LABORATORIO LIRICO/OPERA WORKSHOP CON BARBARA FRITTOLI E MARCO MUNARI

Call for participation  “LABORATORIO LIRICO / OPERA WORKSHOP”  – VICENZA,  ITALY
Date: 16 – 21 SEPTEMBER  2017
Location :Villa Chiericati Showa (Fondazione Musicale Showa), Via Perano 23 – 36060 Schiavon (Vicenza)
-Masterclass di alto perfezionamento lirico
Master class di alto perfezionamento lirico tenuto dal soprano Barbara Frittoli.
Laboratorio per maestro collaboratore al pianoforte tenuto dal M° Marco Munari del Teatro alla Scala di Milano.
Lo scopo del laboratorio è quello di unire il percorso formativo del cantante e quello del maestro collaboratore finalizzato allo sviluppo e alla integrazione delle rispettive professionalità.

Highly specialized lyric master class taught by soprano Barbara Frittoli.
Workshop for rehearsal pianist taught by Maestro Marco Munari from Teatro alla Scala in Milan.
The workshop has the purpose of combining the learning programs for singers and rehearsal pianists, directed to develop and complete their respective skills. 
Scarica per ulteriori informazioni / Download further information – pdf
Scarica Il modulo d’iscrizione / Download application form – word (docx)
 
Deadline: 30 JUNE  2017
Soprano Barbara Frittoli  
M° Marco Munari del Teatro alla Scala
Organized by
MUSE music and music culture
(MAX HARVEST INTERNATINAL SRL)
Referent; Mihoko Miyagawa
Contacts
MAX HARVEST INTERNATIONAL S.R.L. 
(Att. Ogihara, Kubo) Viale Sondrio 3, 20124 Milano, Italy
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Il Teatro La Fenice di Venezia mette in scena Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti

Recensione di Salvatore Margarone e Federico Scatamburlo

Opera immortale, Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti è uno fra i titoli più amati dal pubblico d’opera di ogni tempo e ha rappresentato un passaggio cruciale, quasi un’ ‘iniziazione’, per interpreti leggendarie quali Maria Callas, Renata Scotto, Joan Sutherland. Dopo il trionfale debutto napoletano del 1835, la sfortunata storia d’amore di Lucia ed Edgardo non cesserà più di essere rappresentata nei palcoscenici di tutto il mondo. Lo stesso autore ne propone una versione francese che incanterà il Théâtre de la Renaissance quattro anni dopo, per essere poi riproposta nel tempio della musica d’Oltralpe, l’Opéra, nel 1846. (dalla presentazione della Fondazione Teatro La Fenice)

La nuova messa in scena di quest’anno del Teatro La Fenice, che porta la firma di Francesco Micheli per la regia con le scene curate da Nicolas Bovey e le luci di Fabio Barettin, è molto particolare: anche se non ben identificato il periodo storico in cui il regista dipana la storia, forse i primi del novecento, risulta comunque ben congegnata e strutturata nel racconto, si segue con facilità ed è particolarmente affascinante in alcuni momenti. Sul palcoscenico solo un mucchio di vecchi mobili accatastati all’apertura del sipario e che man mano vengono mossi in scena manualmente a segnalare la decadenza della famiglia Ashton; i costumi molto semplici di Alessio Rosati sottolineano l’appartenenza alle famiglie in questione ovvero i personaggi facente parte delle stesse, identificando con soprabiti in velluto rosso la famiglia di Edgardo di Ravenswood e verde per la famiglia di Lucia Asthon.

Semplicità anche negli abiti indossati da Miss Lucia (Nadine Sierra): nel primo atto una semplice sottoveste bianca ed un abito da sposa con qualche pizzo; nel terzo atto ritorna la sottoveste bianca per la scena della pazzia.

Da notare come in questa produzione sia stato inserito il “sangue” sulla scena: solo qualche riferimento al rosso con l’unico bicchiere “rosso” sul tavolo dove si svolge la scena della pazzia, che  rievocava anche il rosso di Edgardo, e il vino (finto) dentro i bicchieri che Lucia si versa addosso, macchiandosi la sottoveste e ricordando così l’assassinio del marito compiutosi poco prima, nelle sue stanze, per sua stessa mano.

Tutti sappiamo che quando si parla di Lucia di Lammermoor si pensa subito al finale del secondo atto, cioè la Scena della Pazzia di Lucia: sul finire di una storia d’amore travagliata, piena di intrighi famigliari e sotterfugi strategici, la protagonista Lucia perde il senno per amore e muore per la disperazione. Oppure la fine del primo atto con il famosissimo sestetto “Chi mi frena in tal momento” dove i personaggi interagisco tra loro in una apoteosi musicale  che è pietra miliare della storia operistica. Qui si è al culmine di quel teatro operistico in cui musica, voce e doti attoriali dei cantanti emergono maggiormente e dove la resa non è sempre soddisfacente.

