(s)Nodi: dove le musiche si incrociano. Festival di musiche inconsuete IX edizione

Istituzione Bologna Musei | Museo internazionale e biblioteca della musica

(s)Nodi: dove le musiche si incrocianoFestival di musiche inconsueteIX edizione

23 luglio – 17 settembre 2019

Tutti i martedì alle ore 21.00

Bologna, 19 luglio 2019 – Viaggiare alla scoperta dei ricchissimi patrimoni musicali di tutto il mondo restando in un unico luogo, Bologna. Da nove anni il festival di “musiche inconsuete” (s)Nodi: dove le musiche si incrociano, promosso dal Museo internazionale e biblioteca della musica, è un punto di riferimento irrinunciabile per tutti coloro che restano in città e vogliono vivere l’estate ascoltando musica dal vivo, grazie alla sua identità che trova nella contamina­zione e nel superamento dei confini tra generi e tradizioni musicali il principale punto di forza, apprezzato da un pubblico sempre più numeroso e affezionato.L’ampio orizzonte di incontri e dialoghi tra esperienze artistiche e umane profondamente diffe­renti che la rassegna offre si inscrive, del resto, in modo naturale nella vocazione allo scambio interculturale e alla valorizzazione della creatività musicale nelle sue diverse componenti, che Bologna si impegna a sostenere in qualità di Città Creativa della Musica UNESCO, anche tramite il coinvolgimento delle realtà etniche presenti nel tessuto cittadino.

La nona edizione si svolge dal 23 luglio al 17 settembre 2019 per accompagnarci, ogni martedì sera alle h 21.00, in un percorso sorprendente di ritmi e sonorità che appartengono a repertori sia colti sia più squisitamente folclorico-popolari attraverso alcune delle più interessanti espressioni dell’attualità musicale internazionale. Un giro del mondo in otto tappe – dall’Ameri­ca all’Africa, dall’Asia al Medio Oriente all’Europa – per esplorare le affascinanti contaminazio­ni tra culture apparentemente lontane tra loro e per scoprire le tradizioni legate all’uso e al suono degli strumenti, con una novità: quest’anno si aggiunge un nono viaggio, uno special event che si terrà il 17 settembre con il concerto Sarajevo, chico Yerushalaim di Yefira featu­ring Asher Alkalay, organizzato in collaborazione con il Museo Ebraico di Bologna in occasione della mostra LA CASA DELLA VITA. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna.Si debutta il 23 luglio con le Musiche dalle Vie della Seta e con l’incontro tra alcuni grandi in­terpreti italiani delle musiche tradizionali dell’Asia Centrale e il musicista kurdo iraniano Sia­mak Guran, virtuoso del tambûr, il liuto a tre corde tipico della tradizione pre-islamica dello Yarsan.

Dalla via della seta all’Italia del Salento il 30 luglio con Mala Agapi, gruppo dal nome greco/la­tino che contiene il doppio significato di “grande/cattivo amore”, che ha scelto di costruire le sue ballate tra ritmiche della tradizione mediterranea e melodie originali, in un cantiere di suo­ni e persone in continua evoluzione con l’obiettivo di promuovere la straordinaria lingua greco-salentina attraverso la musica e la libertà.

Il 6 agosto si parte per un tour con Sulle Orme di Django su The Road of Gypsies, a bordo di un carrozzone romanì alla scoperta delle diverse culture musicali che portarono negli anni ‘30 alla nascita del manouche, quel “jazz popolare” reso celebre dalla genialità di Django Rein­hardt: dalla Francia della valse musette allo swing del dopoguerra italiano, incrociando virtuosi­smi klezmer-tzigani con le sonorità jazz statunitensi e i ritmi latinoamericani. Il 13 agosto Il Mare che Canta propone invece un racconto sonoro sul fascino delle relazioni musicali della regione mediterranea: i cinque giovani polistrumentisti dell’Ensemble Terra Ma­ter narrano il dialogo fra i popoli che da sempre vivono specchiandosi sul mare, riproponendo musiche e canti di tradizioni solo apparentemente distanti tra loro: dal canto sefardita alla bal­lata macedone, dalla lauda italiana ai ritmi della musica araba.Il 20 agosto i Panaemiliana, il cui nome rende omaggio alla celebre Panamericana, la strada che attraversa l’intero continente americano collegando l’Alaska con l’Argentina, prenderanno spunto dalle più svariate tradizioni musicali accostando con disinvoltura il son cubano al valzer musette, il jazz alla musica folk italiana ed europea, in uno show latin-jazz-folk raffinato e al tempo stesso travolgente.Il viaggio di (s)Nodi continua la sua rotta verso l’Africa il 27 agosto con il sorprendente incontro tra i canti in tigrino e le sonorità del krar (cordofono tradizionale dell’Africa orientale) del mu­sicista eritreo Mihretu Ghide e la sperimentazione tra atmosfere etniche e ricerca elettroacu­stica del duo world/dub salentino Panacea crea un mondo sonoro “senza confini“ al tempo stesso antico e contemporaneo e dal fascino ipnotico e visionario.Dall’Africa al Brasile il 3 settembre con Àrduo, Rocco Papia e Alberto Capelli, che dopo i pro­getti internazionali di flamenco, musica brasiliana, jazz e le prestigiose collaborazioni, fondono le loro marcate personalità in una relazione osmotica e sinergica tra la chitarra 7 corde brasi­liana e la chitarra flamenca, centrando l’arduo obiettivo di sviluppare una musica e un suono originale che esce dai canoni “classici” del genere world-jazz.

Il 10 settembre il progetto Cinco Letras (Kaira project) vede la partecipazione del griot gam­biano Moro Kanuteh e nasce da uno scambio linguistico e culturale, veicolato dalle musiche e dalle tradizioni dei mondi lontani dall’occidente globalizzato, in un viaggio che parte dalle anti­che tradizioni popolari regionali italiane e va in America Latina, passando per l’Afghanistan e approdando in Africa Occidentale, raccontando storie di amicizia, amore, gioia e lotta e riscat­to.

La rassegna si conclude il 17 settembre con un appuntamento d’eccezione: il concerto Saraje­vo, chico Yerushalaim che vede la straordinaria partecipazione dell’hazzam Asher Alkalay, cantore della sinagoga di Belgrado Sukat Shalom. Le sue ricerche musicali “sul campo” in Israe­le, Serbia, Turchia e Tunisia lo hanno portato ad una profonda rivisitazione della tradizione se­fardita e delle altre nazioni dei Balcani, del Mediterraneo e del Medio Oriente che, nei secoli passati, hanno condiviso il medesimo paesaggio storico, geografico e culturale. Sarà accompa­gnato da Yefira, gruppo nato dall’incontro tra il cantante e polistrumentista italo/serbo/greco Aleksandar Sasha Karlic e Yefira gruppo composto da musicisti specializzati nelle musiche dell’Est Europa e del Medio Oriente. Il concerto è organizzato in occasione della mostra LA CASA DELLA VITA. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna, in corso al Museo Ebraico di Bologna fino al 6 gennaio 2020, che racconta la storia della comunità ebraica cittadina nei secoli del suo massimo splen­dore attraverso una selezione di straordinari reperti provenienti dal cimitero medievale ebraico rinvenuto alcuni anni fa a Bologna in via Orfeo, uno dei più ampi conosciuti al mondo, resi final­mente visibili dopo anni di studi e restauri.Tutto questo è (s)Nodi…Il festival (s)Nodi: dove le musiche si incrociano fa parte di Bologna Estate 2019, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna – Desti­nazione Turistica.

