Carrara 15 Luglio 2018 : Premio Alla Carriera Al Basso Carlo Colombara.

di Emanuela Campanella

Dopo aver ricevuto lo scorso mese di dicembre il prestigioso premio “International Opera Award – Oscar della Lirica”, quale miglior basso al mondo in ambito di una lungo tour operistico in Cina, che lo ha visto protagonista in titoli quali “Carmen”, “Don Giovanni” ed “Il Barbiere di Siviglia”, un altro importante riconoscimento verrà consegnato nei prossimi giorni al basso bolognese.

Domenica 15 luglio 2018 a partire dalle ore 21:00, in ambito di un concerto lirico intitolato “Marmo all’Opera!”, organizzato dal Circolo Cararrese “Amici della Lirica – Angelo Mercuriali” e che si svolgerà all’interno di una suggestiva cava di marmo presso la sede della Errebi-Marmi, il basso Carlo Colombara verrà infatti insignito di un nuovo premio speciale alla carriera.

Occasione sarà anche per ripercorrere attraverso le sue interpretazioni di alcuni brani che lo hanno reso celebre in tutto il mondo, le fasi salienti della sua carriera tutt’ora in corso.

Oltre a Colombara, il concerto vedrà protagonisti altri riconosciuti interpreti del melodramma di oggi quali il soprano Dimitra Theodossiu, il tenore Rubens Pellizzari ed il mezzosoprano Annunziata Vestri accompagnati al pianoforte dal Maestro Simone Savina.

Annunci
Pubblicato in Articoli | Lascia un commento

Concorso Lirico Internazionale Adriana Maliponte per cantanti lirici, Edizione 2018

L’Associazione Artistico Culturale Italiana International Vocal Training Coaching  Presenta:

Il Concorso Lirico Internazionale Adriana Maliponte per cantanti lirici – Edizione 2018 nei giorni 13, 14 e 15 Settembre 2018 a Milano presso l’Auditorium Lattuada.

 Il Concorso lirico, indirizzato alle vocalità di soprano, mezzosoprano/contralto, tenore, baritono e basso, è aperto a candidati di qualsiasi nazionalità e senza limite di età

Presidente della commissione: Adriana Maliponte; Celebre Soprano, Presidente onorario dell’Associazione Artistico Culturale Italiana “International Vocal Training Coaching”

Giuria:

Sung-Hwa Hong: Basso, Presidente dell’associazione Artistico Culturale Italiana

“International Vocal Training Coaching”.

Ilario Nicotra: Music Coach, Docente di Vocal Coach presso la Civica Scuola di Musica

Claudio Abbado di Milano e il Conservatorio di Musica “D.Cimarosa” di Avellino.

Renato Bonajuto: Regista e casting manager della Fondazione Teatro Coccia.

Matteo Beltrami: Direttore d’Orchestra, Direttore musicale del Teatro Coccia di Novara.

Lorenzo Bizzarri: Direttore d’Orchestra.

Matteo Baxiu: Direttore d’Orchestra, Direttore Artistico dell’Associazione Musicale ARTEVIVA.

Premi:
Primo premio: Euro 1500,00
Secondo premio: Euro 700,00
Terzo premio: Euro 300,00

Premi speciali:
Premio speciale “Giovane Talento” : €200
Premio speciale “Musica vocale da camera” €200
Premio Speciale “Teatro Coccia di Novara” – Assegnazione di un ruolo o concerto nella Stagione del Teatro Coccia di Novara.
Premio speciale “Lirica World” Per Il Talento

Per scaricare il bando e per ricevere maggiori informazioni:
visita il sito web: https://www.assivtc.org/concorsi

Facebook Page Concorso Adriana Maliponte: https://www.facebook.com/www.assivtc.org/
Facebook Page Associazione I.V.T.C: https://www.facebook.com/assivtc/

