ANNA NETREBKO PROTAGONISTA IN UNO SPETTACOLARE “TROVATORE” ALL’ARENA DI VERONA

Un altro allestimento del compianto Franco Zeffirelli è Il Trovatore, di Giuseppe Verdi, in cartellone all’Opera Festival 2019 all’Arena di Verona, per cinque serate. Cast stellare.

di Federico Scatamburlo

La storia del Trovatore si dipana tra protagonisti pieni di sincera e inquieta umanità: i sottintesi antiborghesi e questo velo avventuroso e romanzesco che avvolge tutta l’opera, avvicinano molto lo spettatore alla propria storia personale, che si trova immerso per un po’ in una favola che denota molti aspetti positivi. E alla fine tutti ci rendiamo conto che, per la redenzione dei nostri peccati (scagli la pietra chi non ne ha), la strada migliore è sempre quella: l’amore, in tutte le sue forme.

Spettacolare come sempre la visione narrativa di Zeffirelli, con cambi scena sorprendenti. Aggiungendo i costumi romantici e cavallereschi, veramente belli, di Raimonda Gaetani, le danze ispaniche di El Camborio riprese da Lucia Reale, e gli atti di guerra mozzafiato coreografati dal maestro d’armi Renzo Musumeci Greco, si può tranquillamente confermare che questo Trovatore è uno spettacolo che non si può non apprezzare.

Queste scenografie, che ricordiamo sono allestite sotto la supervisione di Michele Olcese e le coreografie, coordinate da Gaetano Petrosino, sono combinate a mirabili luci ed esercitano un notevole fascino verso lo spettatore anche quando la scena è quasi ferma.

L’impatto visivo è intenso, quasi ridondante: le due enormi sagome metalliche di due guerrieri, cristallizzate in un momento di lotta cruenta, incorniciano tutto lo svolgimento dell’opera: dal tripudio di armi antiche e armature, con le torri sullo sfondo e le luci che arrivano ben oltre il grande palco, ai movimenti dei coloratissimi zingari nel loro accampamento, insieme ad una umanità dei generi più vari, compresi i danzatori che sul momento ci hanno un po’ disorientato, ma tutto sommato non erano più di tanto fuori posto.

E poi ancora monaci in processione a contorno di quello che potrebbe essere un eremo e molto altro ancora: una grandiosità che vuole e riesce a stupire ed abbagliare, e in mezzo alla quale resta però ben visibile la solitudine e l’isolamento dei personaggi, ognuno dei quali vive, praticamente solo, la propria tragedia personale.

In questa suggestiva serata del 29 giugno 2019 la concertazione di Pier Giorgio Morandi è guida preziosa per l’Orchestra dell’Arena di Verona, e tutti sono in ottima forma. Un tripudio di armonici si diffonde dalla buca, in perfetta sintonia con il palco, con volumi perfettamente dosati, e Morandi con movimenti precisi ma pieni di passione si destreggia bene nell’insidiosa partitura del Trovatore, seguendo perfettamente quanto accade nel palco, anzi possiamo quasi affermare che siano stati i cantanti stessi a concertare l’opera.

Per Giorgio Morandi

Se possibile, stupisce sempre di più il Coro dell’Arena di Verona. Compatto e unito, perfettamente coordinato (complimenti al maestro Vito Lombardi), dispensa momenti lirici corali impressionanti. Pianissimi e fortissimi perfetti, perfettamente costruiti, uniti a una presenza scenica tutt’altro che di solo contorno, creano momenti emozionanti in questa serata, con sonorità così limpide da sembrare quasi riprodotte in studio.

Come per Aida, anche per quest’opera ci sarà un susseguirsi di cast stellari, iniziando stasera con il soprano russo Anna Netrebko in Leonora (debutto assoluto all’Arena), Yusif Eyvazov, suo compagno d’arte e di vita, e in questo caso nei panni di Manrico; Luca Salsi, il rivale Conte di Luna, la gitana madre di Manrico Dolora Zajick (Azucena).

Si alterneranno successivamente poi Anna Pirozzi (Leonora), Murat Karahan (Manrico), Alberto Gazale (Il Conte di Luna); Violeta Urmana (Azucena), Riccardo Fassi e Rafael Siwek (Ferrando); Elisabetta Zizzo ed Elena Borin (Ines).

Nella sua prima volta in Arena, Anna Netrebko in questa Leonora non smentisce la sua fama, per quanto a volte ingiustamente discussa e criticata.

