Rediscovered Operas Series, un concetto innovativo per risvegliare l’interesse nelle opere dimenticate.

La collana editoriale “Rediscovered Opera Series” è stata creata da Idea Press per proporre la riscoperta di alcune opere dei secoli XVIII e XIX. Erano opere scritte e messe in musica che, per ragioni incomprensibili, non hanno avuto la risposta che meritavano nel mondo della musica e dell’opera o hanno avuto successo, ma sono state dimenticate nel corso degli anni. Il loro obiettivo è di presentare i libretti originali con un editing che non cambia né lo stile di scrittura né la lingua del testo originale, ma corregge eventuali errori di battitura e omissioni causate dal danno che i libretti originali potrebbero aver subito.

A ciò gli autori hanno aggiunto una breve ma appropriata biografia del librettista e del compositore, una storia del teatro in cui l’opera è stata eseguita per la prima volta e, quando disponibile, prefazioni, articoli e introduzioni dei tempi che offrono una migliore comprensione del contenuto dei libretti, sia come composizioni poetiche sia come racconti. Speriamo che questa loro impresa contribuisca a riaccendere l’interesse dei musicologi e del grande pubblico in queste meritevoli e meravigliose opere.

 

 

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STAY HOME WITH RUSSIAN SEASONS: ONLINE BALLETTI E OPERE DELLE COMPAGNIE RUSSE

ROMA\ aise\ – Il progetto culturale internazionale “Le Stagioni Russe” continua, a causa della pandemia da coronavirus, la propria attività online, nell’ambito del progetto “Stay home with Russian Seasons”, attraverso il quale vengono resi accessibili i materiali video delle compagnie artistiche russe e degli enti di cultura importanti che hanno preso parte delle “Stagioni Russe-2020” e delle sue edizioni precedenti.
Quella in procinto di partire sarà dunque la terza settimana del progetto e sarà dedicata agli eventi più brillanti de “Le Stagioni” svoltesi in Italia e Germania. Ieri il primo, mercoledì e venerdì altri due, sono gli spettacoli che il progetto offrirà al pubblico.
Durante il primo appuntamento, svolto ieri, è stata “La bohème” di Puccini la protagonista.


Per l’appuntamento di domani, invece, alle 19.00 gli ammiratori della cultura russa potranno assistere online al grandioso balletto sul ghiaccio di Il’ja Averbukh “Romeo e Giulietta”, (che è stato presentato su uno dei palchi scenici più famosi d’Europa – sull’Arena di Verona – nell’ambito delle “Stagioni Russe” in Italia).
“Per me – osserva Il’ja Averbukh – lo spettacolo “Romeo e Giulietta” ha rappresentato la conferma del fatto che ormai abbiamo raggiunto un livello veramente nuovo nel mettere in scena gli show sul ghiaccio. È infatti uno show di altissimo livello mondiale. Siamo riusciti a creare un balletto che per le sue dimensioni, per le soluzioni visuali e scenografiche ardite supera in grande misura tutto ciò che era stato creato prima di esso”.
Lo spettacolo di venerdì prossimo, infine, sarà sempre alle 19.00 e proporrà il concerto della compagnia di camera “I solisti di Mosca”, diretta da Yurij Bashmet, svoltosi nell’ambito del concerto della chiusura solenne del progetto delle “Stagioni Russe” in Germania. Nella celebre Elbphilarmonie – Sala filarmonica sull’Elba – i musicisti hanno eseguito i pezzi musicali di Alfred Shnitke (“Sonata in trio per l’orchestra d’archi”), Kuz’ma Bodrov (“Cinque riflessi sul tema del capriccio di Paganini”), Piotr Ciajkovskij (sestetto d’archi “Souvenir de Florence”). È degno di nota che l’evento abbia avuto luogo nell’anno dell’85-esimo anniversario della nascita di A. Shnitke. Si ricorda che quella sera alla Elbphilarmonie erano presenti anche molti personaggi importanti, tra cui l’ex Cancelliere federale tedesco Gerhard Schröder che ha elogiato con tanta ammirazione l’esecuzione musicale del collettivo russo. Grazie al progetto Stay home with Russian Seasons la registrazione ufficiale del concerto è accessibile a tutti gli amanti della musica classica.
“Il progetto delle “Stagioni” – sostiene il direttore dell’Ente autonomo non commerciale “Le Stagioni Russe” Alexej Lebedev – ha superato i confini nazionali e statali. L’idea di creare un servizio online ha già trovato sostenitori negli Ambasciatori plenipotenziari dei Paesi che partecipano direttamente al progetto, nonché tra gli esponenti della cultura. Stiamo continuando la nostra attività e prepareremo degli eventi speciali interessanti per chi ci segue. La nostra missione comune, nel superare le odierne difficoltà, è quella di coltivare la bellezza, sostenerci a vicenda, conservare i legami culturali e conoscere meglio l’un l’altro”. (aise)

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Luigi Capotorti, violinista di talento e compositore di spicco nel panorama musicale napoletano nella prima metà dell’800, riscoperto con gli inediti.

LUIGI GIUSEPPE CAPOTORTI
(1767 – 1842)
Coro polifonico “L. Capotorti”
diretto dal M° Nicola Petruzzella
note di Annamaria Bonsante
Digressione Music, 2020
In occasione dell’anniversario della nascita di Luigi Giuseppe Capotorti,  l’Associazione omonima ha ideato, progettato e realizzato un percorso di studi e di riscoperta che desse il giusto valore alla figura e all’opera del compositore molfettese. Sicuramente una sfida contro l’oblio del tempo e insieme un atto dovuto di conoscenza rivolto alle nuove generazioni perché ne abbiano memoria. Il disco e la pubblicazione in edizione critica, sono il frutto di questa ricerca. Il Maestro Luigi Capotorti fu violinista di talento e compositore di spicco nel panorama musicale napoletano. Ebbe successo e fama nella prima metà dell’Ottocento e insieme ai tanti musicisti pugliesi che studiavano e operavano a Napoli fu parte di quell’ “attivismo mercantile”, che caratterizzò, come ha scritto il critico Moliterni, il dinamismo musicale di quel tempo. Le sue opere, eseguite e salutate con grande interesse dal pubblico dell’epoca e riconosciute dalla critica del tempo, meritano ancora oggi una grande attenzione da parte di tutti.
L’incontro con l’etichetta pugliese Digressione Music che da anni s’impegna nel recupero, valorizzazione e pubblicazione di repertori inediti, ha reso possibile l’incisione di questo repertorio.Il programma di questo disco si sofferma su alcune sue pagine sacre e strumentali, eseguite in versione originale con edizioni d’uso filologiche e non attraverso arrangiamenti o trascrizioni.
Le fonti scelte sono rare, alcune poco note, alcune autografe, tutte custodite in Italia: la “Nuova Messa per solennità festiva” dell’Archivio Storico Diocesano di Molfetta; l’arietta “Innocente Verginella” appartenente al Fondo delle Benedettine di San Severo; “L’Augurio del Santo Natale” e la “Sinfonia scritta a piena orchestra e ridotta per P.F.” provenienti dalla Biblioteca di San Pietro a Majella; il “Divertimento grazioso” custodito a Milano nel Fondo Noseda del Conservatorio.
Un lavoro rigoroso ed un’esecuzione coerente che fanno di questo disco un ulteriore prezioso tassella nella composizione del tessuto musicale Pugliese storicamente passato ma che continua ad animare la feconda e ricca attività musicale meridionale.LUIGI GIUSEPPE CAPOTORTI
(1767 – 1842)
Coro polifonico “L. Capotorti
Barbara Massaro Soprano
Antonella Colaianni Mezzosoprano
Francesca Faleo Violino
Vito della Valle di Pompei Pianoforte
Nicola Petruzzella Direzione
note di Annamaria Bonsante
Digressione Music, 2020   Nuova Messa per Solennità Festiva

