Idomeneo al Teatro La Fenice di Venezia

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logofenicePROSSIMO spettacolo:20/11/2015

ULTIMO spettacolo:28/11/2015

Idomeneo ⎮ Brenden Gunnell
Idamante ⎮ Monica Bacelli
Elektra ⎮ Michaela Kaune
Ilia ⎮ Ekaterina Sadovnikova
Arbace ⎮ Anicio Zorzi Giustiniani
Il sommo sacerdote di Poseidone ⎮ Krystian Adam
La voce dell’oracolo ⎮ Michail Leibundgut

direttore ⎮ Jeffrey Tate
regia ⎮ Alessandro Talevi
scene ⎮ Justin Arienti
costumi ⎮ Manuel Pedretti
disegno luci ⎮ Giuseppe Calabrò
movimenti coreografici ⎮ Nikos Lagousakos

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro ⎮ Claudio Marino Moretti

nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
col sostegno del Freundskreis des Teatro La Fenice

Idomeneo fu composto tra l’autunno del 1780 e i primi giorni del 1781 su libretto di Gianbattista Varesco, cappellano di corte dell’arcivescovo di Salisburgo. Del libretto esistono due versioni: la prima presenta il testo integrale; la seconda non riporta, invece, i numerosi passi tagliati o non musicati da Mozart, altri espunti dopo esser stati composti e altri ancora esclusi all’ultimo momento per esigenze di durata. A partitura ultimata, il compositore effettuò ulteriori tagli per snellire la lunghezza dello spettacolo. Questa complessa vicenda testuale nasconde un travaglio creativo, documentato dalla quarantina di fondamentali lettere che Mozart e suo padre si scambiarono tra l’8 dicembre 1780 e il 22 gennaio 1781. In esse il compositore discute con Varesco, per interposta persona, le soluzioni da adottare in molte parti del dramma. Non conosciamo l’esito della prima rappresentazione, ma dai pareri dei membri della corte di Monaco riportati nell’epistolario, si deduce che l’impressione destata dal lavoro del compositore venticinquenne fu enorme: «Vi assicuro che mi aspettavo molto da voi» confessò a Mozart il conte Seinsheim in una lettera del 1º dicembre 1780, «ma veramente non mi aspettavo questo!».

SYNOPSIS

Atto I
Dopo la caduta di Troia, Idomeneo, re di Creta, torna in patria dal figlio Idamante, ma la sua flotta in prossimità dell’isola è colta dalla tempesta. Vinto dal timore, fa voto a Nettuno
di sacrificargli il primo uomo che incontrerà non appena giunto a terra. La figlia di Agamennone, Elettra, dopo l’uccisione della madre Clitennestra, si è rifugiata aCreta dove si è innamorata di Idamante, il quale ama invece Ilia, figlia di Priamo re di Troia, inviata da Idomeneo a Creta come prigioniera di guerra. Lacerata tra l’amore per un nemico e l’onore di principessa troiana (“Padre germani, addio”), Ilia respinge Idamante che, informato dell’imminente arrivo del padre, libera i prigionieri troiani e dichiara a Ilia
il suo amore. Elettra, a sua volta, accusa Idamante di proteggere il nemico e di oltraggiare tutta la Grecia. Frattanto giunge Arbace, confidente del re, a portare la falsa notizia che Idomeneo è annegato dopo un naufragio. Idamante allora si ritira in preda al suo dolore, mentre Elettra sfoga la sua disperata gelosia, pensando che ormai Idamante, divenuto il nuovo
sovrano, sposerà Ilia. Dalla spiaggia si scorge la flotta di Idomeneo sul mare in burrasca e si odono le grida dell’equipaggio.
Idamante, figlio di Idomeneo, si reca sulla spiaggia, avvisato erroneamente del naufragio del padre. Idamante è il primo uomo che il padre incontra sulla spiaggia. In due non si
riconoscono, a causa della lunga assenza di Idomeneo, se non in seguito e Idomeneo inorridisce quando scopre che il giovane incontrato è suo figlio Idamante: preso dal terrore, fugge e gli vieta di seguirlo. Idamante esprime profondo stupore per il comportamento del padre.

Atto II
Idomeneo confessa ad Arbace l’orribile voto che ha fatto per salvarsi la vita. Arbace glisuggerisce, per sottrarsi al suo terribile voto, di inviare Idamante con Elettra ad Argo; ma
Idomeneo sospetta che Idamante e Ilia si amino. Elettra manifesta la sua gioia sentendosi ormai prossima a realizzare il suo desiderio più ardente. Al momento della partenza (“Placido è il mar”) Idomeneo esorta al figlio di affrettarsi verso Argo, però, Nettuno scatena una nuova tempesta, e dal mare si leva un orribile mostro. Il re grida il suo sdegno a Nettuno (“Ingiusto sei!”), gridandogli di prendersela solo con lui, non con tutta Creta. Il popolo, spaventato alla vista del mostro, si rifugia dentro Sidone.

Atto III
Ilia affida ai venti il suo messaggio d’amore per Idamante (“Zeffiretti lusinghieri”), che le dichiara di essere deciso a cercare la morte combattendo il mostro: Ilia, commossa, gli
confida il suo amore. Giungono Idomeneo ed Elettra e, ancora una volta, il re ordina al figlio di lasciare Creta per sottrarsi alla morte (“Andrò ramingo e solo”). Arbace annuncia che il popolo vuole che Idomeneo confessi il suo segreto, e lamenta il destino della città (“Sventurata Sidone”). Il Gran Sacerdote sollecita il re a compiere il voto e chiede il nome della vittima: il re pronuncia il nome del figlio (“O voto tremendo”). Inizia il rituale del sacrificio, ma giunge Arbace ad annunciare che Idamante ha ucciso il mostro (“Stupenda vittoria!”). Il principe ora sa tutto e si dichiara pronto a morire, ma, nel momento in cui Idomeneo sta per colpirlo, Ilia si precipita tra le sue braccia e si offre come vittima al posto dell’uomo che ama.
All’improvviso si sente la voce dell’Oracolo di Nettuno: Idomeneo deve rinunciare al trono in favore di Idamante che sposerà Ilia e poi regnerà in luogo del padre. Elettra, furente, impreca (“D’Oreste, d’Aiace”) e poi fugge. Idamante viene incoronato tra cori e danze (“Scenda amor, scenda Imeneo”).

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