Non è il caso di questa serata in cui la splendida Nadine Sierra veste i panni di Miss Lucia e ne sfoggia carattere e drammaturgia, un connubio che, grazie alla sua voce cristallina, regala una vasta gamma di colori e gioca con la sua vocalità centrando in pieno il personaggio. Ottime sia “Regnava nel silenzio” (primo atto) che la grande scena della pazzia finale.

Fondazione Teatro La Fenice GAETANO DONIZETTI, LUCIA DI LAMMERMOOR
Direttore Riccardo Frizza
Regia Francesco Micheli
Photo ©Michele Crosera

Non è da meno Francesco Demuro che interpreta Edgardo di Ravenswood: voce brillante e squillante, bel legato di fiato, interpreta l’amato tradito con passione e grande stile, senza scadere in manierismi inopportuni. Ottima l’esecuzione della sua ultima aria “Tombe degli avi miei” nel secondo atto e la struggente cabaletta finale “Tu che a Dio spiegasti l’ali” che è considerata uno dei brani d’opera più belli per voce tenorile.

Lord Enrico Asthon è interpretato da Markus Werba: è in scena il carattere, ma anche la debolezza umana e la fragilità. Ottima la sua interpretazione vocale e drammaturgica, oltre ad un’ottima interazione con i suoi comprimari. Il bel timbro vocale, caldo ma non eccessivamente scuro e la morbidezza del suo canto hanno colpito il pubblico che lo ha applaudito più volte a scena aperta.

Ottimo anche il resto del cast scelto: Raimondo Bidebent, Simon Lim; Lord Arturo Bucklaw, Francesco Marsiglia; Alisa, Angela Nicoli; NormannoMarcello Nardi.

Splendida l’Orchestra del Teatro La Fenice diretta dal M° Riccardo Frizza, che in questa occasione ha messo in campo la “Glassarmonica” per accompagnare la scena della pazzia, riproponendo così la prima versione donizettiana dell’opera che in seguito fu riscritta dallo stesso Donizetti per Flauto.

Impeccabile come sempre il Coro diretto da Claudio Marino Moretti .

Pubblico soddisfatto e standing ovation alla fine per gli artisti con lunghi applausi per Nadine Sierra, Francesco Demuro e Markus Werba.

(La recensione si riferisce alla recita del 27 Aprile 2017)

 Galleria (Fondazione Teatro La Fenice  ©Michele Crosera)

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PRIMA EDIZIONE Concorso Lirico Internazionale “Adriana Maliponte”

PRIMA EDIZIONE
Concorso Lirico Internazionale
“Adriana Maliponte”
22, 23, 24 Giugno 2017, Milano (MI)

Regolamento

Art. 1  Possono partecipare al concorso cantanti di tutte le nazionalità, senza alcun limite di età.

Art. 2  Per partecipare al concorso è necessario effettuare una ISCRIZIONE ONLINE attraverso in sito http://www.assivtc.org , Entro il 16/06/2017.

I Concorrenti dovranno :
– Compilare la Domanda presente sul sito http://www.assivtc.org
– Versare la quota d’iscrizione pari a Euro 80,00 da pagarsi con una delle seguenti modalità:

Bonifico sul conto corrente intestato a ASSOCIAZIONE ARTISTICO CULTURALE ITALIANA INTERNATIONAL VOCAL TRAINING COACHING (Si prega di inserire nell’intestazione del beneficiario il nome per intero.)
IBAN : IT79C0558401609000000036695  con causale : Iscrizione del Concorso
BIC/SWIFT : BPMIITM1009
BANCA : Banca Popolare Di Milano S.P.A_Ag.9_Piazzale Loreto Ang. Corso Buenos Aires, 79

– Inviare all’indirizzo : info.assivtc@gmail.comUna Copia della ricevuta di pagamento, Una Copia del documento d’identità, e Un Curriculum artistico.

Art. 3  I Candidati sono tenuti a presentare 3 (tre) arie d’opera complete. I’intero programma a memoria e in lingua originale, di cui almeno 1 (uno) dovrà essere in lingua italiana.

Art. 4  Svolgimento delle prove
Il concorso si articolerà in tre prove:
Prima Prova (fase Eliminatoria) : alla Sala “La Cordata” (via San Vittore 49, 20123 Milano) il 22, 23 Giugno 2017, dalle ore 9. Il candidato/a dovrà eseguire un’aria a sua scelta tra le tre presentate.
Seconda Prova (fase Semifinale) : alla Sala “La Cordata” (via San Vittore 49, 20123 Milano) il 23 Giugno 2017, dalle ore 15. Il candidato/a dovrà eseguire un’aria a scelta dalla Commissione tra le due rimanenti.
Terza Prova (fase Finale / Concerto) : all’Auditorium Lattuada (Corso di Porta Vigentina 15/a, 20122 Milano) il 24 Giugno 2017, dalle ore 18. Il Candidato/a dovrà eseguire un’aria a scelta dalla commissione tra le tre presentate.