1.  Kyrie
2.  Gloria in excelsis
3.  Domine Deus
4.  Qui tollis
5.  Qui sedes
6.  Cum Sancto Spiritu
7.  Divertimento grazioso
8.  L’augurio del Santo Natale
9.  Sinfonia
10. Innocente verginella

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#Wunderkammer il museo delle meraviglie 15 febbraio – 21 giugno 2020

Istituzione Bologna Musei | Museo internazionale e biblioteca della musica 
#Wunderkammer il museo delle meraviglie 15 febbraio – 21 giugno 2020

Prosegue nel 2020 la linea di indirizzo che il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna ha intrapreso negli ultimi due anni, aprendo ogni programmazione annuale di attività con un ciclo semestrale di iniziative dedicate alla fruizione e alla scoperta di tesori nascosti e meno conosciuti presenti nelle proprie collezioni. 

A questi obiettivi risponde #Wunderkammer il museo delle meraviglie, la rassegna che si pro- pone di valorizzare il complesso patrimonio costituito dalle raccolte permanenti di beni musica- li, librari e artistici, incentivandone la conoscenza presso un ampio pubblico attraverso un unico contenitore in cui si integrano esperienze diversificate – concerti, narrazioni musicali, visite guidate – realizzate in collaborazione con realtà del mondo musicale operanti sul territorio e non solo. 

La nuova edizione, in programma dal 15 febbraio al 21 giugno 2020, si compone di un ricco pa- linsesto di 33 appuntamenti articolati in quattro distinte sezioni tematiche: Com’è fatto? la musica vista da dentro; Variazioni le visite che non ti aspetti; #wk narrazioni musicali; Insolita la musica che non ti aspetti. Numerose e importanti le collaborazioni in essere con Special- mente in biblioteca (rete di biblioteche specializzate di Bologna e provincia), Associazione Athena Musica, Associazione culturale Il Saggiatore musicale, Conservatorio G.B. Martini di Bo- logna, Accademia Musica Antica di Milano, Respighi Project, Nicola Ferroni, Kalendamaya – Festival Internazionale di Cultura e Musica Antica, Associazione Culturale “Gli Invaghiti”, Fondazione Camillo Caetani, Festa della Musica.

Com’è fatto? la musica vista da dentro Strumenti. Anche senza specificare “musicali”, per tutti la loro funzione è scontata: produrre suoni organizzati rispondenti alle specifiche esigenze di ogni cultura del pianeta, di oggi o del passato. Ma sappiamo davvero qual è la loro storia, il perché dei materiali usati e delle forme modellate da secoli di tecniche, stili, sapienza (e segreti) artigianali? La cosa migliore è chie- derlo ai costruttori di oggi che, nelle quattro lezioni musicali di Com’è fatto?, ci accompagne- ranno in un viaggio (letteralmente) “dentro“ la musica alla scoperta delle straordinarie proprie- tà acustiche del legno e della storia degli strumenti ad arco, dei segreti nella costruzione del cornetto, per finire con l’organo ad ala, costruito dal maestro organaro Nicola Ferroni, che sarà “ospite” del museo e protagonista in diversi concerti della rassegna. 

Variazioni le visite che non ti aspetti con gli appuntamenti domenicali di Musica da vedere, le speciali visite guidate “a rilascio prolungato” in cui, dalle ore 10.30 alle 13 e dalle 15 alle

17.30, un esperto del museo è a disposizione del pubblico in visita per rispondere a tutte le do- mande sul museo, per un percorso guidato (ma non troppo…) attraverso sei secoli di storia del- la musica. Poi la visita sonata di domenica 22 marzo alla riscoperta della musica e della vita di Pietro Degli Antonii a 300 anni dalla morte di questo straordinario (e oggi purtroppo poco cono- sciuto) interprete e compositore bolognese. Infine il laboratorio coreutico “a competenza zero“ in cui con Enrica Sabatini (una delle massime esperte in Italia) i partecipanti potranno ricreare l’atmosfera e le coreografie originali di una danza d’epoca e poi si esibiranno in una visita dan- zata nelle sale con la compagnia di danza rinascimentale Guglielmo Ebreo da Pesaro alla sco- perta della collezione degli antichi trattati di danza esposti in museo.

#wk narrazioni musicali #wk, ovvero le narrazioni musicali alla scoperta dei segreti della collezione del Museo della Musica. A febbraio tornano gli ormai tradizionali incontri di ri-Creazioni, in collaborazione con Associazione Athena Musica – Università di Bologna, il cui scopo è ri-creare il volto delle collezioni raccontando le storie di uno strumento musicale, di un dipinto, di uno spartito. Così, la ricreazione delle collezioni museali è al tempo stesso ricreazione della mente di chi ascolta, della parte dimenticata del passato che ci appartiene. Marzo sarà invece il mese delle proposte editoriali su Bach, Verdi e Mascagni selezionate da Il Saggiatore musicale, nonché della presentazione dedicata al secolo d’oro della musica napole- tana e dell’anteprima de La Corda Spezzata, musical barocco ispirato alla vita di Alessandro Stradella. 