Pubblicato in Concorsi | Lascia un commento

ARENA DI VERONA: TRIONFO ASSOLUTO PER TURANDOT

Recensione di Federico Scatamburlo

Terzo titolo lirico all’Arena di Verona: se la prima assoluta della stagione, Carmen, ha lasciato molti delusi da una messinscena piatta, la terza opera in cartellone, Turandot di G.Puccini, cui seguiranno altre quattro repliche, ha realizzato un trionfo totale in tutti gli ambiti

A cominciare dalle scenografie di F. Zeffirelli che, seppur datate, non mancano mai di stupire. Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari, e subito lo spettatore si trova immerso in una Pechino che potrebbe essere in qualsiasi epoca, ma soprattutto si è trasportati in quella che Turandot è: una favola. Imponenti sono gli allestimenti scenici curati appositamente per quest’opera per questo teatro, e anche quest’anno è partito spontaneo l’applauso quando il palazzo imperiale si è rivelato in tutto il suo dorato fulgore, complici anche le luci curate da Paolo Mazzon.Non di meno hanno fatto la loro parte i curatissimi costumi di Emi Wada, indossati dai protagonisti, dal coro e dalle numerosissime comparse e ballerini perfettamente concertati tra di loro nelle coreografie sceniche (Maria Grazia Garofoli), e perfetto contorno all’azione dei protagonisti.
L’Arena di Verona, si sa, è letteralmente un teatro grande, e così devono essere le voci in scena perché il risultato sia apprezzabile. Così è stato in questa recita, con interpreti di notevolissima caratura.
A cominciare dal protagonista maschile, Calaf, interpretato da Gregory Kunde. Forte della sua pluriennale esperienza, anche se qualche acuto non è stato tenuto come un tempo, ha dato comunque prova di grandissima esperienza e buon gusto drammaturgico, con una esecuzione nell’insieme raffinata e precisa, applauditissimo nel “Nessun dorma” con conseguente bis richiesto con gran clamore dal pubblico e che è stato anche migliore del primo.

Strabiliante Anna Pirozzi nei panni della principessa del titolo. Voce rotonda, morbida, con emissioni pulitissime ma così efficaci e proiettate in avanti da arrivare in ogni angolo dell’immenso anfiteatro areniano, come da molto non si sentiva, quasi d’altri tempi. Con grande maestria drammaturgica ha impersonato la “principessa di gelo” per assurdo quasi con calore, enfatizzando tuttavia la freddezza di questo implacabile personaggio, che solo nel lieto fine cederà all’amore, non senza aver prima giustiziato senza pietà i precedenti pretendenti, rei di non aver risolto gli enigmi dal lei stessa posti, a differenza di Calaf che ne conquisterà il cuore con la sua stessa arma: un enigma.

Anna Pirozzi

Turandot tenterà senza buon esito di estorcere la soluzione nota alla schiava Liù, in una eccellente quanto inaspettata interpretazione di Vittoria Yeo, la quale, intonatissima e con bellissimi filati, ha conferito al suo amore non ricambiato un’emotività così umana che ha sinceramente commosso. Ben meritata dunque l’ovazione finale del pubblico al termine della rappresentazione.
Grande voce anche per Federico Longhi, nei panni di uno dei ministri del tempio, Ping, che si conferma uno dei migliori baritoni del momento. Perfetta la gestione dei fiati, che gli ha consentito una emissione potente ma controllatissima, efficacemente declaratoria, perfettamente distribuita in tutta la gamma vocale e proiettata in tutto il teatro.