Art. 5  È data la possibilità di concorrere solo per la sezione per il premio speciale musica vocale da camera : in questo caso si richiederà il versamento di Euro 40,00 quale quota d‘iscrizione. I candidati sono tenuti a presentare 3 (tre) brani, I’intero programma a memoria e in lingua originale, di cui tutti brani dovranno essere da ‘800 a ‘900 e almeno un brano dovrà essere in lingua italiana.

Art. 6  Svolgimento delle prove per il premio musica vocale da camera
Il concorso si articolerà in due prove:
Prima Prova (fase Eliminatoria) : alla Sala “La Cordata” (via San Vittore 49, 20123 Milano) 23 Giugno 2017, dalle ore 9. Il candidato/a dovrà eseguire due brani.
Seconda Prova (fase Finale / Concerto) : all’Auditorium Lattuada (Corso di Porta Vigentina 15/a, 20122 Milano) il 24 Giugno 2017, dalle ore 18. Il Candidato/a dovrà eseguire un brano a scelta dalla commissione tra le tre presentate.

Art. 7  La commissione esaminatrice sarà così articolata:
Presidente della Commissione
MAESTRA ADRIANA MALIPONTE : Celebre Soprano, Il Presidente onorario dell’Assiciazione Artistico Culturale Italiana “International Vocal Training Coaching”

Membri della giuria :
SUNG-HWA HONG : Basso, Il presidente dell’associazione Artistico Culturale Italiana “International Vocal Training Coaching”
ILARIO NICOTRA : Music Coach, Docente di Vocal Coach presso la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano e il Conservatorio di Musica “D.Cimarosa” di Avellino
MATTEO BELTRAMI : Direttore d’Orchestra, Direttore musicale del Teatro Coccia di Novara
RENATO BONAJUTO : Regista e casting manager della Fondazione Teatro Coccia

Art. 8  Votazioni
Il giudizio della Commissione è inappellabile e insindacabile. I giudizi della Commissione saranno espressi in SÌ / NO (Prima prova – fase eliminatoria) e voti in DECIMI (Seconda prova – fase semifinale e Terza prova – fase finale).
Le votazioni saranno a scrutinio segreto.

Art. 9  Premi
Saranno Attribuiti i seguenti premi:

Primo premio : € 1200
Secondo premio : € 800
Terzo premio : € 500

Premi speciali
Premio speciale “Giovane talento” : € 300
Premio speciale “Musica vocale da camera” : € 300
Premio speciale “Lirica World” Per Il Talento

Art. 10   Il premio “Giovane talento” verrà assegnato al cantante participante che non abbia superato il 25° anno di età.

Art. 11  Premio “Lirica World per il Talento”
Nello specifico, il primo classificato avrà in omaggio 3 mesi di pubblicità nel web, in cui verranno realizzate interviste, articoli, recensioni e diversi format che verranno pubblicate su tutti i nostri social network e nei vari siti di article marketing dedicati al Teatro e all’Opera Lirica. Inoltre, verranno divulgate e pubblicizzate tutte le possibili attività artistiche del vincitore.
“Lirica World per il Talento” si schiera dalla parte dei giovani, i futuri portatori sani dell’Opera Lirica e della cultura italiana nel mondo.
Oltre al Marketing e Pubblicità, l’agenzia Lirica World si impegnerà sin da subito a trovare opportunità in progetti di altri Enti Lirici, affinche l’artista possa iniziare ufficialmente la sua carriera artistica operistica.

Art. 12  Verrà consegnato un Attestato di merito ai vincitori e ai finalisti. La mancata partecipazione dei finalisti al Concerto Finale e alla premiazione comporta l’annullamento del premio stesso.

Art. 13  L’ordine di chiamate alle prove sarà deciso a discrezione della commissione giudicatrice per ordine alfabetico o mediante estrazione della lettera. I concorrenti che risultassero assenti all’appello saranno esclusi dal concorso, salvo che il ritardo sia comprovato da giustificati motivi di forza maggiore e non sia già terminata la prova eliminatoria.

Art. 14  Ai concorrenti sarà messo a disposizione un pianista accompagnatore. Dovrà presentarsi munito di copia degli spartiti per il pianista accompagnatore.

Art. 15  I concorrenti saranno comunque liberi di essere accompagnati da un pianista a loro scelta; in questo caso, le spese saranno interamente a loro carico.

