“TOSCA” AL TEATRO REGIO DI PARMA: VINCE L’ALLESTIMENTO, MA BUONO ANCHE IL CAST

Tosca. Fucilazione

Recensione di Eddy Lovaglio
“L’allestimento di Alberto Fassini, creato nel 1999 per il teatro Comunale di Bologna (dopo l’anteprima di Palermo) non meritava di finire con la morte del suo creatore” – afferma il regista Joseph Franconi Lee, che per 20 anni ha lavorato con Fassini, erede della scuola di Luchino Visconti.
Il teatro Regio di Parma ha fatto, dunque, una giusta scelta nel riproporre questo allestimento di “Tosca” nella stagione lirica 2018; unica grande mancanza: la diva per eccellenza di quest’opera, Raina Kabaivanska, per la quale Fassini ideò questo particolare allestimento basato sul bianco e nero.
Il soprano Anna Pirozzi ha ottenuto successo alla prima del 27 aprile scorso, ma causa influenza è stata sostituita dal soprano Saioa Hernandez (nata a Madrid ed allieva di Renata Scotto e Montserrat Caballe), non così convincente dal punto di vista interpretativo sia scenico che vocale, sebbene con buone doti vocali – dizione a parte – tanto da superare la prova del temuto pubblico parmigiano. Sostituito anche il tenore Andrea Caré e ad interpretare il ruolo di Mario Cavaradossi è stato Migran Agadzhannan che ha riscosso un personale successo per doti vocali e di dizione, un bel timbro e una adeguata interpretazione del personaggio; nato in una famiglia di musicisti ha iniziato fin da piccolo lo studio del pianoforte ed ha indubbiamente una buona musicalità.

Tosca I° atto


Nel ruolo di Scarpia si sono alternati Francesco Landolfi e Angelo Veccia, con scarse possibilità di lasciare un’impronta di questo personaggio pucciniano che siamo abituati a vedere, ed ascoltare, rappresentato in altro modo.
Una menzione particolare al baritono Armando Gabba nel ruolo del sagrestano che ha caratterizzato in modo estremamente efficace, mai sopra le righe, delineando il personaggio con intensità e credibilità tali da meritare il caloroso applauso del pubblico parmigiano.

Tosca Te Deum

Ottima l’ Orchestra Filarmonica Italiana diretta dal M° Fabrizio Maria Carminati.
Qualche piccola imperfezione registica di Joseph Franconi Lee (non credibili i due protagonisti principali per una non adeguata movenza scenica che li potesse far apparire due “innamorati” di cui una “gelosa” per eccellenza) non ha offuscato, però, la bellezza dell’opera pucciniana, in particolare in due momenti d’effetto dell’allestimento di Fassini: il Te Deum in una cupola in controluce come una visione di forte potenza pittorica, ed il finale di indubbia suggestione in quella manciata di secondi di tableau vivant, sotto le luci rosse di un’alba anomala sporca di sangue, sottolineati dalle ultime cupe battute orchestrali che concludono la composizione del Maestro Puccini.

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