PROGRAMMA

Martedì 23 luglio ore 21.00 Musiche dalle Vie della Seta

Siamak Guran, tambûr, setâr, voce
Marco Felicioni, flauto traverso, bansuri, dizi, mocseno, ney, pinquillo, quena, ryuteki, xiao, xun
Pino Petraccia, kamalengoni, percussioni
Walter Gaeta, pianoforte

Martedì 30 luglio ore 21.00Mala Agapi

Luigi Garrisi, voce e chitarra
Alessandro Predasso, bouzuki
Stefania Megale, sax soprano e clarinetto
Francesco Paolino, chitarra e mandoloncello
Alberto Mammollino, percussioni

Martedì 6 agosto ore 21.00Sulle Orme di Django The Road of Gypsies

Simone Marcandalli, chitarra solista, voce
Massimiliano Amatruda, fisarmonica
Antonio Balsamo, chitarra ritmica
Christian Pepe, contrabbasso

Martedì 13 agosto ore 21.00 Ensemble Terra Mater Il Mare che Canta

Angela Centanin, voce
Irene Benciolini, viola, santur
Ruben Medici, oud, mandolino, bouzouki, violino
Francesco Trespidi, musette, kaval, bansuri, flauti dolci, percussioni
Nicola Benetti, fisarmonica, chitarra, kantele, setâr

Martedì 20 agosto ore 21.00Panaemiliana

Davide Angelica e Paolo Prosperini, chitarra
Manuel Franco e Danilo Mineo, percussioni
Filippo Cassanelli, contrabbasso

Martedì 27 agosto ore 21.00 Mihretu Ghide & Panacea

Mihretu Ghide, voce e krar
Michele Longo, calabash e percussioni
Casimiro Erario, tastiere e synth bass

Martedì 3 settembre ore 21.00 Árduo

Alberto Capelli, chitarra flamenca e mohan veena
Rocco Casino Papia, chitarra 7 corde

Martedì 10 settembre ore 21.00 Cinco Letras (Kaira project)

Moro Kanuteh, kora e voce
Gianluca Sia, mandolino e sax
Gianpaolo Fini, percussioni
Francesco Battaglia, chitarra 7 corde
Maria Laura Privitera, voce e ukulele

Martedì 17 settembre ore 21.00 Yefira

Sarajevo, chico Yerushalaim
Aleksandar Sasha Karlic, canto, oud, saz
Simona Gatto, canto e percussioni
Fabio Resta, nay, kaval, gajda
Diego Resta, tambûr, kemançe, gadulka
e con Asher Alkalay, canto, qanun

Biglietto: € 10 | € 8 studenti universitari con tesserino, minori di 18 anni

Nelle serate di concerto la biglietteria apre alle ore 20.00.

L’ingresso è consentito fino ad esaurimento posti.

Fino alle ore 12.00 del giorno del concerto è possibile prenotare i biglietti (con pagamento il giorno dell’evento) sul sito http://www.museibologna.it/musica.

I biglietti prenotati possono essere ritirati fino a 15 minuti prima dell’inizio dell’evento presso la biglietteria, oltre i quali la prenotazione non sarà più ritenuta valida e i biglietti saranno ri­messi in vendita.

In caso di disdetta si prega di annullare la prenotazione inviando una mail aprenotazionimuseomusica@comune.bologna.it o telefonando allo 051 2757711 (dal mercoledì al venerdì, ore 10.00 – 16.00).

Informazioni:Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34 | 40125 Bolognatel. +39 051 2757711museomusica@comune.bologna.it
http://www.museibologna.it/musicaFacebook: Museo internazionale e biblioteca della musica

BIOGRAFIE Martedì 23 luglio ore 21.00 Musiche dalle Vie della Seta

Siamak Guran, tambûr, setâr, voce
Marco Felicioni, flauto traverso, bansuri, dizi, mocseno, ney, pinquillo, quena, ryuteki, xiao, xun
Pino Petraccia, percussioni
Walter Gaeta, pianoforte

Siamak Guran
Proviene dal Kurdistan iraniano e da diversi anni vive in esilio in Italia. È un musicista e un atti­vista politico contro il regime religioso fondamentalista musulmano dell’Iran. Nato nell’Iran oc­cidentale nel 1973, a Kermanshah (in curdo Kirmaşan, antica capitale del Kurdistan), appartie­ne a una corrente filosofica pre–islamica chiamata Yarsan. Nemmeno ricorda a che età ha ini­ziato a cantare e a suonare il tambûr, un liuto a tre corde, sempre presente nelle case di tutti coloro che si riconoscono in questa corrente mistica, e fin dalla nascita vivono in stretta rela­zione con questo strumento e con i canti tradizionali.

Siamak Guran, etnomusicologo, predilige lo studio degli strumenti tambûr, setâr, târ, tombak e daf oltre all’uso della voce. Ha approfondito i suoi studi in particolare con la guida dei maestri Samad Zarè, Masud Zanghenè, Mohammed Alì Malmir, Arshed Tahmasbì e Massud Shoali. In se­guito ha svolto una personale ricerca sulla tradizione musicale dell’Asia Centrale, portando alla luce un interessante repertorio di canti e melodie a rischio di estinzione e pubblicando alcuni album. Laureato in letteratura e poesia persiana, musicista, compositore e concertista, dal 1999 risiede in Italia dove suona con musicisti italiani e internazionali, soprattutto nell’ambito della musica persiana e mediorientale; ha collaborato con l’Università La Sapienza di Roma, l’Orientale di Napoli e la Discoteca di Stato; ha partecipato a rassegne e festival quali “Spazio­musica” a Cagliari, “Suoni di Pietra” a Roma, “Musica dei Popoli” a Firenze, “Africa e Mediter­raneo” a Bologna. La sua musica è figlia della tradizione orale della sua terra, nella quale ha radici culturali anti­che talmente forti da averle consentito di sopravvivere alla successiva ortodossia islamica sciita e sunnita, e di conservare importanti tracce preislamiche, in parte comuni ad altre culture dell’area iranica e persiana, dove continuano a essere praticate filosofie come quella Yarsan, nota in tutto l’Iran.

Marco Felicioni Concertista e solista, svolge un’intensa attività in Italia e all’estero, esibendosi a fianco di arti­sti di fama internazionale. Ricercatore e collezionista di flauti storici ed etnici da oltre un ven­tennio, è autore di testi storico–didattici ed è invitato a tenere masterclass e conferenze–con­certo presso Conservatori, Accademie e Università. Docente in ruolo di Flauto traverso nella Scuola secondaria di primo grado, insegna presso il Liceo musicale e ha insegnato presso i Con­servatori di Vicenza e Teramo; tiene regolarmente corsi di perfezionamento strumentale e di in­terpretazione musicale.

Laureato brillantemente in Flauto traverso presso il Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pesca­ra, si è specializzato presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e presso l’Accademia Italia­na del Flauto di Roma. Ha conseguito inoltre due lauree specialistiche summa cum laude in Di­scipline Musicali (per l’indirizzo Interpretativo–Compositivo e quello Didattico) presso il Conser­vatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara e il Diploma di Specializzazione in Metodologie Psico–Pe­dagogiche dell’insegnamento Artistico–Musicale presso l’Università “Dante Alighieri” di Reggio Calabria.