Art. 16  La commissione durante le prove eliminatorie sarà composta da almeno 5 giurati, salvo imprevisti. Il presidente si riserva la facoltà di apportare modifiche al presente regolamento. In tal caso, sarà cura dell‘organizzazione darne tempestiva comunicazione agli interessati, tramite e-mail e verrà restituita la quota d’iscrizione. Ha facoltà di annullare il concorso qualora cause indipendenti dalla propria volontà ne impedissero.

Art. 17  L’organizzazione si riserva di poter riprendere in audio o in video tutto o in parte lo svolgimento del concorso senza dover alcun compenso ai concorrenti. La partecipazione al concorso implica la liberatoria per l’utilizzazione delle performance vocali per uso internet o social network.

Art. 18  Non si assumono responsabilità di rischi o di danni di qualsiasi natura che dovessero derivare ai concorrenti durante il periodo dell’intero concorso.

Art. 19  In caso di mancata partecipazione al Concorso, la segreteria non sarà tenuta, in nessun caso, al rimborso della quota d’iscrizione già versata.

Info Online : www.assivtc.org

E-mail : info.assivtc@gmail.com

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AIDA al Metropolitan Opera di New York

RECENSIONE DI NATALIA DI BARTOLO

Le operone verdiane in trasferta negli States sono sempre un’incognita. Pericolo di ipertrofia scenica con relativa carenza sul versante dell’italico, adeguato gusto musicale.

L’Aida è una trappola mortale, a questo proposito. Può diventare un mattone indigeribile, nonostante i turchesi e gli smalti brillanti su fondo di pietra uso Abu Simbel, scolpiti e decorati  fino all’ultimo geroglifico.

Dunque, al Metropolitan Opera di New York, la ben nota messa in scena sontuosa di Aida, il 6 aprile 2017 è tornata sul palcoscenico, con conseguente attesa dell’orecchio ipercritico italiano. Eccoci, ci siamo: adesso stiamo a sentire chi hanno messo dentro quei meravigliosi costumi di Dada Saligeri.

S’inizia con un Radames che debutta al Met proprio con quest’opera. I primi palpiti trepidanti di cuore italiano sono per lui. Il tenore Jorge De Leȯn, però, proprio non sembra essere un Radames autorevole, dal punto di vista vocale. Scenicamente la regia un po’ statica, oleografica di Sonja Frisell, ripresa da Stephen Pickover, lo frena, ma dall’altra la voce dovrebbe dispiegarsi, come quella di chi lo ha preceduto indossando gli stessi ori e bronzi. Ma la voce del De Leȯn  non decolla, se non nei concertati. Lì, non si sa per quale strano accadimento, riesce a sovrastare tutto il cast, coro compreso. Allora questi acuti ingolati? Un vero peccato. Ci si aspetta che li liberi dal fondo di un’ugola che ha un discreto colore ed evidentemente anche una proiezione di tutto rispetto. Impostazioni errate, purtroppo, accentuate poi da una “S” che diventa “T”, per un difetto di pronuncia…Ora, questa imperfezione naturale nel parlato, trascinata, ovviamente, nella dizione del canto, la si poteva perdonare al meraviglioso Radames di Nicola Martinucci. Ma qui, “Un trono vicino al Tol”, proprio non ha avuto granchè fascino, neanche nell’acuto finale, che ha seguito la tradizione, senza rispettare i pianissimo, addirittura quattro, nonché il “morendo” definitivo, che Verdi scrisse (esecuzione di matrice peppiniana pressoché impossibile, se non, forse, in falsetto) e sui quali tanti tenori hanno sbattutto la testa e rischiato la carriera.

Ciò detto, si attendeva Violeta Urmana Amneris... e qui l’attesa era piuttosto serena: la voce della Urmana è strepitosa in entrambi i ruoli, Amneris e Aida, ma meglio in Amneris. Al Met dunque ha sfoderato uno squillo degno dei tempi d’oro della Cossotto, con gravi anche molto ben messi e tutto il resto al proprio posto. Pericolo scampato, allora, gradimento palese in questa parte che è fondamentale nell’opera.

Giunge dunque Aida, Krassimira Stoyanova. Un po’ di palpitazione dello spettatore all’ingresso, qualche stridore nella zona acuta per cominciare, qualche grave un po’ affondato con una certa violenza tecnica per scurirlo…ma un crescendo, nel corso dell’opera. Una voce che sembra potenzialmente chiara, ma che è invece già conosciuta per essere robusta e forte, ben strutturata e dunque in grado di sostenere la parte, anche se, forse, non è per lei quella ideale. Sospiro di sollievo, dunque, e positivo apprezzamento per le italiche aspettative, fanatiche di un’eroina verdiana cara, difficile come poche e di tradizione che dire illustre è dire poco.