Con lui molto ben amalgamati e degni di plauso gli altri due ministri, Francesco Pittari (Pong), e Marcello Nardis (Pang). Bene anche per l’Imperatore Altoum (Antonello Ceron), Timùr (Giorgio Giuseppini) e Il Principe di Persia (Ugo Tarquini).
Magistrale anche l’esecuzione dell’Orchestra del Teatro dell’Arena di Verona, entusiasticamente diretta da un immenso Daniel Oren. Il Maestro ha saputo trarre dalla partitura sfumature intime e raffinate ma assolutamente al contempo adeguate alla magnificenza dell’insieme, delle voci sul palco e di quei numerosi piccoli dettagli che richiamano le atmosfere orientali protagoniste di quest’opera.Anche il Coro del Teatro, istruito dal Maestro Vito Lombardi ha partecipato con entusiasmo, ardore e intimismo a questa messa in scena, fornendo una prova di altissimo livello, anche scenica oltre che canora. Lo stesso dicasi per il coro di voci bianche A.d’A.Mus diretto da Marco Tonini.

Daniel Oren

Musica e belcanto dunque protagonisti nuovamente sul palco dell’Arena, premiati anche da lunghi applausi con standing ovation di tutto il publico presente. Il merito è sicuramente, oltre che di tutto lo staff, del nuovo sovrintendente Cecilia Gasdia, alla quale indirizziamo i nostri più sentiti complimenti.

La recensione si riferisce alla recita del 30 giugno 2018

©photo Ennevi
GALLERIA

Francesco Pittari – Federico Longhi – Marcello Nardis

Poster della serata

Anna Pirozzi e Vittoria Yeo

Anna Pirozzi e Gregory Kunde

Pubblicato in Recensioni | Lascia un commento

“TOSCA” AL TEATRO REGIO DI PARMA: VINCE L’ALLESTIMENTO, MA BUONO ANCHE IL CAST

Tosca. Fucilazione

Recensione di Eddy Lovaglio
“L’allestimento di Alberto Fassini, creato nel 1999 per il teatro Comunale di Bologna (dopo l’anteprima di Palermo) non meritava di finire con la morte del suo creatore” – afferma il regista Joseph Franconi Lee, che per 20 anni ha lavorato con Fassini, erede della scuola di Luchino Visconti.
Il teatro Regio di Parma ha fatto, dunque, una giusta scelta nel riproporre questo allestimento di “Tosca” nella stagione lirica 2018; unica grande mancanza: la diva per eccellenza di quest’opera, Raina Kabaivanska, per la quale Fassini ideò questo particolare allestimento basato sul bianco e nero.
Il soprano Anna Pirozzi ha ottenuto successo alla prima del 27 aprile scorso, ma causa influenza è stata sostituita dal soprano Saioa Hernandez (nata a Madrid ed allieva di Renata Scotto e Montserrat Caballe), non così convincente dal punto di vista interpretativo sia scenico che vocale, sebbene con buone doti vocali – dizione a parte – tanto da superare la prova del temuto pubblico parmigiano. Sostituito anche il tenore Andrea Caré e ad interpretare il ruolo di Mario Cavaradossi è stato Migran Agadzhannan che ha riscosso un personale successo per doti vocali e di dizione, un bel timbro e una adeguata interpretazione del personaggio; nato in una famiglia di musicisti ha iniziato fin da piccolo lo studio del pianoforte ed ha indubbiamente una buona musicalità.

Tosca I° atto


Nel ruolo di Scarpia si sono alternati Francesco Landolfi e Angelo Veccia, con scarse possibilità di lasciare un’impronta di questo personaggio pucciniano che siamo abituati a vedere, ed ascoltare, rappresentato in altro modo.
Una menzione particolare al baritono Armando Gabba nel ruolo del sagrestano che ha caratterizzato in modo estremamente efficace, mai sopra le righe, delineando il personaggio con intensità e credibilità tali da meritare il caloroso applauso del pubblico parmigiano.