Insolita la musica che non ti aspetti è la rassegna di concerti in cui i tesori musicali del museo e della biblioteca tornano a (ri)suonare! Infatti, tutti i programmi di concerto vengono selezio- nati in quanto legati a un manoscritto, un’edizione a stampa, una lettera, un dipinto apparte- nenti alle collezioni del museo. E Insolita sarà anche l’occasione per vederli “da molto vicino”: il simbolo del quarto d’ora (anti) accademico segnala che gli esperti del museo mostreranno uno dei pezzi unici della collezione legato al programma del concerto che seguirà. Si parte in aprile con le musiche per chitarra e fortepiano del Duo Savigni (CD Amadeus di gennaio) e con il barocco tra colto e popolare sulle ali dell’Aria di Follia. A maggio il primo appuntamento del Respighi Project dell’Orchestra del Baraccano, seguito dal concerto di Sensus sugli strumenti ri- costruiti a partire da quelli dipinti da Raffaello Sanzio e dalla tappa bolognese del particolare biathlon culturale “verso Roma” della violinista tedesca Franziska Strohmayr. E ancora l’origina- lissimo programma de Il Paradiso 1616 sul repertorio italiano per trombone rinascimentale, vio- lino e organo e la prima esecuzione moderna dei 48 Versetti e 25 Canzoni di autore anonimo di metà Seicento, tra i più antichi partimenti per tastiera, recentemente riscoperti in biblioteca da Matteo Messori. Per concludere, il Vivaldi “stravagante“ degli Invaghiti (e le celebri edizioni vivaldiane conservate in museo) e l’excursus sul madrigale del giovanissimo ma straordinario Gualaburno ensemble. 

Programma 

Com’è fatto? la musica vista da dentro Sabato 15 febbraio h 17.00 L’albero vibrante. Il suono del legno negli strumenti musicali Narrazione musicale con Ensemble Centotrecento: Marco Ferrari (strumenti a fiato antichi e moderni), Fabio Tricomi (strumenti ad arco antichi e moderni, tromba marina, percussioni e scacciapensieri), Fabio Resta (ney, kaval, cornamuse), Diego Resta (tambur, liuto, gadulka) Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili Nell’ambito del programma di Corpo Terrestre, festival promosso da Specialmente in biblioteca – rete delle biblioteche specializzate di Bologna. Un’affascinante lezione musicale dedicata alle eccezionali proprietà acustiche del legno, alla costruzione degli strumenti musicali e alla trasformazione delle tradizioni nella liuteria in compagnia dell’Ensemble Centotrecento, collettivo di musicisti specializzato nella ricerca sulle prassi esecutive antiche e moderne. 

#wk narrazioni musicali – ri-Creazioni IV in collaborazione con Associazione Athena Musica Domenica 16 febbraio h 17.00 Ancor che col partire. Storia, metamorfosi e fortuna di un madrigale Narrazione musicale con Vania dal Maso Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili La prima narrazione musicale della quarta edizione di ri-Creazioni ripercorre le vicende di uno tra i più famosi madrigali di Cipriano de Rore, ne illustra la fortuna, la diffusione e le metamorfosi passando in rassegna le varie ri-Creazioni del madrigale stesso (gran parte delle quali con- servate nella nostra biblioteca): versioni strumentali in spartiture, intavolature e con diminuzioni, per giungere alla parodia di Orazio Vecchi e alla ‘tramutazione’ operata da Adriano Ban- chieri.

#wk narrazioni musicali – ri-Creazioni IV in collaborazione con Associazione Athena Musica Sabato 22 febbraio h 17.00 Le stampe musicali di Ottaviano Petrucci. La nascita della stampa e del concetto di autore musicale Narrazione musicale con Paolo Cecchi Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili Le stampe di Petrucci custodite presso il Museo della Musica costituiscono una parte importante della complessiva produzione del primo stampatore musicale della storia. Nella narrazione musicale di Paolo Cecchi, uno dei massimi esperti di storiografia della musica italiani, verranno illustrate le caratteristiche materiali delle stampe, i repertori e i sottorepertori in esse rappresentati, e verrà infine illustrato come le prime edizioni petrucciane (soprat- tutto le edizioni monografiche dedicate a Josquin des Prez) contribuirono in modo decisivo a diffondere l’idea che il compositore fosse in tutto e per tutto un autore, la cui importanza so- ciale divenne in parte simile a quella dell’autore di testi letterari.

#wk narrazioni musicali – ri-Creazioni IV in collaborazione con Associazione Athena Musica Domenica 1 marzo h 17.00 Ugolino da Orvieto glorioso musico e inventor delle note sopra gli articoli delle dita delle mani Narrazione musicale con Paolo Vittorelli Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili Il Museo della Musica possiede due testimoni parziali del più ampio trattato musicale della prima metà del Quattrocento, la Declaratio Musicae Disciplinae di Ugolino da Orvieto. Oltre ai due codici, il museo consente di esaminare anche la storia della ricezione del trattato, specialmente nel periodo settecentesco. Notevoli testimonianze in questo senso sono infatti le lettere di un confratello ferrarese di Padre Martini, Giovanni Giacinto Sbaraglia: nonostante le indefesse ricerche dei due conventuali sembra che l’erudito frate bolognese non sia riuscito nell’intento di possedere l’intera Declaratio. Ma la storia e l’interesse per questo incredibile documento musicale continua anche nell’Otto- cento con le ricerche di Gaetano Gaspari e, come dimostra la prossima pubblicazione della bio- grafia di Ugolino da Orvieto, a tutt’oggi non è ancora terminata…

#wk narrazioni musicali – i libri de Il Saggiatore musicale Venerdì 6 marzo h 17.45 Bach: una biografia musicale di Peter Williams (Astrolabio-Ubaldini, 2019 – traduzione di Maurizio Giani) Piero Mioli incontra Maurizio Giani, Raffaele Mellace Musiche dal vivo con gli allievi del Conservatorio G.B. Martini di Bologna Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili Considerato da decenni uno dei maggiori conoscitori di J.S. Bach e della musica strumentale dell’età barocca, Peter Williams viene pubblicato per la prima volta in traduzione italiana, con quello che a buon diritto può essere considerato il suo testamento spirituale. Gravemente malato, Williams si è spento il 20 marzo 2016, poche ore dopo aver faticosamente terminato la lettura delle bozze di questa poderosa monografia, e per una singolare ironia della sorte pochissimi minuti prima della mezzanotte del 21 marzo, anniversario della nascita del compositore cui aveva dedicato tanta parte della propria esistenza. E a una conoscenza ineguagliata della musica vocale, strumentale, e soprattutto per tastiera, sia contemporanea sia precedente alla comparsa dell’opera di Bach, Peter Williams unisce quel- la capacità di penetrazione musicale che solo i virtuosi possono acquisire nel loro repertorio. A ciò si aggiunga che la conoscenza diretta degli organi storici di tutto il continente europeo, ac- quisita da Williams in anni di viaggi anche nell’allora difficilmente penetrabile Repubblica De- mocratica Tedesca, era ed è ancora un unicum tra gli studiosi dello strumento. 