Gli scogli principali superati, non ci si poteva aspettare dall’Amonasro di George Gagnidze, sempiterno Scarpia, che una prestazione, oltretutto già collaudata nella stessa produzione, degna della sua fama e della sua mole.. Una voce gigantesca, che, se modulata con più gusto, potrebe essere eccellente in ogni parte, a patto di diversificare i personaggi…

Un po’ troppo vibrante ormai, in senso negativo, il Ramfis di quel celebre James Morris che debuttò nel ruolo al Met nel 1971; niente di eclatante gli altri interpreti, ma facciamo finta che sia andato tutto bene.

Una nota di lode al Coro del teatro newyorkese. Gran bella compagine, molto ben istruita da Donald Palumbo e molto bene in parte. Coloriti splendidi, forti giusti, fortissimi quando occorresse. Mica altra barriera da poco superata.

Ma non si è ancora parlato delle direzione d’orchestra, che nella produzione si è alternata con quella del M° Marco Armiliato. Solo per il gusto di tenerla per ultima e sottolinearla particolarmente, perchè era ottima: in questo caso, sul podio il trentaquattrenne Maestro milanese Daniele Rustioni, che ha galoppato con sicurezza da esperto cow boy nel deserto egizio, con competenza, tempi stretti, dinamiche italiane, cura dei dettagli, orchestrona del Met a tutto campo, ottima e abbondante, ma senza fare troppo rumore: producendo “suoni”, quelli giusti, anche nel clangore degli ottoni. Ottimo il sostegno dato agli interpreti. I giornali statunitensi lo hanno definito una “stella nascente”. Senza dubbio da sottolineare il suo ruolo fondamentale nella riuscita dell’intera opera, con un pizzico di orgoglio campanilistico per la sua italianità.

Che dire se non che il pubblico fosse in visibilio? Più volte, anche a scena aperta e non solo per la marcia trionfale, che è stata veramente degna di questo nome, soprattutto musicalmente a causa della suddetta staticità della regia (i cavalli in scena fanno sempre effetto, però), che si è ripercossa anche nei ballabili, coreografati da Alexei Ratmansky; ma trionfo in palcoscenico e in sala con applausi a scena aperta anche per molte altre parti dell’opera, che si sono dimostrate di grande pregnanza.

Dunque l’orecchio di gusto italiano ha goduto una splendida serata musicale, senza privarsi di associare l’occhio all’ascolto, perché i colori complementari delle scene di Gianni Quaranta, abilmente giocate anche sui toni dell’ocra, del giallo, dei bruni, dei turchesi e verdi, opportunamente illuminate da Gil Wechsler, erano anch’essi uno spettacolo. Faraonico, questa volta è il caso proprio di dirlo.

Natalia Di Bartolo © DiBartolocritic

PHOTOS © The Metropolitan Opera | Marti Sohl

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Carmen a Venezia: via il folclore spagnolo e largo alla modernità di Bieito.

Recensione di Salvatore Margarone e Federico Scatamburlo

Carmen è un’opéra-comique in quattro quadri di Georges Bizet, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845), ne apporta delle modifiche salienti tra cui l’introduzione dei personaggi di Escamillo e Micaela e il carattere di Don José, nel romanzo descritto come un bandito rozzo e brutale. Al libretto collaborò lo stesso Bizet che scrisse anche le parole della celebre habanera L’amour est un oiseau rebelle. La sua prima rappresentazione avvenne all’Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875. Inizialmente l’opera non ebbe grande successo così che Bizet, morto tre mesi dopo la prima rappresentazione, non poté vederne la fortuna.

Tra gli spettacoli del passato recente, la Carmen ideata da Calixto Bieito è senza dubbio uno degli spettacoli meglio riusciti degli ultimi anni.

Ripresa in questi giorni al Teatro La Fenice di Venezia, con le scene di Alfons Flores che non lasciano spazio al folclore spagnolo riducendo al minimalismo un palcoscenico fatto di desolazione, sceglie di ricordare la corrida solamente con una grande sagoma di un toro sul palco e mette i contrabbandieri a bordo di vecchie Mercedes ammaccate. I costumi, di Mercè Paloma, spogliano la folla dai soliti abiti spagnoleggianti  e ricrea figure che rimarcano ancor di più il periodo franchista, ove è collocata la storia in questo caso, e mette in risalto le personificazioni principali del racconto: polizia e corruzione da una parte, e la libertà femminile di Carmen dall’altra, sfociando infine in miseria e cruda violenza.

La Spagna è rievocata da una bandiera a centro palco che svetta con i suoi colori giallo e rosso, quegli stessi colori che verranno ricordati dalla terra e dal sangue per l’intera opera.

Se poi a tutto questo si aggiunge un gioco di luci perfettamente adatto ad uno spettacolo del genere create da Alberto Rodriguez Vega, ecco che la magia prende corpo.