Tosca Te Deum

Ottima l’ Orchestra Filarmonica Italiana diretta dal M° Fabrizio Maria Carminati.
Qualche piccola imperfezione registica di Joseph Franconi Lee (non credibili i due protagonisti principali per una non adeguata movenza scenica che li potesse far apparire due “innamorati” di cui una “gelosa” per eccellenza) non ha offuscato, però, la bellezza dell’opera pucciniana, in particolare in due momenti d’effetto dell’allestimento di Fassini: il Te Deum in una cupola in controluce come una visione di forte potenza pittorica, ed il finale di indubbia suggestione in quella manciata di secondi di tableau vivant, sotto le luci rosse di un’alba anomala sporca di sangue, sottolineati dalle ultime cupe battute orchestrali che concludono la composizione del Maestro Puccini.

Pubblicato in Recensioni | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Opera Prelude: Masterclass with Dame Anne Evans

Opera Prelude:
Masterclass with Dame Anne Evans
Tuesday 29th May
10.30am-12.30pm

The Caversham Room, Cadogan Hall
Tickets: £30 per person (via Opera Prelude)
We’re delighted to be joinining once again with our friends at Opera Prelude to present a masterclass with Dame Anne Evans, a patron of the International Opera Awards.

Dame Anne will work with emerging young singers supported by Opera Prelude.

Opera Prelude is a registered charity, established in 2010, with the aim of supporting post-graduate singers in the transitional period between leaving Conservatoire and embarking on a professional career. Opera Prelude supports almost 40 of the UK’s finest young artists, aged 25 – 34, who are not in education or full-time employment.

The Opera Awards Foundation has supported numerous Opera Prelude singers over the years and is delighted to be collaborating to present this Masterclass.

Tickets are £30 per person and can be booked online through Opera Prelude.

BOOK NOW
Pubblicato in Corsi | Lascia un commento

Passionale e acceso IL CORSARO ritorna al Teatro Municipale di Piacenza

Di Federico Scatamburlo

È interessante fare qualche considerazione circa la nascita dell’opera in titolo, che così poco viene rappresentata e sicuramente non è una delle opere di repertorio più conosciute dal grande pubblico. Giuseppe Verdi stesso la considerò un’opera minore, scritta velocemente in contemporanea a I Masnadieri e a Macbeth solo per ottemperare ad obblighi contrattuali che lo vincolavano in più teatri contemporaneamente in Italia e all’estero. L’autore prese spunto, come per molte altre opere, da un testo di Byron, e in pochissimo tempo riuscì nell’intento.

Il Corsaro infatti, rispetto ad altre sue composizioni, non presenta una narrazione complessa, soprattutto per quanto riguarda il tipico “sondare” nell’animo umano, e non ci sono particolari sfumature psicologiche nei personaggi, il cui agire è così semplice fino a diventare quasi illogico nel finale.

Corrado (Il Corsaro), innamorato e ricambiato da Medora con la quale vive esiliato in un isola greca, dichiara guerra al sultano Seid, e, nonostante i timori dell’amata che ritiene non possa ritornare vivo, parte per combattere. Nel frattempo il sultano, che ha avuto notizia delle intenzioni bellicose del nemico, festeggia in anticipo nel suo harem la vittoria di cui è certo, insieme alla sua favorita Gulnara, che però lo odia con tutto il cuore. Corrado penetra mascherato all’interno dell’harem ma viene subito scoperto e imprigionato, diventando però oggetto delle attenzioni di Gulnara che si è innamorata di lui, e che tenta di convincerlo ad uccidere Seid in cambio della libertà che lei gli può procurare. Corrado rifiuta ma lei, per amore, lo aiuta ugualmente, e insieme fuggono.

Nel frattempo Medora, convinta che l’amato sia morto in battaglia, si avvelena e morirà poi tra le braccia del suo Corrado da poco arrivato insieme a Gulnara, il quale, disperato, si toglie la vita gettandosi in mare.