#wk narrazioni musicali – ri-Creazioni IV in collaborazione con Associazione Athena Musica Domenica 8 marzo h 17.00 Mosé risorto dall’acque. Giovanni Battista Bassani e l’oratorio musicale in Emilia Narrazione musicale con Nicola Badolato Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili  

L’attività musicale di Giovanni Battista Bassani, padovano d’origine e ferrarese d’adozione, è indissolubilmente legata al genere musicale dell’oratorio: con L’esaltazione di S. Croce (1675), L’Epulone (1675), La tromba della divina misericordia (1676) si contraddistinse negli ambienti culturali di Ferrara, Modena e Bologna tra fine Sei e inizio Settecento. La narrazione di Nicola Badolato illustrerà i “lavori in corso” per l’edizione critica del Mosè ri- sorto dall’acque (posseduto dal museo), eseguito per la prima volta nel 1696 nell’Accademia della Morte di Ferrara e replicato a Bologna due anni dopo nella residenza privata del conte Ludovico Rizzardo Malvasia.

#wk narrazioni musicali – i libri de Il Saggiatore musicale Venerdì 13 marzo h 17.45 Verdi e il Théâtre Italien di Parigi (1845-1856) di Ruben Vernazza (LIM – DE SONO, 2019) Piero Mioli incontra Alessandro Roccatagliati Musiche dal vivo con gli allievi del Conservatorio G.B. Martini di Bologna Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili Quale ruolo svolse il Théâtre Italien di Parigi nella relazione privilegiata che legò Verdi alla Francia? Fino ad oggi gli studiosi hanno lasciato quasi del tutto inevasa questa domanda. Eppure proprio il Théâtre Italien, istituzione votata specificamente all’esecuzione di opere ita- liane in lingua originale, fino alla sua chiusura, nel 1878, fu di gran lunga il palcoscenico parigi- no sul quale si diede con maggior frequenza e costanza la musica del compositore. Della storia dei legami fra Verdi, le sue opere e il Théâtre Italien, questo libro indaga le tormentate fasi comprese fra gli esordi (Nabucodonosor, 1845) e i primi trionfi (Il trovatore, 1854-56). 

Variazioni le visite che non ti aspetti Domenica 15 marzo h 10.30 – 13.00 / h 15.00 – 17.30 Musica da vedere Visita guidata “a domanda aperta” alle collezioni del Museo della Musica Con Giuseppe Ayroldi Sagarriga (Museo della Musica) Ingresso con biglietto museo Mozart sbagliava i compiti? La tastiera perfetta è insuonabile? Wagner era bolognese? Nell’orchestra di Respighi c’era un giradischi? Non lo sapete? Allora, da non perdere gli appuntamenti domenicali di Musica da vedere, le speciali visite gui- date “a rilascio prolungato” in cui, dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.30, troverete un esperto a vostra disposizione per rispondere a queste e a tutte le altre domande che vi verran- no in mente sul museo, per un percorso guidato (ma non troppo…) attraverso sei secoli di sto- ria della musica. 

#wk narrazioni musicali – i libri de Il Saggiatore musicale Venerdì 20 marzo h 17.45 Pietro Mascagni di Cesare Orselli (NeoClassica, 2019) Piero Mioli incontra Marco Targa Musiche dal vivo con gli allievi del Conservatorio G.B. Martini Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili 

Che cosa conosciamo di Pietro Mascagni, oltre a Cavalleria Rusticana? Eppure una quindicina sono i suoi melodrammi, e numerose sono le composizioni per orchestra, da camera, per pianoforte, ampio il repertorio corale (sia sacro che profano), curioso il suo in- teresse per il teatro e il cinema. Amico-nemico di Puccini, col quale rivaleggiò sui palcoscenici per lunghi anni, favorito dal regime ma amato in tutta Europa, per la prima metà del Novecen- to musicale italiano Mascagni fu molto più che un semplice autore verista, come mostrano le sue musiche, di volta in volta decadenti, liberty, neoclassiche e molto altro.

Com’è fatto? la musica vista da dentro Sabato 21 marzo h 17.00 Liuteria e strumenti ad arco. Un viaggio dalle origini ai giorni nostri Narrazione musicale con Duo Leuterius: Alessandro Urso (maestro liutaio e violinista) e Fabio Tricomi (polistrumentista ed etnomusicologo) Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili Il violino è il frutto di infiniti tentativi e successive trasformazioni di un oggetto sonoro che nel corso dei secoli ha cercato di imitare quello che di più potente esisteva nella natura umana, il canto. Per questo valore simbolico, potere esprimere una voce che non provenisse da un corpo ma da un congegno magico, ha sempre rappresentato lo strumento musicale più vicino alle sfe- re celesti, dal Medioevo in poi, ma anche il contatto con l’aldilà nell’animismo. Nel percorso guidato dal maestro liutaio Alessandro Urso e dal polistrumentista Fabio Tricomi si sveleranno molti segreti costruttivi che i liutai hanno gelosamente tramandato. 

Variazioni le visite che non ti aspetti Domenica 22 marzo h 17.00 Qual sorta di tabacco… le messe concertate a 3 voci di Pietro Degli Antonii Visita sonata da Fabrizio Longo (violino barocco e voce narrante) e Domenico Cerasani (tiorba e chitarra barocca) Ingresso con biglietto museo Il Museo della Musica conserva sedici stampe e il ritratto di Pietro degli Antonii (Bologna 1639- 1720), alcune delle quali sono state condivise da Martini per la sua instancabile attività di colle- zionista, facendole riprodurre ai suoi copisti. Pietro Degli Antonii era di stirpe Erculea ma di pa- dre cornettista al Concerto palatino di Bologna, nel cui ambito si preparò divenendo un eccel- lente cornettista anch’egli, tale da farsi udire «dai primi Principi d’Europa». Nel tricentenario dalla sua scomparsa è quindi un atto dovuto dedicargli un pomeriggio di rac- conti musicali, letture di poesie e musica suonata con esecuzione di brani dalle sue opere I, IV e V, per violino e basso continuo. 

#wk narrazioni musicali Venerdì 27 marzo h 17.00 Il secolo d’oro della musica a Napoli per un canone della scuola napoletana del ’700 Incontro con il curatore dell’opera (Diana editore, 2019) Lorenzo Fiorito e con Carlo Vitali Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili Una guida all’ascolto del repertorio barocco e classico del ‘700 napoletano, che si presta bene

alla consultazione da parte dello studioso, ma anche del semplice appassionato: da un lato in- formazioni essenziali (spesso di primissima mano e quindi inedite) per gli studiosi, note biogra- fiche e scelta di opere “imperdibili”, dall’altro il taglio divulgativo per interessare anche i non addetti ai lavori. 