Ma non basta solo questo affinché uno spettacolo così teatrale sia perfetto, serve anche un ottimo direttore d’orchestra che sappia ricamare musicalmente una trama perfettamente intrecciata, e così è stato: Myung-Whun Chung dirige questa Carmen con eccellente polso, raccontando con la musica esattamente quello che accade in scena, senza mai uscire da uno schema ben predefinito e chiaro, riuscendo a calibrare volumi orchestrali importanti senza mai nulla togliere alla musica stessa. La sua bacchetta traccia sin dall’Overture iniziale un chiaro gesto sicuro fatto di ottimo fraseggio e gusto musicale, anche se qualche taglio qua e la è stato fatto sulla partitura originale e riducendo al minimo i dialoghi interni all’opera.

Ottimo il cast scelto per questa messa in scena: una splendida Veronica Simeoni dipinge una Carmen sfacciata ma non squallida, sicura di sé e ribelle al punto giusto, evita i manierismi e gioca con la sua voce pensando molto al personaggio che interpreta. Bella la sua Habanera, molto discorsiva e senza i mille accenti che sentiamo continuamente nelle esecuzioni.

Il “suo” Don José (nella realtà marito della Simeoni), è Roberto Aronica: dallo squillo facile e dal bel fraseggio è in piena sintonia con la “sua” Carmen e tutto il resto della compagine vocale; qualche defaillance c’è stata, ma passa in secondo piano in confronto ai momenti eccellenti in scena.

Buona la performance di Escamillo interpretato dal giovane Vito Priante: cantante raffinato (fin troppo per quest’opera), la parte non gli calza a pennello, ma la sua grazia vocale e la sua sensibilità lo salvano sempre.

Ekaterina Bakanova è Micaela: non si risparmia sul palcoscenico, sempre attenta al dettaglio sia vocale che nei gesti, incarna la giovane donna della storia ed incanta con la sua voce cristallina.

Ottimo anche il resto del cast: Laura Verrecchia (Mercedes), Claudia Pavone (Frasquita), Armando Noguera e Loïc Félix (rispettivamente Dancaire e Remendado), Matteo Ferrara (Zuniga), Francesco Salvadori (Moralès), Cesare Baroni (Lillas Pastia).

Impeccabile come sempre l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, come il Coro, diretto da Claudio Marino Moretti,  che ha un ruolo importantissimo in quest’opéra-comique, oltre ai Piccoli Cantori Veneziani diretti dal maestro  Diana D’Alessio.

Peccato solo che in questa realizzazione non ci sia stato spazio per il balletto, tipico del grand-opera.

Recite da tutto esaurito per il Teatro per uno dei titoli più famosi del repertorio operistico.

(La recensione si riferisce alla recita del 31 marzo 2017)

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BANDO “MASTERCLASS DI CANTO LIRICO E INTERPRETAZIONE PER L’AZIONE SCENICA ESPRESSIVA DELL’OPERA LIRICA CAVALLERIA RUSTICANA DI PIETRO MASCAGNI”.

1 GIUGNO / 10 GIUGNO 2017

Scadenza Iscrizioni: 20 maggio 2017

L’Associazione Parma OperArt indice una MASTERCLASS di preparazione al DEBUTTO DELL’OPERA LIRICA “CAVALLERIA RUSTICANA” di P. Mascagni che andrà in scena Sabato 10 giugno 2017 al Teatro VERDI di BUSSETO.

REGOLAMENTO

ART. 1.

L’ AUDIZIONE per partecipare alla Masterclass è gratuita e si svolgerà giovedì 1 giugno 2017 nei locali dell’Accademia di Busseto (Piazza Verdi, di fianco al teatro), dalle ore 10.30 alle ore 18.30. Per partecipare all’audizione è necessario inviare la propria iscrizione via email a info@parmaoperart.com con i propri dati, il ruolo per il quale ci si presenta e la romanza che si eseguirà in audizione. A fine giornata saranno comunicati i nomi di coloro che verranno selezionati per frequentare la masterclass e debuttare l’Opera di Mascagni.

ART. 2

Chi si presenta in audizione è tenuto, se selezionato, a frequentare la Masterclass di preparazione al debutto dell’opera “Cavalleria Rusticana” al costo di euro 400,00 che dovranno essere pagati entro le 24 ore. Chi non intende frequentare la Masterclass deve evitare di presentarsi all’audizione. Un’apposita giuria selezionerà i dieci allievi che frequenteranno la Masterclass da cui ne uscirà il primo e secondo cast. Ciò non toglie che altri allievi, se vogliono, possono iscriversi alla Masterclass per studiare il repertorio, benché non selezionati per il debutto dell’Opera.

ART. 3 – SELEZIONE

Le audizioni sono finalizzate alla selezione dei ruoli dell’Opera “Cavalleria Rusticana” e precisamente: Santuzza (soprano), Turiddu (tenore), Lucia (contralto), Alfio (baritono), Lola (mezzosoprano).