Vincitore di concorsi nazionali e internazionali, dal 1997 al 2010 è stato Primo Flauto dell’Orchestra del Teatro “Marrucino” di Chieti – Teatro Lirico d’Abruzzo, collaborando con va­rie orchestre italiane e straniere. Ha ricevuto premi e riconoscimenti per la trentennale attività concertistica svolta in Italia e all’estero, oltre che per la composizione, l’arrangiamento e la di­rezione di diverse orchestre giovanili. Ha inciso per Naxos, Velut Luna, Tactus, Eloquentia, registrando anche per il cinema. Ha preso parte a concerti ripresi dalla Rai, RaiSat, Canale 5 e a eventi trasmessi in mondovisione.

Pino Petraccia Musicista, batterista e percussionista, Pino Petraccia (Pescara, 1958) è presidente dell’Associa­zione culturale Baobab, creata in collaborazione con musicisti del Balletto Nazionale del Sene­gal. Svolge attività di studio, insegnamento e divulgazione nell’ambito delle culture musicali “altre”, con particolare riferimento all’Africa Occidentale, operando nei settori educativo e ar­tistico, attraverso ideazione e cura di spettacoli, seminari, concerti, rassegne e altre iniziative di valenza sociale.

Svolge da oltre vent’anni attività di ricerca sui “ritmi del mondo” e ha compiuto numerosi viag­gi in Africa Occidentale e in Iraq (con l’associazione Salaam Baghdad, artisti contro la guerra, con concerti a Babilonia, Baghdad e Bakuba), per lo studio delle tradizioni e culture locali. Dal 2004 insegna percussioni presso la Scuola di Percussioni Baobab e conduce nelle scuole labora­tori interculturali e percorsi didattici connessi alla musica etnica. Dal 2007 collabora con la Fondazione Alexander Langer Stiftung di Bolzano per il progetto di cooperazione internazionale “Adopt Srebrenica”, in Bosnia.

Ideatore e organizzatore di numerosi progetti e gruppi musicali, tra i quali il recente Collettivo Fattore M e il trio Nafas, collabora e si esibisce con artisti come Baba Sissoko, Sidiki Camara e Bill Frisell.

Con il pianista e compositore Stefano Taglietti, ha dato vita al progetto edito da Rai Trade della Baobab International Orchestra (album Tribal Concept), che coniuga musica contemporanea ed etnica, mediterranea subsahariana e indiana, con la collaborazione di artisti quali Jonathan Williams, primo corno e direttore artistico dell’Orchestra Città Aperta.

Ha recentemente ideato e curato a Pescara nel 2018 la rassegna musicale “Trasmigrazioni Sono­re”.

Collabora da qualche anno con il regista e documentarista Davide Gambino per la composizione e realizzazione di musiche per una serie di film documentari dedicati al luogo designato dal Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino della Fondazione Benetton Studi Ricerche, in particolare Diario di un viaggio in Kazakistan e Uzbekistan 2016 (con concerto presso il Teatro Comunale di Treviso, maggio 2016, in duo con Siamak Guran), I Céide Fields, Irlanda 2018, I giardini del tè di Dazhangshan, Cina 2019, ora in proiezione continua alla mostra The Ground We Have In Common, Gallerie delle Prigioni, Treviso).

Walter Gaeta
Musicista dinamico e originale capace di esprimersi in un pianismo melodico e ritmico,

diplomato in Pianoforte presso il conservatorio di musica “L. D’Annunzio” di Pescara e laureato in Musica jazz con 110 e lode presso il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma. Nel 2001 collabora con l’Orchestra Sinfonica Internazionale “Fedele Fenaroli” diretta dal maestro Pietro Mianiti per l’esecuzione in prima assoluta di Ecce Homo, morality play per orchestra, soli, voci recitanti e coro da camera, composta da Maurizio Fabrizio.

Ha seguito seminari tenuti da: H. Battiste (direttore della New Orleans University), R. Santisi, W. Bishop jr., E. Pieranunzi, M. Camilo, G. Cables, P. Birro, M. Negri, F. D’Andrea, S. Battaglia, composizione e arrangiamento con A. Impullitti, M. Abene e F. Jegher. Per la didattica musicale ha seguito seminari con P. Subrizi, F. Strum (docente presso la Rochester University). Si è esibito in numerose manifestazioni e festival musicali in Italia e all’estero: Svizzera (Mon­treux), Ungheria (Budapest e Budafok), Francia (Nangis) come pianista, arrangiatore e diretto­re. Ha collaborato con: M. Moriconi, F. Bosso, P. Damiani, T. Sheret, R. Gould ed altri. Nel 2001 con il suo quartetto vince il premio come migliore Gruppo e il Primo Premio Assoluto del Concorso Musicale “Sound Track” di Foligno.

Sono state pubblicate diverse sue composizioni originali, tra le quali la suite per quartetto di Saxofoni Errando in Portugal, una raccolta didattica per giovani pianisti I Colori del Jazz e nel 2002 ha scritto gli arrangiamenti per l’Orchestra da Camera “Roma Classica” e l’Ensemble voca­le e solisti “Colosseum” per il Concerto del primo gennaio al “Campus Internazionale di Musica” (Teatro comunale di Latina), per la rassegna di concerti “Musica in giardino” (Roma) e per il concerto d’inaugurazione del Teatro Studio di Jesi.

Numerosi i suoi arrangiamenti, dal Duo alla Big–Band, di brani composti da G. Gershwin, D. El­lington. M. Davis. T. Monk, W. Shorter, A. Piazzolla, E. Morricone, N. Rota e altri. Nel 2003 per l’etichetta “Mobydick Records” esce il suo lavoro discografico Oktogon, con ospite il trombetti­sta F. Bosso. M. Ionata e G. Esposito. Dal 2001 è docente di Pianoforte e del Laboratorio jazz presso la Scuola Civica di Musica “Fede­le Fenaroli” di Lanciano (Chieti). È direttore e arrangiatore della Civica Big–Band di Lanciano, dell’Ensemble “F. Fenaroli” e collabora con la Budafok Big–Band di Budapest.

Martedì 30 luglio ore 21.00 Mala Agapi

Luigi Garrisi, voce e chitarra
Alessandro Predasso, bouzuki
Stefania Megale, sax soprano e clarinetto
Francesco Paolino, chitarra e mandoloncello
Alberto Mammollino, percussioni

Luigi Garrisi Nasce nel 1963 a Calimera, cuore dell’isola ellenofona salentina, si laurea a pieni voti in Disci­pline dell’Arte presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, con una tesi sugli aspetti linguistici e territoriali della Grecìa Salentina. Nel 1987 fonda l’Associazione Culturale “Il Paese degli Specchi” attraverso cui collabora con i principali enti culturali della città di Bologna, come l’Alma Mater e la Cineteca Comunale. In ambito cinematografico realizza seminari e incontri con Krzisztof Kieslowski, Abbas Kiarosta­mi e altri. In ambito musicale è significativa la collaborazione, in qualità di film–maker, con Paolo Fresu per la realizzazione di alcuni spettacoli di musica e immagine, a cui collaborano i componenti del gruppo “Basse Sfere”. Negli anni Novanta, si fa promotore di alcuni progetti di promozione e divulgazione della musi­ca etno–world come “Via Santa”, “Movimento Terra” e “Mala Lingua”, ai cui organici partecipa come suonatore di tamburo a cornice e interprete di brani della tradizione greco–salentina. Nel 2009 dà vita ad un progetto musicale e letterario il cui nome è “Mala Agapi, nuove musiche d’amore e disamore nell’antica lingua greca del Salento” nel quale propone esclusivamente i propri brani di composizione originale, avvalendosi, per gli arrangiamenti, della collaborazione di diversi musicisti. Nel 2018 pubblica il proprio lavoro compositivo e poetico, in griko, neogre­co e italiano, per i tipi dell’editore AnimaMundi di Otranto.