Con due recite di quest’opera, il 4 e il 6 maggio, il Teatro Municipale di Piacenza ha voluto anche omaggiare la memoria di un grande e visionario artista, Lamberto Puggelli, la cui regia è stata ripresa per l’occasione da Grazia Pulvirenti Puggelli che ha collaborato con una fantastica equipe. Curatissime infatti le scene di MarcoCapuana, dove l’elemento predominante sono tante vele ma soprattutto le corde di una naveche, se inizialmente rappresentano chiaramente un veliero, si trasformano poi nelle sbarre di un carcere, il tutto sempre su uno sfondo vuoto, riempito solo dai precisi effetti di luci di Andrea Borelli. Geniale nella sua semplicità l’effetto della gabbia di corde alternativamente oscillanti che ha quasi ipnotizzato il pubblico in sala.

Roberta Mantegna e Simone Piazzola

Come detto la storia è molto semplice, ma così non è per l’orchestrazione e per i cantabili. La rabbia e il dolore dei personaggi in quest’opera non è veemenza o irruenza, e non viene espressa solo con acuti e momenti “forti”, ma anche con situazioni introspettive e squisitamente romantiche. Ne consegue che la tessitura per tutti è molto ardua, stante i frequenti cambi di posizioni vocali e le intermittenti agilità che tutte le parti richiedono. A prescindere dalla storia, ne consegue uno spettacolo che sul piano musicale e canoro è incalzante e coinvolgente e che non lascia tregua alle emozioni dello spettatore.

Serena Gamberoni e Ivàn Ayón Rivas

E così è stato anche in questa occasione, grazie anche alla mirabile direzione orchestrale da parte del giovane Maestro Matteo Beltrami. Sicuro e preciso, tutta l’orchestra ha seguito con attenzione le intenzioni dettate dai movimenti delle mani del direttore, che è riuscito in contemporanea a mettere a loro agio anche tutti i cantanti. Fluida e precisa è stata infatti la connessione tra buca e palco, con ritmi serrati ma armonici e melodiosi e nessuna sbavatura percepita. Bravissimo.

Giovani anche tutti i cantanti in scena. A partire dal protagonista, Corrado, interpretato da  Ivàn Ayón Rivas, forse il più giovane del cast, che già avevamo sentito in altri teatri ma in parti minori pur con ottime performances, e che qui ha sfoderato potenza, squillo e agilità inaspettate, con una voce sfolgorante fin dall’inizio e sempre ben  udibile anche nei concertati e negli insiemi.

I panni di Medora sono stati indossati da Serena Gamberoni. Soprano essenzialmente di coloratura, come ci potevamo aspettare, nella prima aria “Non so le tetre immagini”  non ha reso appieno le sfumature belcantistiche ricercate da Verdi in quest’aria, dove la voce è tutta sul fiato, con “filati” che però non sono risultati così incisivi. L’esecuzione tuttavia è stata più che gradevole, e nel prosieguo la performance si è ammorbidita fino al finale interpretato in modo fluido, sicuro e convincente.

Roberta Mantegna e Simone Piazzola

Molto più ardua la tessitura per Gulnara, ma brillantemente risolta da Roberta Mantegna, rivelazione della serata. Dimostra fin da subito grande padronanza del sistema fonatorio, infatti con abile utilizzo delle varie posizioni, è riuscita ad esibire agilità eccellenti e sempre ben centrate in tutto il registro vocale, ottenendo effetti davvero emozionanti.  Prevediamo un grande futuro per questa giovane interprete.

Il cattivo della situazione, il sultano Seid, è stato il baritono Simone Piazzolla. La sua concentrazione sull’emissione della linea di canto ha penalizzato un po’ l’interpretazione drammaturgica, e, complice una voce piuttosto chiara, ha delineato, a nostro parere, un personaggio piuttosto distaccato e forse un po’ lontano dal carattere sanguigno e vendicativo di Seid, ma, aiutato anche dalla naturale prestanza fisica, è comunque piaciuto al pubblico e allo scrivente.

Serena Gamberoni, Ivàn Ayón Rivas e Roberta Mantegna

Assolutamente adeguati i comprimari Matteo Mezzaro (Selimo), Cristian Saitta (Giovanni) e Raffaele Feo (Un eunuco/Uno schiavo).