#wk narrazioni musicali Sabato 28 marzo h 15.00 La Corda Spezzata. Un musical barocco su Alessandro Stradella Proiezione del film di Francesco Leprino (Al Gran Sole, ITA, 2019, 90’) in collaborazione con A.M.A.MI – Accademia Musica Antica di Milano Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili Alessandro Stradella, uno dei maggiori compositori dell’età barocca, ha avuto una biografia uni- ca nella storia della musica: nasce nel 1643, muore nel 1682 a 38 anni pugnalato da un sicario. Musico, cantante, compositore, eccellente suonatore di liuto, violino, strumenti a tastiera. Se- duttore e sedotto per indole incontrollabile, di facile vena poetica, per ben due volte attentano alla sua vita ed è costretto alla fuga. Stimato e protetto dalla nobiltà di Roma, Venezia, Torino, Firenze, Genova. Regine, principesse e cantanti se lo contendono (artisticamente e umanamen- te). Oltre 300 composizioni nell’arco bruciante di 15 anni ed unico del suo tempo a praticare tutti i generi musicali.

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Stefan Pop e Carmela Remigio brillano in Lucrezia Borgia al Teatro Verdi a Trieste

di Federico Scatamburlo

Lucrezia Borgia, melodramma di Gaetano Donizetti, in un prologo e due atti, su libretto di Felice Romani, venne rappresentata per la prima volta a Milano, nel 1833, alla Scala. Il pubblico scaligero fu inizialmente un po’ freddino nei confronti di quest’opera, ma gradualmente si entusiasmò fino a farla diventare una delle più popolari di Donizetti, nonostante le difficoltà imposte dalla censura dell’epoca che costrinsero l’autore, a seconda della città in cui veniva rappresentata, a cambiarne più volte il titolo.

Per esempio a Parigi fu La rinnegata, a Lione Nizza da Granada, a Ferrara Giovanna I di Napoli, a Firenze Eustorgia da Romano e Alfonso, Duca di Ferrara a Trieste. Proprio quest’ultima ha messo in scena al Teatro Verdi, dopo ben centocinquant’anni dall’ultima rappresentazione, l’edizione originale del 1833 con il finale caratterizzato dall’ultima aria del soprano (l’autore infatti aveva anche previsto un altro epilogo demandato al tenore).
Tratta dall’omonimo romanzo di Hugo, è sicuramente una delle più belle opere a tema storico di Donizetti: la protagonista non è sanguinaria e malefica come ci si potrebbe aspettare, perché la sua diversità morale viene purificata dalla maternità che ne stempera la cupezza del soggetto, e non la rende quindi ripugnante, ma bensì forse vittima delle usanze dell’epoca, in quanto mezzo per ottenere potere. Argomenti così audaci permisero dunque all’autore di scrivere alcune delle sue pagine più dense di lirismo ai limiti del terrore.
Ne sono ben consapevoli Andrea Bernard, che ha curato la regia, e Alberto Beltrame per le scene, che hanno minimizzato gli arredi sul palco, creando soprattutto grandi spazi bui come le atmosfere rinascimentali nelle quali la vicenda è ambientata. La narrazione è dunque completamente affidata agli artisti con il canto ma anche con molta recitazione, e non mancano comunque diversi elementi simbolici di immediata lettura (vedi per esempio i resti delle culle semi distrutte a simboleggiare il figlio illegittimo che Lucrezia non può apertamente riconoscere).
Nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste (in coproduzione con la Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, la Fondazione Teatri di Piacenza e la Fondazione Ravenna Manifestazioni) troviamo artisti di grande livello, considerata anche l’importanza di diverse figure nel dipanarsi delle storie.

Siamo veramente stupiti dall’ecletticità dimostrata da Carmela Remigio nella parte di Lucrezia, che amalgama estreme doti attoriali insieme a linee di canto dominate da acuti brillanti alternati a registri gravi corposi e precisi, senza far mancare belle agilità ed eleganti fraseggi. Dinamiche che di solito non si trovano tutte contemporaneamente, ma Carmela riesce in questo intento e con abilità tecniche risolve ogni ostacolo della complessa partitura.

Carmela Remigio (al centro)

Ancor più difficile e impervia è la partitura del tenore protagonista, Gennaro (il figlio illegittimo di Lucrezia). Ma niente può ormai fermare Stefan Pop, neanche in questo ruolo, che gli è anzi perfettamente congeniale. Nonostante i continui passaggi di registro, la voce è omogenea, gli acuti sono sempre facilmente ben collocati e la dizione chiara e precisa, ed è riuscito a creare un personaggio completo anche in quei preziosi momenti quando il dramma è introspettivo e intenso. A nessuno è sfuggita la particolare intesa nell’ultima scena tra Lucrezia e Gennaro, che nel duetto hanno creato un momento lirico intenso e veramente emozionante. Bravi.

Stefan Pop

Anche il resto del cast si è dimostrato di buon livello. Dongho Kim marito (il quarto) di Lucrezia, con una bella voce che spazia dal basso al baritono, ha espresso ottimamente il carattere del ruolo, austero, dominante e feroce (almeno nelle intenzioni) nei confronti della moglie.

Da sinistra: Stefan Pop, Dongho Kim, Carmela Remigio

Molto presente in scena è Maffio Orsini, personaggio interpretato da artista di sesso opposto (en-travesti) e che Cecilia Molinari affronta drammaturgicamente con estrema bravura nei momenti solisti, un po’ meno nei concertati dove la voce fatica ad arrivare, ma nel complesso un’ottima esecuzione.
Nulla da eccepire per gli altri ruoli: Dario Giorgelè nei panni di Ascanio Petrucci; Motoharu Takei nel ruolo di Jeppo; Rustem Eminov, Don Apostolo Gazella; Andrea Schifaudo, Rustighello; Dax Velenich, Oloferno VitellozzoGiuliano Pelizon, Gubetta; Giovanni Palumbo, Astolfo/Una voce da dentro; Roberto Miani, un Coppiere/un Usciere.
E’ doveroso anche un plauso per gli artisti del Coro del Teatro Verd

Roberto Gianola

i, tutti al maschile in quest’opera, e parte fondamentale della stessa. Voci ben amalgamate e ben dirette da Francesca Tosi, hanno dato grande prova di professionalità ed abilità interpretative.
I tanti personaggi e l’Orchestra del Teatro Verdi (in ottima forma) sono stati concertati da Roberto Gianola, che ha letto fedelmente la partitura Donizettiana, con volumi orchestrali perfettamente dosati e con il valore aggiunto di aver perfettamente sincronizzato buca e palco. Complimenti.