Alessandro Predasso
A Genova, sua città natale, viene avviato allo studio del flauto barocco e della chitarra classica. Nel 2006 intraprende lo studio universitario presso il Dipartimento di Musica e Spettacolo di Bo­logna e compie un percorso di ricerca sull’etnomusicologia italiana, indirizzando il suo studio or­ganologico e performativo sull’approfondimento degli strumenti a fiato, a pizzico e a mantice utilizzati nelle tradizioni locali dei paesi lungo il bacino del Mediterraneo. Dal 2007 è membro dell’itinerante Compagnia Altovento. Approfondisce i metodi di accompa­gnamento musicale per il teatro. Collabora con il “bio–teatro” di Giorgio Celli (2007), con la Commedia dell’Arte dell’attore napoletano Tommaso Bianco (2013), con il teatro sperimentale di Danilo De Summa (2015), con la compagnia Teatro degli Incompatibili. Come autore, compone brani nel progetto Lame da barba con cui pubblica due album. Nel 2018 vince il Premio Città di Loano come migliore proposta emergente con l’album La Muta Vita. Dal 2010 partecipa al progetto Mala Agapi di Luigi Garrisi.

Stefania Megale
Nata a Torino nel 1986, inizia il suo percorso musicale con il sassofono contralto a 13 anni, pres­so il Conservatorio di Udine. Consegue la Laurea in Didattica della Musica nel marzo 2013, ap­profondendo, oltre allo studio della didattica, quello della psicologia della percezione e dell’etnomusicologia. Nel corso degli anni si approccerà al sassofono tenore e soprano e, da au­todidatta al clarinetto si diletta anche di strumenti quali la “sega musicale”, e nel corso degli ultimi anni approfondisce lo studio della voce. Oltre alle collaborazioni estemporanee partecipa attivamente alla sonorizzazione di recital e spettacoli teatrali con attori quali Piergiuseppe Francione e Ginetta Maria Fino. Partecipa al La­boratorio Sociale AfroBeat attualmente proposto a Bologna, con la guida di Guglielmo Pagnozzi, con cui ha iniziato un percorso di continuo approfondimento e di ricerca per un proprio perso­nale linguaggio improvvisativo.

Attraverso il proprio percorso musicale forma il suo linguaggio tra varie esperienze musicali: world music, reggae, ska, Afrobeat, fino al repertorio popolare del sud Italia. Di frequente si esibisce per sonorizzazioni estemporanee di lezioni interattive e di spettacoli di danza estatica e contemporanea, per danzatori quali Nicoletta Sacco e Riccardo Cazzato.

Cantante e scrittrice nel duo cantautorale elettroacustico Megàle, ai fiati con le Lame da Bar­ba, formazione strumentale che propone brani inediti di contaminazione mediterranea. Dal 2011 partecipa al progetto Mala Agapi di Luigi Garrisi.

Francesco Paolino
Diplomato in chitarra classica con il massimo dei voti al Conservatorio “Frescobaldi” di Ferrara nel 2015, approfondisce lo studio della composizione e quello di strumenti appartenenti alla tradizione popolare italiana quali l’organetto, la chitarra battente e il mandolino. Dal 2008 prende parte a “La follia guitar orchestra” diretta da Massimo Alessio Taddia vincendo nell’ottobre 2011 il secondo premio al concorso internazionale “Mondo Musica” di Cremona e pubblicando l’album omonimo nel 2013 con l’etichetta Stamata. Come autore, compone brani nel progetto “Lame da barba” con cui pubblica due album. Nel 2018 vince il Premio Città di Loano’ come migliore proposta emergente con l’album La Muta Vita. Collabora alla sonorizzazio­ne di recital e di spettacoli performativi con la ventennale Compagnia d’arte Drummatica. Ha composto le musiche per la Batracomiomachia di Leopardi per voce recitante e orchestra pro­dotta da Andrea Acciai ed eseguita dall’Orchestra Senzaspine. Pubblica l’album Imperfezioni (AREA51, 2019) con il progetto Megàle. Dal 2018 partecipa al progetto Mala Agapi di Luigi Garri­si.

Alberto Mammollino
Ricercatore e studioso di fonti orali della tradizione popolare del sud Italia, percussionista e co­struttore di tamburi a cornice. Esegue, sin da giovane gli Sciambule, tipica forma di canto orale della zona della Daunia da cui proviene. A Bologna frequenta corsi e seminari sui tamburi a cor­nice e sulle percussioni del Mediterraneo con Domenico Candellori, Luca Rossi, Andrea Piccioni, Alfio Antico, sui ritmi dispari turchi con Murat Coksun e sul riq e deff con l’israeliano Elias Ha­bib. Studia interattivamente da diversi anni con David Kuckhermann, percussionista ed inter­prete di frame drums, cajon, riq, udu, darkuba. Realizza laboratori scolastici sulla costruzione e suono di percussioni, e sulle varie tarantelle del sud Italia. Fondatore di progetti musicali sul­la ricerca e recupero di testi antichi, attualmente percussionista di varie formazioni di musica etno popolare e world music. Dal 2016 partecipa al progetto Mala Agapi di Luigi Garrisi.

Martedì 6 agosto ore 21.00 Sulle Orme di Django The Road of Gypsies

Simone Marcandalli, chitarra solista e voce
Massimiliano Amatruda, fisarmonica
Antonio Balsamo, chitarra ritmica
Christian Pepe, contrabbasso

Sulle Orme di Django è un quartetto attivo sul territorio bolognese dal 2014. Lo spettacolo che il gruppo presenta The Road of Gypsies è un vero e proprio viaggio che conduce la carovana mu­sicale in diversi luoghi del mondo: si parte dalla Francia per incontrare il valse musette e le so­norità swing europee, si scende in Italia a trovare lo swing del dopoguerra, si attraversano i Bal­cani per assaporare ritmi e sonorità klezmer–tzigane, poi a bordo di un transatlantico si sbarca negli Stati Uniti per abbracciare il jazz, senza dimenticare di volare in America Latina per mi­scelarsi con ritmi più viscerali. La carovana spostandosi miscela le culture musicali che incon­tra, rielaborando e reinventando proponendo moltissime composizioni originali.

Simone Marcandalli Dall’età di 16 anni inizia a suonare la chitarra grazie alla passione trasmessagli dal padre, anche lui chitarrista. Con il padre organizza una prima serie di concerti dal titolo Passaggio a Sud de­dicato alle musiche dal mondo. Trasferitosi a Bologna collabora con molti musicisti fondando di­versi progetti musicali, tra i quali Les Touches Louches nel 2008, Sulle Orme di Django nel 2014, Les Parapluies nel 2015. Frequenta delle lezioni di chitarra jazz con Domenico Caliri per 3 anni (dal 2011 al 2014) e per 6 edizioni consecutive frequenta il Pennabilli Django Festival e tutti I seminari proposti incontrando artisti di livello mondiale come Sébastien Giniaux, Adrien Mo­gnard, Antoine Boyer, Angelo De Barre, Bireli Lagrene.