Meritatamente applaudita la pregevolissima prestazione, sia canora che scenica, del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, diretto da Corrado Casati.

Grande apprezzamento finale del pubblico, pur bruscamente interrotto da una frettolosa chiusura del sipario.

Simone Piazzola (al centro)

Photo©MirellaVerile

La recensione si riferisce al 6 maggio 2018

 

Teatro Municipale – Stagione lirica 2017/2018
IL CORSARO
Melodramma tragico in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
dal poemetto The Corsair di George Byron

Musica di Giuseppe Verdi

Corrado Iván Ayón Rivas
Medora Serena Gamberoni
Seid Simone Piazzola
Gulnara Roberta Mantegna
Selimo Matteo Mezzaro
Giovanni Cristian Saitta
Un eunuco/uno schiavo Raffaele Feo

Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Matteo Beltrami
Maestro del coro Corrado Casati

Regia Lamberto Puggelli, ripresa da Grazia Pulvirenti Puggelli

Scene Marco Capuana
Costumi Vera Marzot
Luci Andrea Borelli
Maestro d’armi Renzo Musumeci Greco

Allestimento del Teatro Regio di Parma
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza e Fondazione Teatro Comunale di Modena

Pubblicato in Recensioni | Lascia un commento

Intervista al soprano Maria Josè Siri

Intervista di Natalia Di Bartolo

Incontro la signora Maria José Siri in occasione del suo debutto al Teatro alla Scala nella Francesca da Rimini di Zandonai, in scena dal 15 aprile 2018 con sul podio il maestro Fabio Luisi.

Natalia Di Bartolo: Signora Siri, è un piacere incontrarci nuovamente dopo la nostra conoscenza a Vienna nel 2015. Lei sostituì all’ultimo minuto Martina Serafin nel ruolo di Tosca per un incidente in scena alla prima e cantò tutte le altre recite. Una gran bella Tosca, la sua, spettacolo che ebbi il piacere di recensire. Cosa ricorda di quella occasione che la portò a Vienna?
Maria José Siri: Mi è capitato un paio di volte, a Vienna, di dover fare una sostituzione; non è mai bello dover sostituire una collega, particolarmente questa volta in cui ho sostituito chi  si era rotta una gamba saltando giù da Castel Sant’Angelo. Ho avuto comunque l’opportunità di fare una recita particolare perché era in diretta TV e quindi vista da milioni di persone, e di cantare con un bravissimo collega, Roberto Alagna. Per quanto riguarda Vienna, è un teatro con cui ho un ottimo rapporto e ogni volta torno più che volentieri a cantare in Austria.

Natalia Di Bartolo: Io non l’avevo mai ascoltata prima dal vivo e la stimai fin da allora come una gran voce, dal timbro particolarmente scuro eppure capace di splendidi acuti e raffinatissimi filati; la paragonai in cuor mio ad una Fedora Barbieri soprano… Cosa ci dice della sua formazione artistica e tecnica?
Maria José Siri: L’insegnante che mi ha insegnato la tecnica, che si è accorta che non fossi un lirico leggero e che quindi mi ha stravolto positivamente la vita non è stata Raina Kabaivanska, come molti pensano, ma Ileana Cotrubas; quando studiavo con lei, abitava in Francia, adesso abita a Vienna. Per sue questioni di salute e di tempo, quindi, non studio più con lei e da un paio di anni mi appoggio alla signora Kabaivanska: con lei si tratta di una continuazione della tecnica e dell’interpretazione, perché è una tecnica con cui mi trovo bene, ma la grande insegnante della mia vita, quella che ha cambiato il percorso della mia carriera, è stata Ileana Cotrubas.
Mi sento molto spesso al telefono con entrambe e vedo occasionalmente la signora Kabaivanska; non la vedo spessissimo, non sono una di quelle cantanti che incontra l’insegnante molto spesso. Rispetto moltissimo chi lo fa, e penso che un cantante debba avere un punto di appoggio per un consiglio, perché quello che viene fuori non è mai quello che sentiamo: viviamo in un mondo che non ci appartiene, non vediamo l’apparato vocale, utilizziamo sensazioni fisiche. E dobbiamo avere anche tanta immaginazione per far sì che la tecnica faccia del nostro strumento tutto quello che gli chiediamo, ma in fin dei conti credo che sia molto salutare che noi stessi siamo i nostri professori. Anche se – ripeto – abbiamo anche bisogno di qualcuno all’esterno che ci dia un segnale di come stiano andando le cose.