ART. 4 – MASTERCLASS

Coloro i quali potranno partecipare alla Masterclass e all’allestimento dell’Opera “Cavalleria Rusticana” avranno la possibilità di perfezionarsi vocalmente, musicalmente e anche riguardo l’azione scenica espressiva e interpretativa.

La Masterclass vera e propria si svolgerà dal 3 Giugno al 9 giugno 2017, con debutto in Opera il 10 giugno 2017 sotto la guida del M° Roberto Barrali per tecnica vocale e studio dello spartito; sotto la guida del M° Lorenzo Bizzarri per interpretazione vocale finalizzata alla rappresentazione che sarà diretta dallo stesso M° Bizzarri, direttore d’orchestra; prove di interpretazione scenica e regia con Eddy Lovaglio e prove d’insieme con il direttore d’orchestra, M° Lorenzo Bizzarri, in occasione della prova generale in teatro il 10 giugno 2017 e conseguente recita al Teatro Verdi di Busseto, gioiello delle terre Verdiane.

I cantanti lirici selezionati hanno l’obbligo di garantire la loro presenza e Parma OperArt potrà decidere di non assegnare i ruoli per i quali i cantanti non avranno mostrato dedizione e studio. A tutti i partecipanti della Masterclass verrà consegnato un diploma di frequenza e merito.

ART. 5 – DOMANDA DI ISCRIZIONE – CAUZIONE

E’ possibile iscriversi all’audizione tramite email all’indirizzo: info@parmaoperart.com entro il 20 maggio 2017.

Chi si presenta in audizione deve versare una quota a titolo di cauzione di euro 100,00 prima dell’esibizione canora che sarà restituita a fine audizioni. Tale cauzione sarà trattenuta solo nel caso in cui il cantante selezionato per la masterclass rinunci a frequentare la masterclass stessa.

ART. 6 – OPPORTUNITA’

Coloro che saranno selezionati per il debutto del 10 giugno 2017 dovranno rendersi disponibili per la recita e le eventuali repliche. In caso contrario saranno sostituiti dal secondo cast. Il secondo cast ha l’obbligo di rendersi disponibile in caso di malattia o qualsivoglia altro impedimento di uno o più ruoli del primo cast. L’organizzazione offre l’opportunità di un debutto importante in un teatro importante come il Teatro Verdi di Busseto in occasione della recita del 10 giugno 2017 che sarà con orchestra, coro, costumi e scene.

Mentre per le repliche successive (date da definire) l’organizzazione mette a disposizione dei partecipanti alla masterclass un compenso di euro 200,00 (duecento//00) per ogni ruolo e per ogni replica.

ART. 7

Non è previsto alcun rimborso per le spese di viaggio e/o permanenza per il periodo della Masterclass e della recita. Gli organizzatori segnaleranno agli interessati le condizioni più vantaggiose per il soggiorno.

ART. 8

Eventuali riprese video o audio della recita finale non comporteranno diritto a compensi ed è implicito il rilascio della liberatoria una volta sottoscritta l’adesione alla Masterclass.

ART. 9 – NORME FINALI L’iscrizione all’audizione implica la piena accettazione delle presenti norme. L’organizzazione si riserva la facoltà di modificare il regolamento avendo cura di darne una tempestiva comunicazione agli interessati. L’organizzazione non si assume la responsabilità di eventuali danni a persone o cose che potessero verificarsi durante il corso dell’audizione e della produzione finale.

Per qualsiasi informazione: Associazione Parma OperArt APS e ASD – Via G. Garibaldi n. 57 – 43121 Parma http://www.parmaoperart.com Contatti: Tel: +39 0521 1641083 – Cell. +39 0935075 – Email: info@parmaoperart.com

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Fiorenza Cedolins e Marcello Giordani, Tosca e Cavaradossi al Massimo di Palermo.