Frequenta nell’autunno 2017 la Master Class di Barry Harris, considerato il miglior interprete della musica di Bud Powell, Tadd Dameron e Thelonious Monk e per più di mezzo secolo ha suo­nato con i giganti del jazz, tra cui Dizzy Gillespie, Miles Davis, Dexter Gordon e Coleman Haw­kins.

 

Martedì 13 agosto ore 21.00 Ensemble Terra Mater Sul Mare che Canta

Angela Centanin, voce
Irene Benciolini, viola, santur
Ruben Medici, oud, mandolino, bouzouki, violino
Francesco Trespidi, musette, kaval, bansuri, flauti dolci, percussioni
Nicola Benetti, fisarmonica, chitarra, kantele, setâr

Ensemble Terra Mater nasce a Verona nel maggio 2016. I suoi componenti sono cinque giovani polistrumentisti innamorati della musica di tutto il mondo. La loro attività musicale nasce dal forte interesse per quel patrimonio sonoro che sta alle radici delle diverse culture mediterra­nee e per il repertorio medioevale europeo. Nell’ultimo periodo di attività artistica l’Ensemble ha rivolto particolare attenzione alla musica antica e di tradizione orale della penisola italiana.

L’originale proposta dei cinque musicisti consiste in un viaggio alla scoperta delle tradizioni mu­sicali apparentemente più distanti: dal canto sefardita alla danza macedone, dalla lauda italia­na del XIII secolo ai ritmi della musica araba. È interesse specifico dell’Ensemble arrangiare e riproporre la musica tradizionale e il repertorio del passato per portarlo in vita e per coglierne gli aspetti di attualità. La formazione classica, la conoscenza della “musica colta” occidentale e la passione per la musica di tradizione orale dunque convivono e concorrono a formare una proposta artistica quanto più plurivoca e originale. L’Ensemble ha ottenuto un caloroso successo nel 2016 e 2017, esibendosi in diverse occasioni importanti, quali il Festival musicale “Verona Risuona”, San Nicolò all’Arena, il Conservatorio Dall’Abaco di Verona, Corte Sgarzerie, la Basilica di San Zeno, il Festival internazionale Tocatí, Santa Maria in Chiavica, la Biblioteca Civica di Verona, il Teatro Ristori, il Teatro Sociale di Tren­to. Nell’autunno del 2017, prende parte alla seconda edizione del Concorso “Music 4 the Next Generation” aggiudicandosi il primo premio. Nei primi mesi del 2018 si esibisce presso la Sinago­ga Ebraica di Verona, l’associazione culturale Bedizzole Accademy of Music (Brescia), il Museo diocesano tridentino (Trento), Modus Spazio Cultura (Verona) e nuovamente presso il Teatro Ri­stori. Nell’aprile del 2018 l’Ensemble registra il disco “Terra Mater” con la casa discografica Velut Luna. Nel maggio 2018 suona presso la prestigiosa Sala dei Giganti del Palazzo Liviano a Padova, mentre a giugno si esibisce nella Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico di Verona. Durante l’estate del 2018 l’Ensemble ha occasione di esibirsi presso l’associazione culturale “La Casa di Ros” a San Benedetto Po (Mantova), per poi far parte delle rassegne estive del Baldofestival e del Velofestival. Nel luglio 2018 l’Ensemble Terra Mater è selezionato fra i cinque finalisti del concorso nazionale “Generazioni” del Festival Ethnos di Napoli; tale risultato lo porterà, a set­tembre, ad esibirsi sul palco di Villa Vannucchi a San Giorgio a Cremano (Napoli). A febbraio 2019 torna ad esibirsi sul palco del Teatro Ristori di Verona presentando per la prima volta “Marco Polo, note di viaggio”, il nuovo progetto realizzato in collaborazione con l’attore Loren­zo Bassotto: un percorso sonoro da Venezia alla Cina fra musica dei popoli e Commedia dell’Arte.

Martedì 20 agosto ore 21.00

Panaemiliana
Davide Angelica e Paolo Prosperini, chitarra
Manuel Franco e Danilo Mineo, percussioni
Filippo Cassanelli, contrabbasso

I Panaemiliana nascono nell’autunno del 2017 dall’incontro di due chitarristi attivi nella scena jazz bolognese e italiana, Davide Angelica e Paolo Prosperini, i quali, sebbene musicalmente di­versi, trovano subito la sintonia divenendo complementari. La formazione si consolida poco dopo con l’arrivo di Manuel Franco alle percussioni e Filippo Cassanelli al contrabbasso. Nel 2018 il gruppo si allarga ulteriormente con l’arrivo di Danilo Mineo alle percussioni. Il nome ren­de omaggio alla celebre Pana–Americana, la strada che attraversa l’intero continente america­no collegando l’Alaska con l’Argentina. In modo analogo la band prende spunto da diverse tradi­zioni musicali accostando con disinvoltura il son cubano al valzer musette, il jazz alla musica folk italiana ed europea, facendo confluire il tutto in composizioni originali dotate di un forte connotato descrittivo. Il gruppo è attualmente impegnato nella realizzazione del primo lavoro discografico previsto per il 2019.

Davide Angelica
Classe 1992, nato a Catania, laureato con 110 e lode in Chitarra Jazz al Conservatorio G.B. Mar­tini di Bologna, chitarrista eclettico e compositore, attivo sulla scena bolognese dal 2011, opera nell’ambito della black music: jazz, funk, afro. Nel 2014 con il progetto originale Zurbaran, ha vinto il Concorso Nazionale Chicco Bettinardi Nuovi talenti del jazz italiano e nello stesso anno si è classificato primo al premio Massimo Mutti (Bologna Jazz Festival) ottenendo una borsa di studio per i seminari di Siena Jazz. Ha collaborato con: Mop Mop, Kalifa Kone, Roy Paci, Pasquale Mirra, Jimmy Villotti, Greg Burk, Fabio Testoni aka Dandy Bestia, Tower Jazz Composers Orchestra, Guglielmo Pagnozzi, Dj Lugi, Katzuma aka Deda, Nico Menci, Fabrizio Puglisi, Carlo Atti e altri. Insegna presso l’Associazione Realsound di Bologna.

Paolo Prosperini
Classe 1989, nato a Bologna, intraprende lo studio della chitarra all’età di 16 anni da autodidat­ta avvicinandosi fin da subito allo stile jazz manouche. Negli anni collabora con alcuni dei più influenti artisti della scena internazionale e parallelamente nutre una passione per la musica afrocubana che lo porta ad entrare in contatto con diversi artisti africani, sia in Europa che in Africa occidentale. Ha collaborato e suonato con Sidiki Camara, Sébastien Giniaux, Djelimady Tounkarà, Adrien Moignard, Gonzalo Bergara, Giacomo Smith, Minor Swing Quintet, Adama Biloru, Wa Fowe, Il Volo, Tolobo Quartet, Fabrizio Bosso, Jacob Jung, e tanti altri.

