recensione si riferisce alla recita di sabato 25 gennaio 2020

Photo©FabioParenzan; ©www.robertogianola.com

Teatro Verdi di Trieste – Stagione lirica e balletto 2019/20

LUCREZIA BORGIA

Melodramma in un prologo e due atti dal libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti

Lucrezia Borgia Carmela Remigio
Don Alfonso Dongho Kim
Gennaro Stefan Pop
Maffio Orsini Cecilia Molinari
Jeppo Liverotto Motoharu Takei
Don Apostolo Gazella Rustem Eminov
Ascanio Petrucci Dario Giorgelè
Oloferno Vitellozzo Dax Velenich
Gubetta Giuliano Pelizon
Rustighello Andrea Schifaudo
Astolfo/Una voce da dentro Giovanni Palumbo
Un coppiere/Un usciere Roberto Miani

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Direttore Roberto Gianola
Maestro del coro Francesca Tosi

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