INTERVISTA AL BARITONO LUCA SALSI, LA VOCE VERDIANA PER ECCELLENZA

di Salvatore Margarone

Nel nostro peregrinare tra teatri e opere capita di sentire molto parlare di “belcanto”, più o meno a ragion veduta. Abbiamo già raccolto tante opinioni e mai ci stancheremo di farlo perché questo vastissimo mondo è denso di sfaccettature ed è sempre una sorta di arricchimento culturale e dell’anima per noi amanti della musica. E’ un onore quindi riportare integralmente ai nostri lettori le risposte alle domande che abbiamo posto a questo artista straordinario.salsi1

In questi ultimi anni si parla molto del baritono Luca Salsi. Ci parli del tuo primo approccio all’opera lirica? 
Ho cominciato a studiare canto lirico all’età di 17 anni dopo essere entrato nel coro polifonico “Ildebrando Pizzetti”. Mi sono diplomato in Conservatorio a Parma nel 1999,  ma già nel 1997 ho fatto il mio debutto da solista con La scala di seta di Rossini al Teatro Comunale di Bologna.
Nel 2000 ho vinto il Concorso Viotti di Vercelli dove da 25 anni non consegnavano il primo premio, e da lì è cominciata un po’ la mia carriera con un percorso lungo, tortuoso e difficile, ma che mi ha portato a grandi risultati.

Notiamo che prediligi molto i ruoli verdiani. E’ solo una scelta basata sulla tipologia di voce o prediligi più Verdi che altri autori?
Assolutamente prediligo Verdi su tutto. Per me è l’autore più completo di tutto il melodramma italiano e non. Nella sua musica si racchiude tutto: anima, parola scenica, canto legato, fraseggio, fuoco, amore, passione, gioia, dolore, vari aspetti umani, dal padre addolorato al furore dell’amante tradito. Verdi è per me la massima espressione del dramma in musica.salsi2

Ci racconti com’è andata quella rocambolesca sostituzione per “Ernani” al MET di New York?
Placido Domingo mi ha telefonato alle 12.30 di un sabato pomeriggio dicendomi che non si sentiva di cantare perché non stava bene ed io sono corso al Metropolitan e in 10 minuti mi sono vestito, ho fatto i vocalizzi e sono entrato in scena. Il tutto in diretta radio mondiale e diretto da James Levine! Poi alla sera ho cantato Lucia di Lammermoor che avevo già in programma!

Come concili il lavoro con la vita privata?
Faccio molta fatica perchè grazie a Dio il lavoro è tanto e di qualità, ma non mi permette di godere dei miei affetti e questo è il lato dolente del nostro mestiere… . Io ho due figli che sono tutta la mia vita e spero che un giorno da grandi capiranno tutti i sacrifici che ha fatto il loro papà.salsi3

In alcune interviste hai parlato di “piani e pianissimi”, “legato di fiato” e “mezzevoci”. Tutto ciò come viene da te utilizzato per ottenere gli effetti scenici ed interpretativi che desideri?
Le partiture Verdiane, ma non solo, sono scritte con innumerevoli segni agogici ed espressivi. Se uno analizza bene la musica troverà sicuramente più mezzevoci, piani e pianissimi che forti o ahimè come spesso e troppe volte sento urlati!
Tutto sta nel possedere  una buona tecnica soprattutto nell’uso del fiato. Grazie a Dio, io ho incontrato il mio Maestro Carlo Meliciani e lui mi ha insegnato tutto: l’uso del giusto approccio al fiato, il suono sempre immascherato e sempre alto! La cosa importantissima è non slegarsi mai dal testo che si sta cantando!
Verdi voleva la parola scenica e quindi io sempre prediligo ai fini interpretativi dare più importanza al testo che alla voce, o meglio assecondo il testo con la voce!

salsi4Come ci si sente ad essere considerato una delle più belle voci verdiane del momento?
Non credo di essere una delle voci più belle e non lo dico per falsa modestia…Credo però che lo studio, la tecnica e l’uso dei colori mi abbiano portato dove sono oggi.. A volte è meglio saper “usare” bene la propria voce piuttosto di averla bella. Ci sono stati nella storia mille esempi di belle voci finite nel nulla e di voci non bellissime ma diventate storiche! Una su tutte: Aureliano Pertile.

Hai lavorato con direttori d’orchestra di spicco. Ne prediligi qualcuno fra loro?
Assolutamente il Maestro Riccardo Muti. Il più’ grande direttore d’orchestra dei nostri tempi e non solo. Ho avuto ed ho la fortuna di cantare spesso con lui! Ho imparato più con lui in tre anni che in venti anni di carriera! È un Maestro incredibile che ti fa vivere la musica sotto ogni aspetto e che ti insegna un metodo cosi profondo, studiato e preciso che non lascia più’ spazio ad altre interpretazioni se non quella. Sono molto fortunato ad averlo incontrato, e lavorare con lui è per me un privilegio ogni volta.salsi5

I cantanti hanno quasi sempre un teatro preferito per qualche motivo. Il Tuo? Perché?
Se devo sceglierne uno dico il Metropolitan di NY. Mi ha dato tanto, ho debuttato lì nel 2007 e ho contratti fino al 2021. E’ un posto magico dove si respira un’aria di famiglia e dove gli artisti sono ancora trattati come si deve: con rispetto e con tutte le attenzioni di cui abbiamo bisogno. Amo il Met e NY.

Tra i ruoli verdiani che interpreti ci sono preferenze? Perché?
Sicuramente Macbeth. In questo ruolo posso esprimere tutto me stesso, posso dimostrare tutte le mie qualità e quello che valgo… è una partitura difficilissima ma che mi da grandi soddisfazioni…,  in Macbeth hai la possibilità di sfoggiare tutto: dai pianissimi al sussurrato, dal forte al parlato, dal legato allo staccato e soprattutto di recitare come in nessun altro ruolo.

Photo Fabrizio de Blasio – altre fonti web

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