Pubblico triestino poco espansivo durante l’opera ma che alla fine ne ha decretato il pieno successo con diversi minuti di applausi e ovazioni per tutti.
La recensione si riferisce alla recita di sabato 25 gennaio 2020

Photo©FabioParenzan; ©www.robertogianola.com

Teatro Verdi di Trieste – Stagione lirica e balletto 2019/20

LUCREZIA BORGIA

Melodramma in un prologo e due atti dal libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti

Lucrezia Borgia Carmela Remigio
Don Alfonso Dongho Kim
Gennaro Stefan Pop
Maffio Orsini Cecilia Molinari
Jeppo Liverotto Motoharu Takei
Don Apostolo Gazella Rustem Eminov
Ascanio Petrucci Dario Giorgelè
Oloferno Vitellozzo Dax Velenich
Gubetta Giuliano Pelizon
Rustighello Andrea Schifaudo
Astolfo/Una voce da dentro Giovanni Palumbo
Un coppiere/Un usciere Roberto Miani

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Direttore Roberto Gianola
Maestro del coro Francesca Tosi

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Lorenzo Bizzarri, L’astro Nascente nel Panorama della Direzione d’orchestra.

Lorenzo Bizzarri, l’astro nascente nel panorama della Direzione d’orchestra.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena [L’Idea Magazine]

Considerato uno degli astri nascenti nel panorama della Direzione d’orchestra sia nel repertorio sinfonico sia in quello operistico, Lorenzo Bizzarri secondo la critica “si distingue come interprete dall’assoluta eleganza e sicurezza, è naturalmente coinvolgente, attento al dettaglio sonoro, sempre misurato nella direzione, ed ha una particolare predisposizione alla ricerca dell’equilibrio armonico, coniugando perfettamente tecnica, professionalità, conoscenza e forza interiore”.
Oltre a cio`, si dice di lui che “riesce ad instaurare immediatamente un intimo legame con gli orchestrali ed i coristi, ascoltando attentamente e cercando di essere presente in ogni nota, diventando così l’immagine-guida di ogni fraseggio”.

Professionista rispettato ed ammirato dal pubblico, dai critici e dai coristi ed orchestrali, questo simpatico Maestro ci ha concesso un’intervista subito dopo la sua direzione della Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, avvenuta presso la basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna…

L’Idea:  Maestro, lei si è diplomato in Direzione d’opera lirica presso la Regia Accademia Filarmonica di Bologna, perfezionandosi contemporaneamente in canto lirico (baritono), sotto la guida del M° Paolo Barbacini. L’aiuta molto nel dirigere l’opera avere un’esperienza personale con il canto?
Lorenzo Bizzarri: Trovo l’esperienza personale nel canto lirico a dir poco fondamentale nella direzione dell’opera! Grazie a questa infatti, riesco a fraseggiare e respirare assieme ai cantanti, ed è una mia peculiarità molto apprezzata.

L’Idea: Nel 2006, dopo essere risultato finalista al concorso internazionale per giovani direttori “F. Capuana” di Spoleto, lei diresse l’Orchestra Sinfonica “A. Boito” di Parma nell’esecuzione della 3° Sinfonia di Schubert nell’ambito del Concerto di Natale organizzato dal Vaticano, trasmesso in diretta in mondovisione. Fu quella la sua prima esperienza televisiva? Che effetto le fece? Ha avuto altre esperienze similari con la televisione?
Lorenzo Bizzarri: Si, quella fu la mia prima esperienza in televisione. Cercai di concentrarmi esclusivamente sull’esecuzione e sul pubblico presente in sala. L’idea che altri milioni di spettatori in tutto il mondo potessero seguire il concerto avrebbe potuto creare un po’ di “soggezione”, diciamo.
Successivamente ho avuto molte esperienze televisive, ma continuo a preferire di gran lunga il teatro e le sale da concerto.

L’Idea:  Lo stesso anno lei debuttò in una esecuzione del tutto inedita nel campo della liederistica mondiale, eseguendo integralmente il ciclo “die Winterreise” di Schubert accompagnandosi lei stesso al pianoforte. Come le venne questa idea e quale fu la risposta del pubblico e della critica? Da allora, si è cimentato in altre performance di questo tipo?
Lorenzo Bizzarri: Schubert amava proporre ai suoi amici i suoi Lieder cantando e suonando egli stesso..Ho amato subito questa idea; ne è scaturita una esecuzione molto intima. Suonando e cantando l’approccio all’opera è totale, e si crea un’atmosfera molto comunicativa col pubblico.

L’Idea: Nel corso degli anni ha collaborato con importanti orchestre italiane ed estere, intraprendendo attive collaborazioni con Maestri di fama mondiale. Può parlarci un poco di questo suo ‘rodaggio musicale’, se così lo possiamo chiamare? Chi fu il Maestro che la colpì di più?
Lorenzo Bizzarri: Da tutti i maestri ho cercato di “rubare” consigli e indicazioni, a caldo tuttavia direi che il carisma e l’entusiasmo di Jose Cura mi ha davvero trascinato!

L’Idea: È stato più volte invitato a dirigere l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna “A.Toscanini” di Parma, un grande onore che ha ben meritato. In quali occasioni ha diretto tale orchestra?
Lorenzo Bizzarri: Si trattava di una rassegna estiva organizzata dall’orchestra, dal titolo “l’orchestra Toscanini incontra i giovani talenti”. Evidentemente si è trattato di un’esperienza proficua, dal momento che mi hanno voluto “incontrare“ per tre diverse edizioni.

L’Idea: Ha diretto numerose opere e concerti di musica classica, da Verdi a Puccini, da Vivaldi a Mozart, da Mascagni a Rossini, Donizetti, Haydn, Pergolesi e così via; troppe per citarle in questa intervista. Quali sono state le opere che ha trovato più difficoltose da gestire e perché?
Lorenzo Bizzarri: Devo dire che in generale le opere di Puccini sono quelle che offrono il maggior numero di difficoltà, a causa dell’elasticità del fraseggio. Ma allo stesso tempo sono anche le più affascinanti!!

L’Idea: E quali le più piacevoli?
Lorenzo Bizzarri: Adoro “Un ballo in maschera” di Verdi, e dirigerei a giorni alterni il Requiem di Mozart e la Messa di Gloria di Rossini, due capolavori imprescindibili!

L’Idea: Chi fu il cantante lirico con cui ha lavorato che l’ha colpita di più per le sue capacità vocali?
Lorenzo Bizzarri: Sicuramente Fabio Armiliato e Carlo Colombara.

L’Idea: Chi è il compositore che lei ammira di più per l’opera? E quello della musica classica in generale?
Lorenzo Bizzarri: Per l’opera indiscutibilmente Giuseppe Verdi, in generale sono un grande fan di Bach.

L’Idea: E recentemente, il 29 novembre scorso, ha diretto la Messa Da Requiem di Verdi presso la Basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna. È stata una prova difficile che certamente l’ha stimolata…
Lorenzo Bizzarri: Il Requiem di Verdi entra nell’anima. Ogni esecuzione di quel capolavoro lascia una traccia indelebile nel profondo del cuore!