Manuel Franco
Classe 1980, nato a Vibo Valentia, inizia suonare all’età di 17 anni ed esordisce nel 2002 con il gruppo Rosaluna. Ha studiato batteria e percussioni con Vittorio Naso, Pierpaolo de Gregori, Francesco Rossi, Lele Barbieri e Sourakhata Dioubate. Ha all’attivo numerose collaborazioni, per citarne alcune: Par­to Delle Nuvole Pesanti, Fabio Curto, The Sàsizz Trio, Flamnquevive. Nel 2011 consegue la laurea in percussioni classiche presso il conservatorio Achille Peri di Reg­gio Emilia.

Danilo Mineo
Classe 1977, nato a Modica, considerato percussionista poliedrico attivo in vari gruppi musicali e produzioni discografiche, tra cui Voodoo Sound Club, Mop Mop, Guantanamo, Fawda, The Mix­tapers, Kalifa Kone Ensamble con cui si è esibito in vari festival internazionali di musica, Europa e Africa. Collabora e ha collaborato tra gli altri con: Giancarlo Schiaffini, Carlo Maver, Michele France­sconi, Roberto Freak Antoni, Roy Paci, Gianluca Petrella, Nico Menci, Roberto Bartoli, Giovanni Imparato, Anthony Joseph, Jamal Ouassini, Famoudou Konatè, Hadja Sirè Doumbouya, Billy Nankouma Konatè, Abou Diarra, Ahmed Ag Kaedi, Najib Soudani, con i producers Swami Million, Bioshi, Architeq, Katzuma e tanti altri. In ambito didattico, perfeziona gli studi di strumenti a percussione con Marco Catinaccio e Luca Turolla, e si diploma come national–educator in strumenti a percussione presso l’Accademia Mu­sica Moderna National School di Milano. Ha collaborato con Franco Rossi partecipando alla ste­sura del metodo di batteria “Evoluzione” pubblicato nel 2009 per Carisch Editori. Dal 2010 tie­ne corsi di strumento e laboratori di musica d’insieme presso la Scuola Popolare di Musica Ivan Illich di Bologna. Ha realizzato e promosso vari laboratori inerenti alla divulgazione musicale, con il pianista Fabrizio Puglisi e il cantante Reda Zine (African Symphony for Improvisers) e con il sassofonista Guglielmo Pagnozzi per un seminario pratico sulla Musica Afrobeat svolto in di­verse scuole di musica. Nel 2012 la casa editrice Carisch pubblica il suo manuale “Autodidatta” metodo completo per percussioni. Attualmente collabora con il vibrafonista Pasquale Mirra al progetto didattico “Musica e Gioco” rivolto ai bambini delle scuole primarie e primarie di primo livello statali, da cui ne è scaturita una produzione editoriale indipendente di un manuale di educazione musicale “Musica e Gioco”.

Filippo Cassanelli
Classe 1992, nato a Bologna, diplomato con il massimo dei voti in Contrabbasso Jazz al Conser­vatorio di Rovigo dove ha studiato con Stefano Senni, Marco Tamburini e Massimo Morganti. Ha frequentato i seminari estivi di Siena Jazz nell’estate del 2016 e 2017. Ha collaborato e colla­bora con artisti importanti del panorama italiano come Jimmy Villotti, Carlo Atti, Guglielmo Pa­gnozzi, Giancarlo Bianchetti. Attivo in numerosi altri progetti di vari generali musicali, dal jazz all’afrocubano, dal funky all’avant–garde. Ha registrato come turnista in vari progetti di musica originale.

Martedì 27 agosto ore 21.00

Mihretu Ghide & Panacea
Mihretu Ghide, voce e krar
Michele Longo, calabash e percussioni
Casimiro Erario, tastiere e synth bass

Mihretu Ghide è un cantautore Eritreo originario di Barantu. Rifugiato politico in Italia dal 2008, comincia a collaborare da subito con i Panacea. Usa il Tigrino, lingua dell’omonima etnia a cui appartiene, e suona il Krar, un cordofono tradizionale dell’Africa orientale che si declina in diverse varianti morfologiche. Panacea è una formazione italiana, composta dai musicisti salernitani Michele Longo e Casimiro Erario che lo fondano nel 1998. Da sempre a loro agio nelle atmosfere etniche e nella ricerca del tradizionale, hanno saputo accedere alle più moderne sonorità della world, ambient e dub music apportando alle composizioni una misurata sperimentazione elettro–acustica. Insieme, Mihretu Ghide & Panacea propongono brani inediti che intessono la pittura sonica di un’Africa vista dall’occidente. Il risultato è un’estetica dal fascino ipnotico che veicola il senso pieno di una musica “senza confini”, autenticamente visionaria, al tempo stesso antica e contempora­nea come solo la multiculturalità linguistica ed etnica può fare.

Il primo lavoro discografico insieme si intitola Zemen ed è stato pubblicato il 31 dicembre del 2014 con Sounday e poi presentato al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma. Hanno realizzato due videoclip prodotti da Periferie Digitali: Zemen con la regia di Peppe De Marco, brano che dato il titolo al disco e che ne anticipato la pubblicazione, e He is a friend con la regia di Peppe De Marco e Marco Coraggio, pubblicato a febbraio 2017.

Si sono esibiti in varie rassegne e festival, riscuotendo interesse da pubblico e critica, tra cui: Raizes World Music Fest a Catania, Festival delle Culture a Ravenna, Yalla Fest a Napoli, Premio Andrea Parodi World Music in Sardegna a Cagliari.Il live di Mihretu Ghide & Panacea, come dopo un lungo viaggio all’insegna del nomadismo, pro­pone i brani del disco Zemen.

Attualmente sono impegnati nella creazione di nuovi brani.

Martedì 3 settembre ore 21.00

Àrduo
Alberto Capelli, chitarra flamenca e mohan veena
Rocco Casino Papia, chitarra 7 corde

Rocco Papia (Jacaré) e Alberto Capelli (Alkord, Toroya) fondono in Àrduo le loro marcate perso­nalità in una relazione osmotica e sinergica tra la chitarra (7corde) brasiliana e la chitarra fla­menca. Come due affluenti che sfociano nel medesimo grande rio, i due talentuosi musicisti italiani fissano l’orizzonte su medesime rotte espressive. Infatti, se Papia rivela una maggiore inclinazione romantica, intimista e ritmico–latina, l’irruente tocco del flamenchismo di Capelli incarna quel tipico torpore della passione gitano–andalusa, ma sa regalare anche brillanti mo­menti con arie e arpeggi dalla venatura elegiaca, come foglie cadute nella brezza della sera. Tale è comunque la complicità delle singole corde da farne trasfigurare le paternità compositi­ve. Nelle fasi più suggestive subentra invece la mohan veena indiana, profumando d’oriente i bagliori di meditazioni notturne. Il territorio comune rimane quello di una inclusività libera e vagabonda di sfumature e influenze, che ripercorre tutta la vibrazione stilistica dell’universo colto e popolare brasiliano e la tensione dell’etno–jazz d’avanguardia. Tutti elementi che fanno di Àrduo un compendio creativo di preziosismi chitarristici, nel solco di una poetica che da Eg­berto Gismonti a Paco De Lucia, passa attraverso Ralph Towner e gli Oregon, fino ai raga di Shakti e John Mclaughlin.

