Passionale e acceso IL CORSARO ritorna al Teatro Municipale di Piacenza

Di Federico Scatamburlo

È interessante fare qualche considerazione circa la nascita dell’opera in titolo, che così poco viene rappresentata e sicuramente non è una delle opere di repertorio più conosciute dal grande pubblico. Giuseppe Verdi stesso la considerò un’opera minore, scritta velocemente in contemporanea a I Masnadieri e a Macbeth solo per ottemperare ad obblighi contrattuali che lo vincolavano in più teatri contemporaneamente in Italia e all’estero. L’autore prese spunto, come per molte altre opere, da un testo di Byron, e in pochissimo tempo riuscì nell’intento.

Il Corsaro infatti, rispetto ad altre sue composizioni, non presenta una narrazione complessa, soprattutto per quanto riguarda il tipico “sondare” nell’animo umano, e non ci sono particolari sfumature psicologiche nei personaggi, il cui agire è così semplice fino a diventare quasi illogico nel finale.

Corrado (Il Corsaro), innamorato e ricambiato da Medora con la quale vive esiliato in un isola greca, dichiara guerra al sultano Seid, e, nonostante i timori dell’amata che ritiene non possa ritornare vivo, parte per combattere. Nel frattempo il sultano, che ha avuto notizia delle intenzioni bellicose del nemico, festeggia in anticipo nel suo harem la vittoria di cui è certo, insieme alla sua favorita Gulnara, che però lo odia con tutto il cuore. Corrado penetra mascherato all’interno dell’harem ma viene subito scoperto e imprigionato, diventando però oggetto delle attenzioni di Gulnara che si è innamorata di lui, e che tenta di convincerlo ad uccidere Seid in cambio della libertà che lei gli può procurare. Corrado rifiuta ma lei, per amore, lo aiuta ugualmente, e insieme fuggono.

Nel frattempo Medora, convinta che l’amato sia morto in battaglia, si avvelena e morirà poi tra le braccia del suo Corrado da poco arrivato insieme a Gulnara, il quale, disperato, si toglie la vita gettandosi in mare.

Con due recite di quest’opera, il 4 e il 6 maggio, il Teatro Municipale di Piacenza ha voluto anche omaggiare la memoria di un grande e visionario artista, Lamberto Puggelli, la cui regia è stata ripresa per l’occasione da Grazia Pulvirenti Puggelli che ha collaborato con una fantastica equipe. Curatissime infatti le scene di MarcoCapuana, dove l’elemento predominante sono tante vele ma soprattutto le corde di una naveche, se inizialmente rappresentano chiaramente un veliero, si trasformano poi nelle sbarre di un carcere, il tutto sempre su uno sfondo vuoto, riempito solo dai precisi effetti di luci di Andrea Borelli. Geniale nella sua semplicità l’effetto della gabbia di corde alternativamente oscillanti che ha quasi ipnotizzato il pubblico in sala.

Roberta Mantegna e Simone Piazzola

Come detto la storia è molto semplice, ma così non è per l’orchestrazione e per i cantabili. La rabbia e il dolore dei personaggi in quest’opera non è veemenza o irruenza, e non viene espressa solo con acuti e momenti “forti”, ma anche con situazioni introspettive e squisitamente romantiche. Ne consegue che la tessitura per tutti è molto ardua, stante i frequenti cambi di posizioni vocali e le intermittenti agilità che tutte le parti richiedono. A prescindere dalla storia, ne consegue uno spettacolo che sul piano musicale e canoro è incalzante e coinvolgente e che non lascia tregua alle emozioni dello spettatore.

Serena Gamberoni e Ivàn Ayón Rivas

E così è stato anche in questa occasione, grazie anche alla mirabile direzione orchestrale da parte del giovane Maestro Matteo Beltrami. Sicuro e preciso, tutta l’orchestra ha seguito con attenzione le intenzioni dettate dai movimenti delle mani del direttore, che è riuscito in contemporanea a mettere a loro agio anche tutti i cantanti. Fluida e precisa è stata infatti la connessione tra buca e palco, con ritmi serrati ma armonici e melodiosi e nessuna sbavatura percepita. Bravissimo.

Giovani anche tutti i cantanti in scena. A partire dal protagonista, Corrado, interpretato da  Ivàn Ayón Rivas, forse il più giovane del cast, che già avevamo sentito in altri teatri ma in parti minori pur con ottime performances, e che qui ha sfoderato potenza, squillo e agilità inaspettate, con una voce sfolgorante fin dall’inizio e sempre ben  udibile anche nei concertati e negli insiemi.

I panni di Medora sono stati indossati da Serena Gamberoni. Soprano essenzialmente di coloratura, come ci potevamo aspettare, nella prima aria “Non so le tetre immagini”  non ha reso appieno le sfumature belcantistiche ricercate da Verdi in quest’aria, dove la voce è tutta sul fiato, con “filati” che però non sono risultati così incisivi. L’esecuzione tuttavia è stata più che gradevole, e nel prosieguo la performance si è ammorbidita fino al finale interpretato in modo fluido, sicuro e convincente.

Roberta Mantegna e Simone Piazzola

Molto più ardua la tessitura per Gulnara, ma brillantemente risolta da Roberta Mantegna, rivelazione della serata. Dimostra fin da subito grande padronanza del sistema fonatorio, infatti con abile utilizzo delle varie posizioni, è riuscita ad esibire agilità eccellenti e sempre ben centrate in tutto il registro vocale, ottenendo effetti davvero emozionanti.  Prevediamo un grande futuro per questa giovane interprete.

Il cattivo della situazione, il sultano Seid, è stato il baritono Simone Piazzolla. La sua concentrazione sull’emissione della linea di canto ha penalizzato un po’ l’interpretazione drammaturgica, e, complice una voce piuttosto chiara, ha delineato, a nostro parere, un personaggio piuttosto distaccato e forse un po’ lontano dal carattere sanguigno e vendicativo di Seid, ma, aiutato anche dalla naturale prestanza fisica, è comunque piaciuto al pubblico e allo scrivente.

Serena Gamberoni, Ivàn Ayón Rivas e Roberta Mantegna

Assolutamente adeguati i comprimari Matteo Mezzaro (Selimo), Cristian Saitta (Giovanni) e Raffaele Feo (Un eunuco/Uno schiavo).

Meritatamente applaudita la pregevolissima prestazione, sia canora che scenica, del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, diretto da Corrado Casati.

Grande apprezzamento finale del pubblico, pur bruscamente interrotto da una frettolosa chiusura del sipario.

Simone Piazzola (al centro)

Photo©MirellaVerile

La recensione si riferisce al 6 maggio 2018

 

Teatro Municipale – Stagione lirica 2017/2018
IL CORSARO
Melodramma tragico in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
dal poemetto The Corsair di George Byron

Musica di Giuseppe Verdi

Corrado Iván Ayón Rivas
Medora Serena Gamberoni
Seid Simone Piazzola
Gulnara Roberta Mantegna
Selimo Matteo Mezzaro
Giovanni Cristian Saitta
Un eunuco/uno schiavo Raffaele Feo

Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Matteo Beltrami
Maestro del coro Corrado Casati

Regia Lamberto Puggelli, ripresa da Grazia Pulvirenti Puggelli

Scene Marco Capuana
Costumi Vera Marzot
Luci Andrea Borelli
Maestro d’armi Renzo Musumeci Greco

Allestimento del Teatro Regio di Parma
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza e Fondazione Teatro Comunale di Modena

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