L’Idea: Dopo questa esecuzione, ha altri progetti in gestazione? Forse qualche registrazione? Concerti negli USA? I nostri lettori lo vorranno sapere in anticipo…
Lorenzo Bizzarri: Nei primi mesi dell’anno uscirà un CD di un’opera inedita che stiamo terminando.

L’Idea: Un messaggio per la comunità italoamericana che la seguirà attraverso la nostra rivista?
Lorenzo Bizzarri: Spero di potervi incontrare presto, e magari condividere qualche esperienza musicale assieme!!

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La Messa da Requiem di Giuseppe Verdi a Bologna diretta dal Maestro Lorenzo Bizzarri

Lorenzo Bizzarri, direttore d’orchestra bolognese, il 29 Novembre 2019 dirigerà la Messa Da Requiem di Verdi presso la Basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna.

La Messa da Requiem per coro, voci soliste e orchestra, fu composta da Giuseppe Verdi nel 1874, dopo la morte del compatriota Alessandro Manzoni, che egli tanto ammirava. In tale occasione, Verdi scrisse a Ricordi: «Io pure vorrei dimostrare quanto affetto e venerazione ho portato e porto a quel grande che non è più e che Milano ha tanto degnamente onorato. Vorrei mettere in musica una Messa da morto da eseguirsi l’anno venturo per l’anniversario della sua morte. La Messa avrebbe proporzioni piuttosto vaste, ed oltre ad una grande orchestra ed un grande coro, ci vorrebbero anche (ora non potrei precisarli) quattro o cinque cantanti principali».

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Il Monocromatico Cimarosa al Filarmonico di Verona con la regia di Morgan.

di Salvatore Margarone

Il termine che meglio descrive la messa in scena de Il Matrimonio segreto di D. Cimarosa andato in scena al Teatro Filarmonico di Verona lo scorso 3 Novembre 2019 è la noia.
L’eclettica regia affidata a Morgan, nome d’arte di Marco Castoldi, ben esprime il suo essere artista alternativo al mondo d’oggi. La sua pseudo regia, alquanto inesistente a dir la verità, poco ha aiutato la brillantezza della partitura di Cimarosa. Una partitura limpida, pulita, brillante che viene messa in scena con un nero profondo, screziato qua e là da alcuni oggetti colorati: poltrone, tavolo e parrucche. L’insieme è triste, e sarebbe impensabile resistere ad un bis dell’opera la stessa sera, come accadde nel lontano 1792 a Vienna per la prima rappresentazione del capolavoro Cimarosiano.
Sul piano musicale non brilla la purezza della melodia di Cimarosa, nella lettura del direttore d’orchestra Alessandro Bonato, il quale tratteggia un’orchestrazione piatta, scontata e scolastica, in cui non emergono né l’uso degli strumenti da parte di Cimarosa, importantissimi nella resa dell’opera, né un fraseggio che risulta anch’esso alquanto statico e noioso.
Peccato, perché l’opera in sé meriterebbe di essere valorizzata così come fu scritta dal suo compositore, per gustarla fino in fondo. Questo esperimento portato in scena già qualche anno fa a Novara al Teatro Coccia da parte di Morgan, non fa colpo sul pubblico scaligero. Gli applausi di convenienza e cortesia faticano a partire da parte di un pubblico molto scettico e critico sulla messa in scena.  Peccato anche perché si è perso il gusto del frivolo e del buffo che quest’opera rimanda per sua caratteristica, appesantendo invece lo spettatore che fatica a seguire la narrazione a palcoscenico buio e vuoto. Ancora ci chiediamo a cosa servivano le comparse che nel retro palco salivano e scendevano delle scale in penombra… questa come tante altre trovate che sono balzate agli occhi durante la serata nei riguardi delle scenografie curate da Patrizia Bocconi.
Passando al comparto vocale troviamo un cast altalenante nella resa: Matteo Mezzaro è Paolino, il giovane sposo segreto, il quale pur essendo corretto vocalmente rimanda una sorta di stanchezza ed affaticamento nella voce. Sarà stato un effetto voluto? Lo conosciamo bene, come conosciamo bene anche la sua voce, infatti non sono mancati bei momenti di slancio che ci hanno fatto riconoscere il Matteo Mezzaro di sempre. Sua sposa segreta la giovane Carolina interpretata da una corretta e simpatica Veronica Granatiero, così come la Elisetta affidata a Rosanna Lo Greco, dalla voce matura e lirica. Fidalma è invece Irene Molinari che, sostenendo in generale una buona prova in scena, lascia percepire la difficoltà nel registro grave della voce, mentre emerge facilità e brillantezza sul registro acuto.
Bene Salvatore Selvaggio nei panni del signor Geronimo, bella voce, buffo ed impacciato quanto basta non esagera mai nella parte e rende perfettamente il vecchio brontolone ed approfittatore.
Anche il Conte Robinson affidato ad un altrettanto abile Alessandro Abis regala al pubblico un personaggio quanto mai stolto e sciocco. Bene quindi anche la resa vocale nella sua interpretazione.
Giuseppe Magistro ha curato i costumi di questa produzione. A parte le esuberanti parrucche che richiamano elementi settecenteschi, gli abiti a quadri scozzesi bianchi e neri sono molto moderni ma ben amalgamati al colore del fondale sulla scena.
Sempre attento e puntuale Paolo Mazzon che ha curato le luci, quanto mai importanti in uno spettacolo così spoglio e monocromatico.
Applausi per tutti, come sempre, ma soprattutto per la musica immortale di Domenico Cimarosa.

Photo©ENNEVI
La recensione si riferisce alla recita di domenica 3 Novembre 2019

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Turandot al Teatro Verdi di Padova… E la Passione Amorosa Scioglie il Gelo dell’orgoglio.