RECENSIONE di Natalia Di Bartolo © dibartolocritic

Viene da pensare, a volte, assistendo dal vivo ad un’opera arcinota come Tosca di Giacomo Puccini, che se lo stesso cast in scena oggi si fosse presentato in palcoscenico vent’anni fa, l’effetto sarebbe stato prorompente.
Eppure alcuni cantanti della generazione d’oro degli anni ’80 e ’90 sono ancora sul palcoscenico e li ritroviamo ancora oggi sorprendenti. Probabilmente, in un successivo ricambio generazionale, la longevità delle voci non sarà la stessa: diversi i tempi, diversi i maestri, diversa, forse, anche la tempra.
Tempra d’acciaio, sempre in gioco, quindi, a Palermo, per Fiorenza Cedolins e Marcello Giordani, rispettivamente Tosca e Cavaradossi nella produzione del Teatro Massimo di Palermo, realizzata dal Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ed andata in scena il 2 aprile 2017.
Fiorenza Cedolins ha cantato uno dei suoi must sulla scena e, obiettivamente, la voce, non è più quella di un tempo. Ha perso spessore nel registro medio e acuto, i filati e i piano le risultano difficili da governare e i portamenti sono eccessivi e stirati. Eppure ha sprazzi di grandezza, così come momenti di cedimento, come quello in cui, pur bissandola, in “Vissi d’arte” per due volte non ha centrato l’acuto su quel famoso SI bemolle nella parola “Signor”: lo ha solo sfiorato dal basso, meglio la seconda che la prima volta; e il finale della prima esecuzione era calante non poco anch’esso.
Pur mancando la scena di tendaggi a cui aggrapparsi, comunque, la Cedolins, scenicamente ancora oggi può essere considerata una figura di riferimento per questo personaggio, al quale però ha conferito, soprattutto nel rapporto con Scarpia, un che di lascivia che Tosca non possiede; così come l’ha resa svenevole, incline alle smorfie bamboleggianti, non eroina tragica o addirittura grandguignolesca, come sempre ci è stata porta, da Sardou prima e da Puccini poi. Punti di vista, probabilmente accentuati dalla regia di Mario Pontiggia, non sempre condivisibili, ma, ovviamente, indiscutibile presenza scenica.
Quanto a Marcello Giordani, reduce da una buona prova nella Manon Lescaut a Catania, nella sovrana parte pucciniana ha riversato tutta la propria generosità d’interprete in una voce che, anche qui, purtroppo, risente dell’usura del tempo e della stanchezza di prove ardue che si susseguono in tempi ristretti. Bis pure per lui di “E lucevan le stelle”, meglio riuscito anche qui alla seconda performance. In questo caso, è stata non solo l’imprevedibilità della risposta di una voce non più fresca, ma anche, probabilmente, l’emozione che gioca brutti scherzi ancora oggi perfino ai grandi interpreti, che sono i primi, in quanto grandi, a rendersi conto dei limiti del proprio mezzo vocale a rischio e, dunque, a temerlo. E’ anche per questo che i bis studiati a tavolino dovrebbero essere evitati. Indiscutibile, anche per lui, la presenza scenica.
Di impasto corposo, così come corposa è la stazza, meno quanto a volume, la voce del baritono Sebastian Catana, Scarpia, che ha fornito la prova di maggiore freschezza timbrica, nonostante non fosse particolarmente espressivo scenicamente.
Gradevole il sagrestano Paolo Orecchia, altrettanto l’Angelotti di Romano Dal Zovo, corretti gli altri interpreti, ben istruito da Piero Monti il Coro, anche quello di voci bianche, del Teatro Massimo.
Last, but not least, la concertazione e direzione d’orchestra del M° Gianluca Martinenghi, che ha retto con buon polso l’orchestra del teatro palermitano, donando belle dinamiche pucciniane e bei colori, nonostante, in buca, qualche momento d’incertezza abbia incrinato la resa dell’ottima orchestra del Massimo.
La regia di Mario Pontiggia era abbastanza curata, ma, probabilmente per non mostrarsi routinaria in un allestimento tradizionale, non solo pare aver lasciato campo libero ai virtuosismi scenici della Cedolins, ma anche l’ha fatta muovere o restare ferma in momenti poco confacentisi allo svolgimento della vicenda: nella scena precedente il “Vittoria” di Cavaradossi al secondo atto, una Tosca accasciata da una parte e non, invece, avvinghiata all’amante “qual leopardo” come recita il libretto, è risultata quanto meno inconsueta. Ovviamente, l’insieme scenico ha pagato in termini di tensione drammatica, che calava decisamente di tono con imprevisti alti e bassi. Un tira e molla di emozione-relax, insomma, che non ha giovato alla coerenza dello spettacolo, comunque di complessivo buon livello.
Il tutto in una messa in scena, illuminata dalle luci di Bruno Ciulli, che al primo atto appariva sontuosa, ancor di più al secondo, calando di tono al terzo, in cui il retaggio del pavimento lucido della gemella La Traviata, in partenza in tournée con Tosca per il Giappone, si faceva sentire in tutta la sua sgradevolezza. Meno che ne La Traviata, anche in Tosca, quindi, lo scenografo Francesco Zito ha oscillato, a decrescere, tra un atto e l’altro nella qualità e nello stile della messa in scena, curando invece con attenzione i costumi.
Grande successo di pubblico per un’opera di così tanto richiamo, in un teatro che sta giustamente sperimentando di aprirsi anche al pubblico esterno, sia con i maxi schermi in piazza, che con la trasmisione in diretta streaming. Lodevoli iniziative.

Natalia Di Bartolo © dibartolocritic
PHOTOS: © Rosellina Garbo

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