Natalia Di Bartolo: Le piace la sua vocalità o le sarebbe piaciuto essere un soprano leggero, una coloratura o scendere ancora e toccare i gravi del mezzosoprano?
Maria José Siri: A me piace la mia vocalità. All’inizio ero un soprano leggero, e mi piaceva esser un soprano leggero; non ho avuto problemi ad accettare il mio strumento che sta maturando, e ogni volta posso dire che lo amo di più. All’inizio non lo trattavo tanto bene, perché non avevo la consapevolezza tecnica che ho adesso. Mi sono sempre accettata; lavoro sempre partendo dal principio che io ho lo strumento che ho e non lo posso cambiare, però so benissimo che tipo di suono cerco, so benissimo che tipo di voce e che tipo di canto mi piace e a tal fine mi applico molto e soprattutto non mi piace esser simile a nessuno. Non voglio esser “snob” o “diversa”, ma partendo dalla base dell’accettazione di quello che è la mia voce, cerco di ottenere un suono più onesto possibile, più sincero; e perseguo la continua ricerca della bellezza, sempre.

Natalia Di Bartolo: Chi preferisce cantare tra Puccini e Verdi?
Maria José Siri: Una domanda molto difficile, scegliere tra Puccini e Verdi.  Quando sto interpretando Puccini amo più Puccini, e lo stesso accade quando canto Verdi. Tutti e due questi autori hanno scritto ruoli davvero adatti alla mia voce e non credo nella classificazione di sola “voce verdiana”. Entrambi i compositori, affrontati nel loro stile, quando si ha la fortuna di avere un bravissimo direttore d’orchestra, sono due gioielli dell’opera italiana che non moriranno mai.

Natalia Di Bartolo: Le sue capacità vocali sono indiscusse, ma quali sono comunque i ruoli che trova più difficili, sia per una questione di voce che d’interpretazione? Quali ruoli sente, invece, a sé più vicini o comunque più sentiti nell’interpretazione e quale personaggio su tutti sente di più e ama di più cantare?
Maria José Siri: Anche questa domanda non è facile. Tutti i ruoli sono ardui, perché il mio non è un repertorio semplice. Quando ho studiato la mia prima Tosca pensavo che fosse il ruolo più difficile; poi per Suor Angelica ho penato l’impossibile perché non riuscivo a smettere di piangere e la mia sensibilità non mi permetteva di riuscire a finire l’aria “Senza mamma”, per non parlare del finale…Quindi ogni ruolo è molto difficile nel mio repertorio . Non so quale sia il più difficile da interpretare: sicuramente Francesca è molto complesso, bisogna studiare tanto, avere le idee molto chiare anche registicamente per disegnare un personaggio facile da capire da parte del pubblico. Nessun ruolo mi è particolarmente congeniale caratterialmente: per esempio, Tosca è troppo gelosa e io non lo sono; quanto a Norma, non arriverei mai minimamente al pensiero di uccidere i figli solo perché sono molto arrabbiata con il padre: dunque sono tutti ruoli che toccano sempre solo qualche fibra che è in me e da cui prendo spunto per sviluppare una sensibilità dentro al personaggio. In tutti i ruoli trovo qualcosa, ma non mi identifico in uno più che in un altro; diciamo che quelli che amo più cantare sono Norma e Maddalena in Andrea Chénier.

