Un ballo in maschera al Teatro Bonci

Recensione di Isabella Rossiello

Opera in tre atti di Giuseppe Verdi, intrighi, un “mancato” tradimento, un capriccio, la vendetta, il perdono.
Questa in estrema sintesi la trama di Un ballo in maschera.

Un’opera tratta dall’originario Le Bal Masqué di Eugene Scribe e scritto per Verdi da Antonio Somma, fu rappresentato a Roma al Teatro Apollo il 17 febbraio 1859, negli anni subì la censura borbonica e in seguito quella pontificia.
Un marito che uccide il presunto rivale è il clou dell’Opera, all’inizio era il Re di Svezia ma fu considerato oltraggioso e la storia si sposta da Stoccolma a Boston e il Re diventa Governatore.
Tra l’altro la trama è dettata da un “fatto di cronaca” come diremmo oggi, realmente accaduto: Gustavo III re di Svezia fu ferito da un uomo di corte durante un ballo in maschera e morì pochi giorni dopo.
La trama è abbastanza complicata, nel primo atto, la scena si svolge a Boston alla fine del XVII secolo, il Conte Riccardo è l’ illuminato Governatore della colonia inglese di Boston, ha un segretario creolo Renato, che gli è fedele amico ma il conte è umanamente e segretamente innamorato, corrisposto dalla di lui moglie Amelia.
C’è un gruppo di congiurati guidati da Samuel e Tom che vuole la morte del governatore, una maga, Ulrica invisa a molti e un giudice che chiede a Riccardo di firmarne l’ esilio, Riccardo invece travestitosi da pescatore si reca di persona dalla maga accompagnato dal paggio Oscar e altri amici , le chiede di predirgli il futuro che purtroppo si rivela infausto: tra breve il conte sarà ucciso da un amico e aggiunge che morirà dal primo che gli stringerà la mano, in quel mentre arriva Renato che ovviamente ignaro, gli stringe la mano.
Nel frattempo Amelia divisa tra l’amore e il dovere coniugale va dalla maga non sapendo che il Governatore la sta ascoltando, le chiede una pozione che le renda un po’ di pace, per questo dovrà andare a mezzanotte in un cimitero per raccogliere un’erba magica.
Nel secondo atto, nel cimitero Riccardo raggiunge Amelia e dopo un confronto serrato lui le strappa la confessione del suo amore, si amano dunque, è acclarato e fra i due è passione, interrotta dall’arrivo di Renato, sulle tracce dei congiurati, Amelia si copre il volto per non farsi riconoscere, Renato esorta l’amico a fuggire e Riccardo lo prega di scortare la donna al sicuro ma senza rivolgerle la parola!
I congiurati trovano il segretario al posto del governatore e vogliono scoprire chi è la donna velata, Renato pone mano alla spada, deciso a duellare ma Amelia per evitare uno spargimento di sangue si toglie il velo svelando la sua identità, Renato è basito e i congiurati ridono e lo scherniscono, i due tornano a casa senza dirsi una parola.
Nel terzo atto Renato affronta Amelia e le dice che l’onta va lavata nel sangue, la donna lo implora solo di vedere suo figlio, lui acconsente ma si unisce ai congiurati per uccidere il Governatore e si fa un sorteggio su chi dovrà assassinare Riccardo, la mano che deciderà la sorte sarà proprio quella di Amelia.
In quel mentre giunge Oscar con un invito al Ballo in maschera, Riccardo medita di rinunciare ad Amelia perché Renato è un amico sincero e decide di inviarli in Inghilterra, nel frattempo Oscar dà una lettera al conte che lo avvisa che al ballo la sua vita è in pericolo.
Il ballo è in atto, Renato non sa come è mascherato Riccardo ma riesce a scoprirlo mentre Amelia lo implora di fuggire, il governatore rifiuta e le rivela che presto lei e suo marito partiranno per l’Inghilterra, in quel mentre Renato pugnala a morte il conte , Oscar accusa il segretario di omicidio ma prima di morire Riccardo perdona il suo amico, lo rassicura che ha amato sua moglie ma lei gli è stata fedele e gli mostra il dispaccio con cui i due andranno in Inghilterra.
Renato è disperato e Riccardo muore.

Amelia e Riccardo nel cimitero

Questa opera è poco rappresentata per la complessità delle scene, in tre atti le scenografia cambia spesso e comunque non ha delle arie conosciute dal pubblico come invece succede in altre opere, Traviata o Aida eppure al teatro Bonci dove l’opera fu rappresentata ben 153 anni fa è stato un successo.
Un pubblico plaudente, grazie soprattutto alla fedele messa in scena con ricchi costumi di Maria Teresa Nanni, la voce sublime del soprano Raffaella Battistini ( Amelia) donna contesa da due uomini che interpreta un personaggio sì passionale ma anche insicuro e dibattuto e ne ricrea con gesti e voce ogni nuance.
Notevole anche la performance del tenore Gianni Leccese, nel ruolo di un uomo di potere, ( il Conte Governatore) estremamente umano, innamorato e che perdona il proprio omicida, con la sua gestualità e il canto a volte difficile ed articolato dal punto di vista tecnico, è riuscito ad attrarre gli applausi del pubblico ed essere estremamente convincente.
Imponente e maestoso il baritono Giulio Boschetti alias Renato (segretario ed amico del Conte) , voce chiara, potente, se fosse stato al cinema si direbbe di lui che “buca lo schermo”, grande protagonista pure il paggio Oscar in realtà una donna, Scilla Cristiano vivace, brava, voce intensa, altri interpreti sono Silvano,
( Lorenzo Barbieri), Samuel (Dante Roberto Muro) Tom (Munkiu Park).
L’Orchestra della città di Ferrara e il Direttore Lorenzo Bizzarri, i due Cori che arricchiscono sempre un’opera : il Coro San Rocco di Bologna diretto da Marialuce Monari e il Coro Maria Callas diretto da Lorenzo Lucchi, bravi e preparati i componenti de il Corpo di Ballo” Accademia 49” le scuole Anna Frank, San Giorgio e Plauto, i mimi e gli acrobati le ” Foche Rock” , l’allestimento è di Dis Service e Officina Playground, costumi di Maria Teresa Nanni, le luci di Giorgio Lorenzetto, aiuto regista Luciana Berretti e regia di Giammaria Romagnoli.
È d’obbligo nominare quelli che sono l’anima “nascosta” della messa in scena perché è un lavoro di ricerca, di abilità, di amore nei confronti di un’ arte tra le più coinvolgenti nel mondo, nell’Opera oltre a cantare si recita, le scenografie e le luci sono suggestive e suggeriscono posti, interni, albe e tramonti.
Tutto questo avvolge lo spettatore lo ingloba e ne diventa parte integrante i sentimenti di chi è sul palcoscenico diventano automaticamente dello spettatore ed è importante che chi è sulla scena trasmetta tutta la sua arte.
Essere professionisti significa essere convincenti e il pubblico ha “sentito” con il cuore il dramma intimo di Amelia, il suo struggente dilemma, l’amore proibito di Riccardo e la gelosia di Renato … tutti sentimenti umani, nostri, quotidiani, internazionali.
L’opera è tutt’altro che all’angolo, certo le problematiche ci sono ma citando un vecchio slogan e per sdrammatizzare : l’Opera è viva e lotta insieme a noi! E noi con lei, per lei.

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