Rocco Papia
Fonda molti progetti dedicati al world–jazz tra cui Jacaré, con Cristina Renzetti, con il quale in­cide due dischi e fa due tournée in Brasile suonando con artisti come Chico Cèsar e Trio Madei­ra. In Italia ha suonato con Gabriele Mirabassi, Stefano de Bonis, Cristina Zavalloni, Patrizia La­quidara, Carlo Maver e tanti altri. Vive a Barcelona, dove suona con il proprio progetto in solo e con vari artisti locali come Anto­nio Sanchez Barranco, percussionista dell’ensemble Coetus e Alessio Arena.

Conduce laboratori di costruzione di strumenti musicali con materiali di riciclo e lavora nella divulgazione di tematiche legate all’ecologia marina e la sostenibilità.

Alberto Capelli
Muove la sua ricerca nel jazz (in Cobra di John Zorn o collaborando con Carla Bley, Steve Swal­low, Bruno Tommaso, Steve Coleman…), nell’improvvisazione radicale (tra i fondatori del Col­lettivo Bassesfere) e nella tradizione gitano–andalusa della musica Flamenca (suona con Antonio Rodriguez “El chupete”, El Londro, David Sanchez). Fonda il progetto Alkord, primo quintetto flamenco–jazz in Italia con il quale incide tre dischi e suona in Italia, Spagna, Albania, Francia.

Martedì 10 settembre ore 21.00

Cinco Letras (Kaira project)

Moro Kanuteh, kora e voce
Gianluca Sia, mandolino e sax
Gianpaolo Fini, percussioni
Francesco Battaglia, chitarra 7 corde
Maria Laura Privitera, voce e ukulele

Cinco Letras è un progetto di fusione in cui strumenti e voci si mescolano e accompagnano gli ascoltatori in un viaggio spazio temporale; dalla antiche tradizioni popolari regionali italiane all’America Latina, passando per l’Afghanistan e approdando in west Africa; racconta l’amici¬zia, l’amore, la gioia e la lotta.
La band nasce nel 2014 per volontà della direttrice artistica e cantante Maria Laura Privitera; allora la ricerca musicale verteva esclusivamente sulle tradizioni dell’America Latina e anche i musicisti di quel periodo provenivano tutti da diversi paesi latini (Argentina, Cile, Messico).
Negli anni la ricerca musicale e personale della curatrice del progetto si è ampliata, anche col¬lateralmente alle sue esperienze professionali altre, in cui ha sempre cercato di coltivare l’incontro e lo scambio tra i popoli e le culture, per agevolare l’integrazione e l’amicizia, avva¬lendosi spesso anche della musica.
Ne è un grande esempio il progetto scritto in collaborazione con l’associazione Aprimondo Il mondo in musica, vincitore del secondo premio del bando Renner, realizzato tra il 2015 e il 2016, in cui, attraverso tre fasi musicali (costruzione di strumenti musicali – lavoro con i ritmi e le musiche del mondo attraverso la guida di musicisti stranieri – costruzione di un recital musi¬cale), giovani di ogni parte del mondo (dai migranti africani – iraniani –pakistani – marocchini agli studenti universitari greci – croati – spagnoli – inglesi – moldavi ai professionisti in viaggio per lavoro brasiliani – uruguaiani, senza discriminazioni di sesso, cultura, lingua e religione) hanno condiviso un percorso di trasformazione personale e apprendimento della lingua italiana (usata come lingua veicolare) e interculturale.
La formazione attuale è composta da:

Moro Kanuteh
Rifugiato Gambiano, discendente da una famiglia di Griot, ha attraversato prima il Sahara e poi il Mediterraneo con la sua fedele Kora. In Italia dal 2017 e già attivo in diverse formazioni musi¬cali (un trio di Kora con altri due connazionali, una band di world music attiva nel piemontese e il progetto Kaira con Cinco Letras).

Gianluca Sia
Musicista molto attivo nel panorama musicale bolognese, di origini calabresi, cura gli arrangia¬menti della band, suona mandolino e sax e collabora anche con altre realtà di world music (Jedbalak; Afrobeat; Cumbia Mela)

Gianpaolo Fini
Percussionista, di origini pugliesi, collabora con diverse realtà locali di word music (Afrobeat, Timiddwa).

Mario Lipparini

Chitarrista e arpista bolognese, dedito soprattutto alle musiche delle tradizioni popolari euro­pee (Italia, Francia, Irlanda soprattutto). Musicista versatile, attivo in diversi progetti musicali.

SPECIAL EVENT

A cura del Museo Ebraico di Bologna in occasione della mostra LA CASA DELLA VITA. Ori e

Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna

Martedì 17 settembre ore 21.00

Yefira

Sarajevo, chico Yerushalaim

Aleksandar Sasha Karlic, canto, oud, saz

Simona Gatto, canto e percussioni

Fabio Resta, nay, kaval, gajda

Diego Resta, tambûr, kemançe, gadulka

e con Asher Alkalay, canto, qanun

I Yefira (in greco moderno – ponte) sono l’incontro tra il cantante, compositore e polistrumenti­sta italo/serbo/greco Aleksandar Sasha Karlic e alcuni tra i migliori musicisti italiani ed europei – degli autentici virtuosi – specializzati nei repertori dell’Est Europa e del Medio Oriente.

Il gruppo, a geometria variabile, propone una formazione da tre a dieci elementi, composta da voci ed autentici strumenti antichi e/o tradizionali dei Balcani, coltivando sia i repertori cosid­detti “classici” che quelli più conosciuti e più propriamente “popolari”. Il nome del gruppo è stato suggerito dal commovente breve racconto omonimo (Mostovi – i ponti) di Ivo Andrić, gran­de scrittore iugoslavo e premio Nobel. Lo scopo principale del gruppo è gettare i ponti tra le genti e le culture, visto il potere della musica di trascendere facilmente ogni confine di geogra­fia, storia, religione, etnicità, ritrovando nel vortice dei suoni di un passato apparentemente lontano un mobile futuro.

Aleksandar Sasha Karlic & Yefira ha esordito (con all’epoca altro nome) al Mittelfest, nello spet­tacolo Natura morta di Roberto Andò, con Isabelle Huppert e Moni Ovadia. Dopo il debutto si è esibito a Ravenna Festival, al Piccolo Teatro di Milano – Teatro Strehler, al Festival Biblico di Vi­cenza. A breve la pubblicazione del primo CD del gruppo, che accompagna il libro di Karlic Bal­kan Crossroads per la storica casa editrice e discografica Nota di Udine, tra le prime e più impe­gnate etichette italiane sul fronte dei repertori etnici. Nel corso degli anni si è avvalso della collaborazione dei musicisti provenienti dall’Italia, Alba­nia, Brasile, Bulgaria, Grecia, Iran, Israele, Libano, Serbia, Siria.

Aleksandar Sasha Karlic È nato nel 1968 in Jugoslavia, in una famiglia che da generazioni coltiva sia la musica classica occidentale, sia le tradizioni musicali estremamente variegate di quel paese. Dopo l’avvio degli studi musicali a Belgrado, si trasferisce in Italia nel 1984, dove studia presso la Scuola di Musica

di Fiesole, il Conservatorio “G. Verdi“ di Milano ed il Conservatorio “A. Boito“ di Parma. Fonda­mentali, in qualche modo premonitori, rispettivamente nel 1985 e 1986, gli incontri con due grandi liutisti, lo statunitense Hopkinson Smith e l’irakeno Munir Bashir. Si perfeziona in seguito in prassi esecutiva della musica antica con Jakob Lindberg, Christopher Wilson, Jesper Boye–Christensen, Anner Bylsma, Roberto Gini.