Nel primo e secondo atto, come del resto tutti i suoi compagni di viaggio, ha forse risentito del debutto in questo enorme teatro, pur con livelli elevatissimi, ma è nel terzo e quarto atto che ha confermato la sua celebrità.

Grazie al poderoso strumento vocale di cui è dotata e una tecnica raffinatissima, quasi d’altri tempi, le vocali nei fraseggi risultano collocate tutte nello stesso punto, creando una fluidità ipnotica nella linea di canto. Bei suoni gravi (ma non affossati) sono il trampolino per splendidi acuti o salti a filati sottilissimi ma di un’intensità da togliere il fiato. Memorabile l’esecuzione di “D’amor sull’ali rosee” nella quale ha alternato gli acuti e i filati previsti a trilli improvvisi che sembravano vivere di vita propria, e scatenato cinque minuti di applausi e ovazioni. Da tempo non sentivamo una simile interpretazione.

Yusif Eyvazov non è nuovo all’Arena di Verona e ha già interpretato diverse volte Manrico: l’affiatamento con la sua Anna è di ottimo ausilio per il livello interpretativo e drammaturgico, ma è solo un valore aggiunto. Per questo tenore il talento c’è, e l’abbiamo già constatato in altre occasioni. Abbiamo la sensazione che forse Yusif sarebbe maggiormente a proprio agio in un repertorio verista, piuttosto che verdiano, tuttavia segue bene la difficilissima tessitura, ricca di trappole e ostacoli, riuscendo a tenere alto il registro, insieme a un buon legato. Il risultato è morbido e non spigoloso e quindi di buona fattura, ancora alla ricerca di quell’ eroismo che contraddistingue questo ruolo. Notevole comunque la potenza vocale e gli acuti ben eseguiti e tenuti a lungo. Veramente bella e potente “Di quella pira l’orrendo foco” (con qualche artifizio abilmente mascherato nel registro alto per non inficiare la melodia) e il finale nel duetto con AzucenaAi nostri monti ritorneremo”. Tanti applausi anche per lui. Bravo.

Luca Salsi, che possiede una voce ben timbrata e solida in ogni registro, è un Conte di Luna che ha capito bene che quando si affrontano opere italiane di fine ottocento il suono deve essere opulento, ma non privo di morbidezza nelle mezze voci e che la voce è al servizio della parola.

La sua è infatti sempre ben calibrata e ponderata, perfettamente inserita in un fraseggio curato, con notevole bellezza negli accenti e pulizia della linea di canto.

Dolora Zajick, è Azucena: grande presenza scenica per questa parte che conosce molto bene, dimostra un entusiasmo grande quanto la sua voce, ma purtroppo in questa serata non ben calibrato. Un vero peccato che abbia mancato clamorosamente un paio di acuti, incidente di percorso che, da grande professionista, non le ha impedito di sostenere bene la scena fino alla fine. Il finale tra lei e Manrico si racchiude in un momento intimistico unico nel suo genere e che va applaudito per la sua bellezza e intensità.

Riccardo Fassi (Ferrando)

Riccardo Fassi (Ferrando) è il capitano delle guardie: bella voce di basso, dona enfasi alla drammaticità della tragedia, con timbro solido e voluminoso e una presenza scenica elegante ma altrettanto solida.

Completano egregiamente il nutrito cast: Elisabetta Zizzo (Ines), Carlo Bosi (Ruiz), Dario Giorgelé (Un vecchio zingaro) e Antonello Ceron (Un messo).

Tanti e tanti applausi per tutti a fine recita, con immediata standing ovation di tutto il pubblico, che ne sancisce il pieno successo, e che resterà nella storia della musica.

 La recensione si riferisce alla prima del 29 giugno 2019.

GALLERIA ©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona.

 

IL TROVATORE

Dramma in quattro parti su libretto di Salvatore Cammarano

CAST

Il Conte di Luna
Luca Salsi (29/6 – 4, 7/7)
Alberto Gazale (20, 26/7)

Leonora
Anna Netrebko (29/6 – 4, 7/7)
Anna Pirozzi (20, 26/7)

Azucena
Dolora Zajick (29/6 – 4, 7/7)
Violeta Urmana (20, 26/7)

Manrico
Yusif Eyvazov (29/6 – 4, 7/7)
Murat Karahan (20, 26/7)

Ferrando
Riccardo Fassi (29/6 – 4, 7, 20/7)
Rafał Siwek (26/7)

Ines
Elisabetta Zizzo (29/6 – 4, 7/7)
Elena Borin (20, 26/7)

Ruiz
Carlo Bosi

Un vecchio zingaro
Dario Giorgelè
Antonello Ceron

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