Natalia Di Bartolo: Adesso sta affrontando il ruolo del titolo nella Francesca da Rimini. È un ruolo che richiede anche grande presenza scenica. Le piace questo personaggio che per noi italiani è stato di Dante prima che di Zandonai? Cosa ne pensa?
Maria José Siri: Mi piace molto il personaggio di Francesca: è stata una grandissima sorpresa, mi sono innamorata di lei e penso che dovrebbe esser parte del grande repertorio. Forse non va cantata all’inizio della carriera perché bisogna avere un po’ d’esperienza per cantarla, ma sicuramente rimane uno di quei personaggi che insegnano a cantare, a stare in scena, insegnano l’economia della voce, l’energia fisica: è un ruolo meraviglioso.

Natalia Di Bartolo: Come cura la sua voce? Ha dei sistemi di esercizio fisico? L’abbiamo vista sui social immergersi in una piscina d’acqua bollente nella neve…
Maria José Siri: Riguardo alla mia voce faccio le cose più semplici del mondo: un’alimentazione corretta, cercare di riposare la voce, non parlare troppo al telefono nei giorni immediatamente precedenti alla prima, ma la vita va vissuta, senza fare follie; in particolare quella d’immergersi nell’acqua bollente perchè fuori fa molto freddo è un’arte antica che mi piace.

Natalia Di Bartolo: Sappiamo che ha una bella figlia adolescente: come concilia il lavoro con il suo ruolo di donna e di mamma?
Maria José Siri: Conciliare il lavoro con la maternità qualcosa che ho dovuto imparare sin dall’inizio, da quando sono diventata mamma, quindi fa parte della mia vita. Ho iniziato la mia carriera proprio quando è nata mia figlia; con gli anni il lavoro si è raddoppiato, triplicato, moltiplicato. Non è stato facile, ma sicuramente non sono stata la prima donna che ha dovuto gestire una carriera da sola con un figlio.

Natalia Di Bartolo: Lei è molto attiva sui social, ne abbiamo accennato. Trova questo mezzo di moderna comunicazione importante nella cura della sua immagine? Come gestisce il suo rapporto col pubblico e cosa pensa, in particolare, del pubblico italiano?
Maria José Siri: Sono attiva sui social perché da buona immigrante ho lasciato nell’altro continente molti amici e parenti e a volte non è possibile parlare al telefono o su Skype e rimanere sempre in contatto; quindi trovo i social una cosa utile per stare vicino alle persone. Riguardo al pubblico sono molto grata soprattutto a quello italiano perché è il paese in cui ho scelto di vivere, il paese che mi ha accolto dodici anni fa, anche dopo alcune vicissitudini della mia vita privata. Avrei potuto scegliere qualsiasi paese della Comunità Europea, ma ho scelto l’Italia, che mi ha dato moltissimo, compresi gli applausi del pubblico.

Natalia Di Bartolo: Quali sono i suoi programmi per il futuro?
Maria José Siri: Dopo Francesca canterò Don Carlo a Bologna, poi un concerto di arie verdiane al Théâtre des Champs Élisées a Parigi. Dopo inizierò la stagione successiva con Attila al Festival Verdi al Teatro Regio di Parma; quindi riprenderò il ruolo di Elisabetta che ho sostenuto a Valencia pochi mesi fa, e poi ancora Odabella, che ho cantato alcuni anni fa e che mi ha dato molte soddisfazioni.

Natalia Di Bartolo: Grazie signora Siri per la sua disponibilità e soprattutto per le emozioni che ci offre con la sua voce.

 Foto credits: Victor Santiago, Wilfried Hösl /Bayerische Staatsoper, Brescia e Amisano/Teatro alla Scala,  Rocco Casaluci/Teatro Comunale di Bologna.

Pubblicato in Interviste | 1 commento