Dopo il diploma in liuto e chitarra barocca con Tiziano Bagnati (e la parentesi breve ma intensa di musica barocca con alcuni gruppi specializzati, tra cui l’Accademia Bizantina) si dedica sem­pre più spesso ai vari rami della musica etnica, con particolare riguardo all’oud e agli altri liuti orientali, alle percussioni tradizionali, nonché all’uso della voce. Ha ricevuto molte influenze musicali importanti in paesi diversi, ma la sua formazione è stata definitivamente segnata da Giacomo Baroffio (Cremona) Bekir Baaloglu (Istanbul), Vangelis Merkouris (Atene), Elat Gabbay (Gerusalemme) e Nikola Popmihajlov (Belgrado). Parallelamente coltiva interessi di antropolo­gia e storia delle religioni, con particolare riferimento all’area mediorientale e balcanica. Dopo la parentesi con il gruppo italiano di musica balcanica Tri Muzike (vincitore del Primo premio 1999 per la World Music, assegnatogli dal Festival Musiche e Suoni dal Mondo), nel 2007 fonda Yefira.

Ha collaborato dal 1994 al 2001 con Moni Ovadia nella sua famosa Theaterorchestra come musi­cista–attore. Successivamente, la collaborazione con il celebre artista bulgaro prosegue con vari altri progetti, tra cui lo spettacolo–concerto Shir del Essalem – Canti per la pace, elaborato a quattro mani con Ovadia, che vede anche la presenza del grande cantante palestinese dei terri­tori occupati Faisal Taher.

Nel 2008 ha curato ed eseguito, insieme a Dario Fo, le musiche per la versione televisiva della lezione–spettacolo di Fo Il Tempio degli Uomini liberi, al Duomo di Modena.

Dal 2012 è responsabile per l’Etnomusicologia alla Fondazione Ca’ Foscari di Venezia.

Simona Gatto
È nata a Orvieto nel 1983. La sua formazione e le sue prime esperienze musicali avvengono a Cosenza, in cui inizia gli studi di violino con il Maestro Ezio Lappano e di tecnica vocale con il Maestro Carla Sconosciuto. Studia percussioni africane con Sakou Kande e segue laboratori di percussioni cubane con Peppe Sannino presso la scuola “Musicisti associati” di Napoli. Contem­poraneamente suona e canta in diverse formazioni di latin jazz, bossa nova, jazz e world music. Nel 2006 si trasferisce a Lorient, Bretagna, dove viene a contatto con la tradizione culturale bretone e interceltica e segue laboratori di musica d’insieme e di violino presso l’Ecole de mu­sique et de danse di Lorient. Nel 2009 fonda insieme a Marta Celli il duo Alarc’h, con il quale suona nei maggiori festival di musica folk in Italia e in Europa, è finalista al Premio Andrea Parodi di Cagliari (2015) e pubbli­ca i due album The rambling tree (2010) e Caminantes del azul (2013).Nel 2012 si appassiona alle musiche modali extraeuropee e segue corsi di canto classico Otto¬mano con Ahmet Erdogdular, tamburi a cornice con Zohar Fresco, musica modale con Christos Barbas, musica afghana con Daud Khan Sadozai presso la Labyrinth School di Creta, diretta da Ross Daly.
Nel 2013 studia Canto indiano di stile Khayal con Sangeeta Bandyopadhyay a Calcutta e stile Dh¬rupad con i Gundecha Brothers a Bhopal (India), e partecipa come cantante e flautista alla tournée indiana del gruppo pugliese Almoraima.
È laureata con lode in Lingue e letterature moderne presso l’Università della Calabria ed at¬tualmente studia violoncello presso l’Istituto Musicale Angelo Masini di Forlì sotto la guida del Maestro Gabriele Gardini e ghironda con il Maestro Walter Rizzo. Collabora con diversi artisti e progetti musicali nell’ambito della musica antica, world ed ex¬traeuropea (Efrèn Lopez, Baba Sissoko, Almoraima, Aleksandar Sasha Karlic, Finis Terrae, Con-servatorio B. Marcello di Venezia) oltre a portare avanti il progetto solista Il canto nell’Antro, per il quale ha scritto testi e musiche, e il progetto Ephemeris di musica medievale, rinasci¬mentale e sefardita insieme al liutista Davide Gazzato.

Fabio Resta
Laureato all’Università di Bologna con un tesi in Etnomusicologia sul kaval macedone nel 2016, da sempre si occupa di musiche tradizionali approfondendo il repertorio e le prassi esecutive di flauti, cornamuse e percussioni del vicino Oriente (kaval e gajda in Macedonia, ney in Turchia) e del Medioevo europeo. Particolarmente interessato alle musiche di tradizione orale, ha compiuto diversi viaggi nei Bal¬cani e in Turchia, dove la musica viene tuttora insegnata rispettando un percorso tradizionale, assimilando i diversi linguaggi modali e le prassi esecutive che accomunano il panorama musica¬le del Medioriente e del Mediterraneo.
Ha studiato e collaborato con importanti personalità del mondo delle musiche tradizionali tra cui Marco Ferrari, Aleksandar Sasha Karlic, Stefce Stojkovski, Christos Barbas, Kemal Karaöz, Salih Bilgin.
Cura attraverso l’ensemble Meraklija la diffusione e la ricerca sulla musica macedone tramite l’attività concertistica e quella didattica.

Diego Resta
Musicista ed etnomusicologo, ha studiato liuti a plettro e ad arco con diversi maestri in Macedo¬nia ed in Turchia investigando, oltre che la tecnica ed il repertorio degli strumenti dell’Europa medievale, anche i linguaggi delle tradizioni balcaniche e turco–ottomane. Si specializza nell’interpretazione delle forme musicali macedoni di estrazione popolare (danze e canzoni) at¬traverso il liuto a manico lungo tambura con i Maestri Stefce Stojkovski e Aleksandar Sasha Kar¬lic. Contemporaneamente esegue ricerca ed interpreta attivamente il repertorio classico otto¬mano con il liuto a manico lungo tanbur interessandosi particolarmente alle composizioni di ap¬pannaggio secolare e mistico.

Svolge attività concertistica e di informazione interculturale partecipando con diverse associa­zioni alla creazione di eventi culturali.

È laureato all’Università di Bologna con una tesi in Etnomusicologia sulla storia, diffusione e prassi esecutive della Tambura macedone.

Asher Alkalay (nome secolare Stefan Sablic)
È cantore e Baal Kore della sinagoga di Belgrado Sukat Shalom. I suoi vari interessi, come le sue numerose ricerche e studi in Israele, Serbia, Turchia e Tunisia, lo hanno dotato di mezzi neces­sari per un’approfondita e sistematica ricerca sulla tradizione musicale sefardita, come sulle tradizioni di altre nazioni che hanno condiviso il paesaggio storico, geografico e culturale dei Balcani, del Mediterraneo e del Medio Oriente nei secoli passati.

Stefan Sablic è anche un riconosciuto regista teatrale che ha diretto numerose produzioni con vari teatri in patria e all’estero. È fondatore del Ethno Fusion Fest, un festival musicale internazionale che si propone la promo­zione dell’eredità musicale di culture marginalizzate e sottorappresentate in Serbia, come nel contesto più ampio balcanico e mediterraneo.

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