Turandot al Teatro Verdi di Padova… e la passione amorosa scioglie il gelo dell’orgoglio.

di Fabio Gomiero [L’Idea Magazine]

Domenica 27 ottobre è andata in scena la seconda recita di Turandot, primo titolo per il cartellone invernale della Stagione Lirica di Padova 2019, organizzata e prodotta dal Comune di Padova – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto e la Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto.
In scena sul palcoscenico padovano nomi affermati della lirica internazionale e giovani talenti: nel ruolo della “principessa di gelo” figura il giovane soprano australiano Rebecca Nash; l’imperatore Altoum è interpretato dal tenore Antonello Ceron, il vecchio cieco Timur dal basso Abramo Rosalen. Nel ruolo del principe Calaf, scioglitore degli enigmi di Turandot, canta il tenore americano-uruguaiano Gaston Rivero, mentre Liù, la schiava innamorata che sacrifica la vita per lui è interpretata dalla giovane piemontese Erika Grimaldi. Completano il cast Leonardo Galeazzi, Ping, Emanuele Giannino, Pang, Carlos Natale, Pong, Cristian Saitta, Mandarino, Tiberiu Marta, Il principe di Persia. Orchestra, coro e ballo del Teatro Nazionale di Maribor sono diretti dal maestro Alvise Casellati.
Il sipario si apre su strutture praticabili mobili spostate da figuranti, funzionali alla creazione di spazi evocativi di atmosfere orientaleggianti in luoghi e tempi non ben precisati, da cui la sapiente regia di Filippo Tonon, che cura anche scene e luci, ricava uno spettacolo decisamente ricco e appagante. Ad impreziosire il palco e in esso le movenze sceniche dei personaggi, i bei costumi di Cristina Aceti, che vanno dalle tinte neutre della massa popolare a quelle sgargianti che identificano Ping, Pong e Pang passando per le inserzioni luccicanti sugli accessori e sugli abiti delle sinuose ballerine e della superba Turandot.
La direzione di Casellati propone sonorità sostenute e tempi “al metronomo” che concedono poco spazio ai momenti più lirici della partitura, privandola a tratti, dell’espressività che una più accurata e sensibile modulazione del suono avrebbe favorito. Una direzione tuttavia convincente e apprezzabile. Il coro del Maribor, a parte un’iniziale mancata sincronia con i tempi dell’orchestra, regala una performance precisa e puntuale, connotata da voci intonate e perfettamente amalgamate nei vari registri.  
L’inizio dell’opera, con la stentorea acclamazione del Mandarino che comunica con efficacia il tremendo editto della principessa di gelo, ha la bella voce di Cristian Saitta, ben impostata e squillante, mentre la fin troppo vetusta e poco imperiale voce di Altoum, pone la prestazione di Antonello Ceron ad un livello inferiore rispetto agli altri cantanti. Generosa e granitica, la voce di Abramo Rosalen restituisce un Timur vocalmente preciso, credibile e appassionato mentre la giovane schiava Liù ha la voce morbida, piena ed espressiva di Erika Grimaldi; il buon controllo del suo strumento vocale tratteggia una Liù innamorata, coraggiosa e toccante nel suo gesto estremo.
La prova dei tre ministri Ping, Pang, Pong, rispettivamente Leonardo Galeazzi, Emanuele Giannino e Carols Natale, ha strappato unanime consenso del pubblico, espresso con scroscianti applausi di gratitudine. Perfettamente amalgamati nell’espressione vocale, hanno saputo interpretare con grande equilibrio le sfaccettature dei tre personaggi che alternano momenti ironici ad altri nostalgici o cinici, rivelando alte capacità interpretative non solo a livello vocale.
Il principe Calaf ha la piacevole voce squisitamente tenorile del cantante americano-uruguaiano Gaston Rivero, che propone un principe virile, appassionato, forse non molto elegante e raffinato ma ardente quanto basta per sciogliere il gelo dell’amata Turandot.
L’interpretazione di quest’ultima, affidata all’ugola dell’australiana Rebeca Nash, lascia assai perplessi al suo esordio nel secondo atto, perché quella che si ode è una voce stretta, metallica da rasentare lo stridulo, con acuti prossimi all’urlo che davvero gelano il pubblico; nel terzo atto invece, la voce si fa un po’ più calda, rotonda, aperta, finalmente pronta per pronunciare quella parola congelata dentro se stessa oramai da troppo tempo: Amore.
Completa il cast, con la sua breve apparizione, un corretto Tiberiu Marta nel ruolo del Principe di Persia.
Calorosi applausi finali hanno decretato un pieno successo al capolavoro incompiuto del grande Puccini.

La recensione si riferisce alla recita del 27 ottobre 2019.

Photo©FrancescoPertini

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La seconda edizione della rassegna organistica “Francesco La Grassa”. Riccardo Bonci, Elide D’Atri, Carmen Pellegrino, organisti

La seconda edizione della rassegna organistica “Francesco La Grassa”.

Riccardo Bonci, Elide D’Atri, Carmen Pellegrino, organisti

Venerdì 27 settembre
Ore 21.00 , Chiesa di San Pietro | Trapani

Dopo il successo della prima stagione, venerdì 27 settembre, alle ore 21.00, si rinnova l’atteso appuntamento con la rassegna organistica “Francesco La Grassa” presso la chiesa di San Pietro a Trapani. In concerto gli organisti Riccardo Bonci, Elide D’Atri, Carmen Pellegrino.
Riccardo Bonci, ha studiato pianoforte ed organo con importanti musicisti internazionali. Ha ottenuto il Postgraduate Diploma in Performance in organo alla Royal Academy of Music di Londra.
Elide d’Atri ha conseguito il diploma in pianoforte e clavicembalo. Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento in Italia e all’estero. Suona con importanti musicisti italiani e stranieri. Da anni, alterna all’attività strumentale quella di docente in laboratori corali e di alfabetizzazione musicale e dirige un coro di voci bianche.
Carmen Pellegrino ha conseguito il diploma di pianoforte, il diploma di organo e composizione organistica e il diploma di laurea di II livello di organo. Svolge attività concertistica come solista, in formazione da camera (sia al pianoforte sia all’organo) e come direttore di coro, partecipando a prestigiose rassegne e manifestazioni.
L’organo diventerà orchestra, coro e solisti, e l’organista sarà la voce narrante della trama di un’opera lirica. Gli accordi e le melodie immortali delle opere liriche più celebri faranno vibrare l’aria e diverranno il palcoscenico per “La redenzione di Casanova -un’opera semiseria di fantasia”. Si potranno vivere tutte le passioni e i sentimenti dell’opera lirica: amore, gelosia, tradimento, dramma, irriverenza, estasi. Il repertorio comprende musiche di Giuseppe Verdi, Vincenzo Bellini, Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Wolfgang Amedeus Mozart.
L’ingresso al concerto sarà a pagamento nella suggestiva cornice della chiesa di San Pietro: intero euro 5,00, ridotto euro 3,00 (studenti fino a 24 anni).

Per informazioni: 3933316088 – 3475866822 – 3494764193. Sarà possibile acquistare i biglietti nella Chiesa di San Pietro a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

La rassegna è realizzata dalla Diocesi di Trapani, la Parrocchia di San Pietro, gli Amici della Musica di Trapani, con il patrocinio del Comune di Trapani, in collaborazione con il FAI (Fondo per l’Ambiente) – Delegazione di Trapani, l’Ente Luglio Musicale Trapanese, l’Istituto di Cultura Italo Tedesco – Sezione Trapani. La direzione artistica è affidata a Elide d’Atri e Carmen Pellegrino.

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